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la Carne Fresca

 ...purtroppo fa parte della nostra abitudine  dare per scontate le altre culture...

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l'esperienza di un italiano in Brasile, specchiandosi nelle diversità più suggestive...

 

 

cronache di vagabondaggio interiore

 

 

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Ancora Avventura

 

Un anno pieno di ripresa, le sorprese no, l'anno vecchio gettalo nel cesso e via,
Quel che spero è abbracciarvi tutti un po'…

Ancora un anno. Ancora viaggiare. Pur in questo frangente complicato e sospettoso, che suscita cecità paure e chiusure, che ci fa urlare come bambini nella notte illuminata dai televisori, che ci fa inginocchiare di fronte alle benedizioni della farmacia. Grattare la superficie delle notizie per scorgere un verme che vive e mangia nonostante e girovago si gratta la pancia. Scoprire che sopravvivere è soprattutto vivere.

Viaggiare non è solo scappare. È passare indenni le feste, gli abbracci gli auguri, il freddo le giornate umide nebbiose, i vari sintomi di raffreddamento, isolamento, scoglionamento, le visite strane di Natale e Santo Stefano ultimo dell'anno e Befana, le presenze inaspettate di amici che scoprono di avere genitori positivi.
Un uomo nella vita è come un turista solitario perennemente in viaggio; deve avere sempre con sé la medicina giusta per potersela cavare; e lontano dalla sua patria, dalla sua casa, deve essere autosufficiente in ogni circostanza.

Viaggiare leggeri è una frazione del concetto di vivere leggeri, una terapia della vita. Se viaggiare leggeri è utile perché non hai un sacco di bagagli ingombranti da trascinarsi dietro, vivere leggeri è una cosa più estesa, filosoficamente completa, un equilibrio che si basa sull'esclusione di stress e contrattempi causati dall'ingombro di cose, oggetti, soprattutto impegni e casini e problematiche vanno a pesare sulla tua vita ma soprattutto sul pensiero, sul sentimento che provi durante la tua giornata, e che ti persegue come un'ombra latente. Ha a che vedere con la solitudine del pensare, col porsi costantemente la domanda "io cosa so" e poi sforzarsi a parlare solo di quello, perché tutto intorno è un complotto costante a farti parlare con le parole di altri, pensare con i pensieri di altri, vivere con la vita di altri...
Perché non c’è comunicazione che non sia parlare con sé stessi.


Ha a che vedere con la bellezza del vivere all'estero, certo, dove sei lontano dai tuoi crucci quotidiani, dall'elenco degli obblighi e delle pratiche burocratiche, dalle gabelle e dalle imposizioni che la struttura circostante t’impone, lottizzando lentamente ogni tuo istante, le giornate e le ore, lasciandoti quell'aura di scarsità di tempo e di libertà che finisce per spingere la tua fantasia verso spiagge solitarie, in pratica verso luoghi lontani sconosciuti, che ti danno sollievo, perché dentro di loro hanno un concetto che ti sfugge, sono scevri da quel dominio illiberale ormai diventato così abituale fino al punto da drogarti e libero di rovinarti la vita, cose che finiscono con farti pensare l'esistenza come qualcosa di pesante e sfigato, ecco perché poi tu sogni di evadere, di fuggire nell'isola deserta, nel mondo lontano, nel tuo panorama di sogno. Quando lo provi te ne rendi conto. Essere un mister nessuno in un nuovo mondo significa non avere nessuno che ti cerca, non aver nessun appuntamento nessun buzz sul telefonino che ti ricorda qualcosa che devi assolutamente fare, incontri, tasse, commercialisti, report, commissioni, obblighi e azioni rituali. Improvvisamente sei leggero, come lo è riprendersi bambino, mentre corri a perdifiato in bicicletta, o cammini per la strada guardandoti intorno e sentendoti un perfetto sconosciuto, qualcuno che dentro di sé diventa qualcuno soltanto se affogato nei sogni. Ricordare il mondo che attorno a te era ogni giorno un pianeta meraviglioso da scoprire.

Il viaggio all'interno di me stesso richiede solitudine. Nel silenzio vorrei da una vita parlare col me stesso che mi accompagna fin da quando ero piccolo. La vita sociale, cadenzata, alimentata da opzioni, possibilità e persone, con la sua agenda garbata di incontri e di doveri, di accettati obblighi conciliari me lo indirizza e stravolge, come l'amorevole bacio dell'anaconda. Cose belle, percarità, che ti spingono ad utilizzare al meglio quel che ti resta. Ma sono un clown disponibile con ascendente orso? Forse sono un neutrino che si sogna ione, e la noia del mio messaggio univoco martella cosciente questa piccola esistenza, costringendola a guardare dentro un abisso. E un abisso che ti osserva dal buio e vuole inghiottirti a volte è un impiccio perché l'ispirazione viene dopo un po' di preparazione, improvvisa e quando meno te l'aspetti. Non è come una macchinetta del caffè che tu la metti sul fuoco, accendi, e aspetti cinque minuti...  È tutta un'armonia, un valzer, una combinazione di eventi, un plateau, un'occasione, un ricordo, una rimembranza, che all'interno di una solitudine lentamente scava e delimita, sottrae e sposta, fino a ricordarsi, fino a ritrovare il pizzico di sensazione che ti porta sulla cosa che ricordi essere la tua sfida personale, il portale che ricordi di dover attraversare. Fino a farti dire Aahh...! E quindi se è già tanto difficile farlo da solo, perché la mente è distratta da 1000 cose, da 1000 monate, 1000 ricordi, 1000 desideri di impegnare il tempo e le tue immagini in tutt'altro, perché gli stimoli il piacere della vita e delle cose che conosci sono un bagaglio immenso, allora immagina quanto sia difficile se in mezzo a questi momenti c'è anche il piolo inatteso di estranei, che con silenziose e rumorose attese bloccano il tuo viaggio solitario nel tempo immobile, frizzano al presente il tuo essere altrove, incrinando il ghiaccio della preparazione. Quando nella comunicazione diventi l’altro, per me è come il lavoro della vita. A volte con le persone invece ti aiuti ad avvicinarti al ricordo che era sopito dentro di te e che nell’andare hai scoperto più che evocato. Sono incontri casuali, nuove avventure, cose non preparate. Con la routine però sei sommerso da tutto un martellare di congetture e vecchi equilibri da devolvere, deferenza e riti da pagare, vecchie pretese e vecchie ferite da rimettere a posto.


Quindi è il silenzio il gran concerto. Devi ricordarti di essere pronto.


Ogni incontro è una curva, ogni persona un cambio cavallo, ogni voce un gioco a ping-pong. Inzuppato di echi e sorrisi e sfide e pesi è l'universo che porto nello zaino.


Ma c'è sempre una prossima sfida, che accetti perché non hai mai timore dell'ultima avventura.

 
Lo scopo della vita è scoprire lo scopo. Il destino della vita è arrendersi al destino. Io vado all'incontro con me stesso.

 

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