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la Carne Fresca

 ...purtroppo fa parte della nostra abitudine  dare per scontate le altre culture...

qui la descrizione

l'esperienza di un italiano in Brasile, specchiandosi nelle diversità più suggestive...

 

 

cronache di vagabondaggio interiore

 

 

accettare il suono

 

 

    A ognuno di noi viene data una posizione, un suono.

 

Uno è una cosa è uno è un'altra, e ovviamente la nostra società ha creato degli schemi per i quali è più bello essere un cavallo bianco e molto meno un maialino nero.
Non possiamo dirci colpevoli di questo e non siamo responsabili perché non abbiamo scelto noi. Ma possiamo capirlo.
Perché è proprio attraverso questa posizione e queste caratteristiche, che sono anche dei difetti e delle possibilità, che ci si aprono le porte dell'avventura nel mondo.
E' la sfida alla quale tutti noi siamo chiamati per diventare compiutamente noi stessi.
Può non essere bello essere presuntuosi o permalosi ma magari questi sono dei mezzi, dei ponti attraverso i quali noi raggiungiamo delle posizioni che altrimenti non avremo raggiunto. E soprattutto sono delle posizioni che hanno a che vedere con la nostra unicità e anche con il nostro destino. Spetta a noi e a noi soli, perché nessun altro lo potrebbe fare. Gli altri probabilmente sono impegnati ad affrontare le chiamate a loro destinate, e magari a capirci qualcosa, a tentare di liberarsene perché sono troppo onerose o troppo fori moda o non danno il lustro o il riconoscimento sociale che ci hanno abituati a considerare come unico metro di decisione. La nostra base di partenza viene molto da lontano, tant'è vero che la si può trovare già nell'infanzia, e ci accompagnerà sempre.
Vediamola pure come provocazione, come concime.
Questo è interessante perché cambia sostanzialmente l'idea che solamente i pregi e le virtù siano vere cose utili.
E ci riporta a un passo interessantissimo dei vangeli che dice che non dovremo preoccuparci per domani perché l'oggi ci da quello che è sufficiente.
Qualcuno potrebbe prenderla male e dire ma allora non dobbiamo preoccuparci di nulla e fregarcene e lasciare che tutto succeda, senza che questo ci debba importare assolutamente.
Accettare è diverso da accettare passivamente, ma ha più a che vedere con il farsene una ragione.
ma soprattutto con trovare una chiave di lettura.

 

ago 012

 

 

 

equilibr

 

Non sempre le persone sono equilibrate come sembrano dall’aspetto. In realtà quasi mai. Siamo tutti quello che ci è capitato ad un certo punto della nostra crescita e che ci ha marcato. Magari a 16 anni. Ecco, siamo e ci sentiamo e ci consideriamo nei momenti intimi, critici o drammatici, come quel bambino. E non è un errore. A causa di questi traumi o marchi roventi inseguiamo qualcosa per tutta una vita, costringendoci a produrre compensazioni per noi rappacificanti. Cose che per altri non hanno alcun senso, per noi rappresentano punti irrinunciabili. Con questa foga raggiungiamo vette nel nostro comportamento che producono effetti inimmaginabili da altri. E’ il nostro contributo, è il modo in cui la natura ci suggerisce la pace visuale. Non esiste errore, solo compensazione, diretta verso una meta accettabile. 

Vista così la vita non è meno dura, forse solo meno drammatica.

 

 may 012

 

 

 

 

Siamo cellule che si incontrano e contagiano nel mondo, liberando informazioni e innescando cariche, intercettate e sospinte da accadimenti vagamente opportuni. A nulla serve impedire con la volontà o l'egoismo tale interscambio apparentemente casuale. Equivarrebbe ad essere cellule inutili per l'organismo storico  dell'umanità.

 

 

 

educazione

Dimentichiamo che ogni pianta necessita di terreno adatto, qualcuna non tollera i terreni calcarei, il troppo sole, i climi freddi. Altre piante, particolarmente delicate, esigono innaffiature dal basso, direttamente sulla radice. Invece noi gettiamo acqua su tutto, sorprendendoci che alcuna pianta non cresca, o addirittura muoia.

Interrogativi, impreparazione, vuoto.

Spallucce.

Passiamo a un'altra pianta, col nostro innaffiatoio pieno di amore incondizionato, standard e superficiale.

 

 

 

Viviamo in isole ideologiche. Momenti cinematografici in cui ti costringi a credere di essere l'attore principale, e tutto il resto del mondo rotola intorno separato da un diaframma non importante, afono, distante. La settimana con l'amante, la trasferta all'estero. Una speranza rubata, una illusione, la verità ricacciata lontano. Momenti irreali, verità repressa. O forse la realtà sono proprio quei piccoli momenti nei quali vivi con te stesso e i tuoi piccoli sogni infantili, senza doveri, responsabilità, logica.

 

 

 

Tokai

 

La soddisfazione ha a che vedere con la gratificazione di uno o più sensi. La felicità essendo la loro estasi. Mangiare al Tokai di Salvador. Non esiste solo l'egoismo becero. C'è anche un perbenismo fossile, che si interessa delle proprie visioni e non è disposto a perder tempo con l'assunzione interminabile di dati. Nulla di doloso, qualsiasi tribunale dell'umanitá lo assolverebbe con formula piena perchè il reato non sussiste. Eppure è il responsabile delle barriere che ci separano. Barriere del gusto e delle scelte, che ci conducono a escludere comportamenti e situazioni differenti, cioè difficili da gestire, fastidiosi. Anche qui vale la legge della termodinamica che parla di entropia. La conservazione dell'energia non costa sforzi. Ogni modifica consuma, stanca. Ci reputiamo il centro del nostro universo, noi terzomondisti un gradino più in alto degli altri diseredati, o noi europei istruiti e che abbiamo sacrificato energia e anni per la costruzione di un futuro di tranquillità economica e di soddisfazione intellettuale che ci scivola tra le dita a ogni telegiornale. Reputiamo le nostre scelte migliori di quelle altrui, le nostre opinioni più giuste. Eppure gli altri, ogni altro essere e soprattutto quelli lontani da noi continuano a vivere e avere opinioni differenti, a fare scelte diverse, a riempire le strade con colori sgradevoli e insozzare l'etere con suoni maleducati. E questo beffardo procedere è il bello della vita, che produce immagini e suoni e colori grazie alle sfumature create dalle differenze di energia, dai contrasti sonori, dai conflitti di luce. Nulla cresce per monopolio ideologico, il predominio culturale appiattisce. Quindi a nulla conduce considerare e proteggere il proprio punto di arrivo come se fosse un bene prezioso.

 

 

 

L’artista non dipinge ciò che vede, ma ciò che pensa di vedere, diceva Picasso. Quindi vale lo stesso per lo scrittore? Il soggetto di uno scatto immagina un se stesso diverso, spera in una redenzione, in una realtà sospesa. Ricordarlo può aiutare a capire che anche le persone comuni, spesso, vedono ciò che credono di vedere e pensano ciò che sono spinti a vedere. Dalla speranza e dalla rabbia, dalla presunzione, da forze comunque esterne.

E' bello e pericoloso sapere che il mondo esiste al di là della nostra attenzione. Una sfida entusiasmante, un peso insopportabile.

 

 

 

Pensiero mancino

 

Udibile.

Suona con note brevi la tua sensazione di grandezza, con un fischio, un tamburellare in punta di dita, nel pentagramma della tristezza. Ma suonala con note brevi perché rimangano fra i denti della rabbia, nella pausa tra battere e levare, desiderio e amare. Imprimi gli istanti. Per sonorizzare con chiarezza, non sono le note che devono essere forti.

Ritma leggero la tua nuova sensazione.
Sul tavolo, sul bicchiere, in testa, nel pentagramma della tristezza.
Fischia sommesso per stare fra i denti dell'immaginazione, nella pausa
Fra il levare e il battere di sciocchezza e desiderio, amore e rabbia.
Imprimi gli istanti.
Per ascoltare chiaramente
Non è la musica che deve
Esser forte.

 

 

Buio - Basta analisi cosmologiche. Se io fossi ossessionato dalla ricerca avrei domandato al mio buio dimmi, qual e' la verita', la direzione, il mio destino. Ma ho capito che lui non fiata, quindi ti tocca inchinarti al fatto che ti risponde a tratti la vita, a mozziconi e morsi gettati nel cammino e nen sempre in vista. Se il tempo fosse facile sarebbe rapido, invece non e' nemmeno sincero perche' scorre rapido quando non serve e interminabile nei drammi. Cecita' e sogno si alternano alla guida della ragione.

 

Strappi e compendii, vi evito il disturbo. Centellinavo, ora inondo, non posso farne a meno. E’ che sono a districarmi fra le mie varie anime, mettendo in ordine vite che si sentivano altrove, riallacciando bandoli e voragini, tirando di dosso giacche stagionali.

Sei il vero te stesso quando non riesci più a farne a meno.   

(6 gen 011)

 

Le immagini lasciano ombre sulla tua retina. Similmente le azioni, gli accadimenti, i pensieri lasciano strascichi, vividi ricordi, qualcosa che ti pare reale, che riporta al precedente, che influenza, distoglie, varia, bara.

Non c’è verso, ho capito. Non posso fare tutto contemporaneamente. Se voglio concentrarmi a trattenere il nastro, riordinare le mie idee e gestirne le deambulazioni descrittive, seguirle fino ai luoghi dove andranno a parare, devo sospendere tutto il resto, gli altri interessi e impegni, per il tempo che serve.

Come una vecchia attrice, i miei momenti sono ingombri di ricordi. Un tempo l’attenzione schermava come un fioretto, cogliendo flebili sospiri interiori prima che fossero nati, virgulti dei sospiri in fiore. Ora posso sforzarmi di mantenere in forma qualche muscolo con la forza dell’orgoglio, ma  inevitabilmente inzacchero la strada di memorie e fotografie. Non prendiamoci in giro, non ho più il guizzo. La disciplina serve proprio adesso, a separarmi dalla caduca colla di Maya, per ricordare che mi avvicino al grande Uguale. Dove conta il coraggio di ricordarsi infine bambini.

 

Teoria della condizione preminente. Per l’eternità

 

E’ così che mi immagino il paradiso. Una condizione di percezione alta, lievemente euforica, capace di intendere le cose al contatto psichico, vagando nudo fra le mie cose, nel mio ambiente zeppo di suggestioni, libri, immagini, memorie attive, rimandi a cose elettrizzanti che ho da fare, pieno di un futuro creativo inestinguibile di godimento intellettuale, determinato dai sentimenti predominanti, affetti e, mi preoccupo, rodimenti, per cui so che in vita devo scegliere cosa portarmi dietro, per non trovarmi ingombro di veleni universali eterni. Quando mi penso alla temperatura, il mio paradiso è perennemente sopra i 30 gradi, 32 è ottimo, non percepisci la pelle e non necessiti di maglietta della salute, non ci sono correnti d’aria a farti pesare muscoli e nervi, ma poi ricordi che l’età è una suggestione, il nastro è spezzato, sottratta l’angoscia di giustizia e liceità dal suo alveo storico e dalla morale geografica. Gran cosa avere un appartamento proprio, in paradiso, non sei obbligato a sorridere alle altre entità che fluttuano inviandoti suggestioni alle quali ti senti obbligato a rispondere per prono costume. Alla fine il paradiso è come in terra. Dopo una serata con amici veri, un po’ di rosato fresco e leggero, una serata d’estate senza pretese, a parlare di qualcosa che, ai privilegiati del mondo, assicura l’esclusione dalla fame dei mediocri.

 

 

Costo di vite umane irrilevante. Martiri dello scopo neutrino.

 

Selezione degli angeli. Una macerazione cosmica e umana che attraversa campi di guerra e speranze, utilizzando alternativamente aggressività ed empatia.

 

 

 

vista preesistente

    il mio buio     ponte sospeso     memoria dei sogni

nominare non è invano    terra in vista     invasioni e urla   

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