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la Carne Fresca

 ...purtroppo fa parte della nostra abitudine  dare per scontate le altre culture...

qui la descrizione

l'esperienza di un italiano in Brasile, specchiandosi nelle diversità più suggestive...

 

 

cronache di vagabondaggio interiore

 

 

 

 

atomi

 

    tutti gli atomi di

 questo universo

viaggiano in cerca di un punto di equilibrio. Hanno già un senso intrinseco, pur non avendone coscienza, e quindi ansiosi cercano come aggregarsi per creare qualcosa. All'inizio in maniera informe ed agitata, lentamente dopo sofferenze e drammi e problemi imparando un po' di saggezza, riescono a trovare un equilibrio tranquillo e costruttivo, forse il loro percorso.

    Ecco, tutti coloro che hanno avuto già questo passaggio vorrebbero lasciare un messaggio. Certo non possono insegnare, certo non possono dirsi migliori né segnare la linea di coloro che verranno, ma come da sempre succede, ciò che è stato racconta di sé solamente perché colui che legge ci si specchi, perché se vuole, se ha tempo o ingegno o curiosità, si domandi che cosa di simile succede a se stessi, poiché nulla accade per caso, poiché nulla è completamente nuovo ma tutto si ripete.

    Forse questo può essere fatto, per lasciare menzione della propria storia, lasciando i dati e ricordi di ciò che si è vissuto, pensato e percorso, un messaggio e una storia da leggere per coloro che vengono, le persone con cui c'è affinità, ma anche tutto il genere umano, perché sicuramente succederà che in un futuro qualcuno prenderà in mano queste parole, leggerà e qualcosa in lui succederà.

    È una questione di probabilità, perché anche questo ha a che fare con la fisica, con le probabilità, con le necessità, con la storia, col genere umano, con le generazioni, con il destino, con l'infinito ripetersi delle molecole che nella vastità dell'universo si annusano cercando un punto di equilibrio.


 

june 018

 

 

e

 alla fine tutto porta esattamente a questo punto: non potevo vivere una sola vita, non un matrimonio solo, non solamente un lavoro. Non ho seguito un solo gruppo di amici.  Un salto qui, una condivisione, attraversare ed essere attraversato dal sentimento più determinante, poi saltare fuori. Non mi sono mai soffermato a concludere una cosa particolare per non impegnare troppo tempo e rimanerne imbrigliato. Guardo e pesco e metto le mani a fondo in tante, interminabili cose. Troppe per concludere dal punto di vista sociale, ma non abbastanza per avere una percezione globale, sempre più ampia, statisticamente più vicina al reale. Il dubbio sulla sua liceità traspare nel troppi momenti in cui dimentico l'obiettivo, lo scopo, il suono che vibra. E' come dover dare una risposta, ricordare di giocare poco, e quel poco non per se stessi, non per l'involucro. O almeno non solo. E quel solo che non sia fine a se stesso, perché rappresenta il pretesto, la molla caricata per spingere avanti. A volte riconosco l'inseguimento, l'alito che si posa ora qui, ora lì, impedendomi persino di essere fedele a quell'impegno che all'inizio era così forte, così emozionante e drammatico. Il problema è quindi quando le cose che faccio diventano la pelle della persona che sono. Quando c'è, mi dimentico che tutto questo ha uno scopo, e così inizio ad agire e a cogliere con l'intelletto e i sensi la linfa del piacere delle singole azioni. No, io non faccio le cose perché mi piacciono, non faccio le cose per una soddisfazione personale, s lo dico è per scartare il trabocchetto dell'impegno. La soddisfazione è come un'esca, stimolo necessario generato dal corpo nella storia dell'umanità per poterti sospingere una decisione necessaria al compimento di un preordinato progetto. Quando riesco ad astrarmi dal me che si ostina a ricadere nel panorama e crede di viverci, lo capisco. Purtroppo questi momenti sono rarissimi, ma non crucciamoci, tutto coincide. Anche se solo in sparuti istanti riusciamo a dare il la a tutta l'esistenza, a capirla, a comprenderla e giustificarla. Questi momenti ci rendiamo conto di non doverci dispiacere se non abbiamo portato a termine degli impegni, o concluso qualcosa di riconoscibile. Qualcuno dice che non avrebbe mai scelto di fare una vita come la mia. Probabilmente vivono in maniera molto completa le ambizioni dei sogni personali, mentre io rivesto di ambizioni e sogni personali di qualcosa che in realtà ha la consistenza forse di una direzione molecolare non cercata, la accettazione di una unicità che non riesce ad essere offuscata dalla volontà, di un tono di fondo, un destino latente più ricorrente, ciclico, costante, assiduo che in altri.


 

apr 020

 

 

 

identità:

Sono io colui che pensa, quando penso a qualcosa?

Quando penso a me stesso e mi guardo intorno, quando mi faccio le domande sulla mia vita, oppure spensieratamente per abitudine analizzo e medito sulle cose da fare, le cose che mi piacciono, i progetti e le aspettative, sono io stesso, la mia identità autonoma, la mia singolarità universale, la mia indiscutibile capacità creativa che mettono in moto tutto questo, o sono come l'aria che mi circonda, l'acqua che scende dai fiumi abitudinaria, parte di un tutt'uno inscindibile e indifferenziato? Esattamente: è il mio corpo che ragiona nella mia mente a produrre pensieri reattivi, che risponde alle sollecitazioni elettriche degli accadimenti e reagisce a dei suggerimenti attorno a me, o c'è qualcosa che posso chiamare individualità, coscienza in questo? Direi non sempre. Non sempre c’è la coscienza, è il famoso adagio dei dormienti, non sempre siamo svegli. In che percentuale lo siamo? Svegli siamo molte poche volte, ci sorprenderebbe constatare quanto raramente siamo una scintilla che scocca, come l'illuminazione, e quanto invece per il resto, quasi la totalità del tempo, siamo semplicemente ruota che procede, masso che rotola giù nel piano inclinato dell'esistenza.

 

 

mar 020

 

 

membrana

Assalito da un attimo di tristezza o da una patina di angoscia, mi circondo di coscienza esistenziale e mi proteggo con lo scudo del ricordo del destino che ho scoperto lentamente scivolare tra le dita delle mie giornate normali. Una protezione utile. Seppur fragile. Perché il mondo è ancora lì intorno che mi contiene, e il mio equilibrio su di esso poggia. Quando mi accorgo che non è sufficiente, rapido mi salvo entrando direttamente nella identità del mio buio, e ogni dubbio svanisce. La protezione è fuor di ogni dubbio possibile. Invincibile e certo.

 


Dormire rapido


Abbandonarsi e sprofondare dentro il pozzo all'interno del proprio stomaco. Oppure dentro il vuoto che c'è all'interno della nostra testa e dei nostri pensieri. Un altro metodo è cominciare a ripercorrere le azioni e i pensieri della giornata, e perdersi in essi esplorando le infinite possibilità dei frattali possibili, come una prosecuzione della vita reale. Altro metodo, dirigere la propria attenzione al corpo e sentire tutti muscoli che si abbandonano e cadono perdendo consistenza verso terra.
 

 


rem tene
verba sequentur


È come Ode to Joy di Mozart. Quella suonata in una piazza nella quale comincia un contrabbasso seguito da un oboe e poi via via arrivano tutti musicisti che si uniscono al concerto nella piazza, mentre tutte le persone si sorprendono e si meravigliano e si avvicinano. Nella vita accadono cose simili, almeno quelle creative, alle le quali viene chiesto di partecipare. Chi si aggiunge al meraviglioso evento può farlo seguendo le regole dettate dalla musica, può seguire lo spartito, il tempo in armonia con gli altri, ma esistono coloro che sul medesimo pattern possono intervenire improvvisando, fondendosi con lo stesso spirito. Immagino che se io inserissi con il sassofono anche soltanto con la voce, conoscendo riconoscendo le note il ritmo e l'andamento della melodia, potrà improvvisare senza uscirne, dando per un contributo essenziale e unico che rimarrebbe nella storia dell'universo, nell'aria viaggiando con imprinting sonoro per l'eternità nello spazio. Non è detto che tutti debbano assolutamente seguire le note scritte. Quello del suggerimento, la base del testo. Se uno conosce la materia, le parole il contributo vengono da soli, perché l'esistenza è tutta un'armonia già di per se stessa. È capire la possibilità e la meraviglia del proprio contributo unico Nicola ci ricorda quanto siamo diversi e indispensabili singolarmente, quanto il nostro contributo sia importante irripetibile per la realtà. Senza il nostro contributo, l'esistenza del Tutto sarebbe completamente diversa.


Armonia e Coraggio

La differenza fra essere dormienti e i rari momenti di veglia non è semplicemente una questione di fortuna o di opportunità, di primeggiare o di essere migliori. Quando noi stiamo seguendo le norme, anche assenti, non facciamo altro che ripetere i meccanismi dell'abitudine, per montare dentro di noi la preparazione. Esiste il momento in cui dovremmo esprimere ciò che siamo. Il fiume non può fermarsi, l'acqua arrivata alcuni della cascata non può esimersi dal gettarsi. Il calore delle fiamme l'energia del sole non possono ritrarsi, ma devono esplodere, lanciarsi nell'universo. La caratteristiche intrinseche sono so che determinano quale e il nostro comportamento atteso, nel momento del bisogno. Tutto ciò che facciamo di banale normale e naturale nella nostra esistenza è preparatoria a questi momenti, i momenti in cui ci è richiesto di esprimere ciò che il nostro destino. Farlo è il compimento di una missione intrinseca, non grande, non storica o stoica, anche se per l'uomo a volte è richiesto coraggio. La scintilla di comprensione e consapevolezza interiore.
Sì, perché i meccanismi sociali, le organizzazioni soprattutto tentano di plasmare, di plagiare quella capacità, suggerendo essi stessi quale sia la migliore forma di comportamento. Chiese, partiti, ideologie, gruppi sociali, sette e confraternite spingono affinché le persone nel momento del bisogno si comportino come esse desiderano, e non come sarebbe insito e atteso naturalmente nel DNA del loro destino. Spingere, educare plasmare gli esseri umani a fare ciò che è giusto, dovrebbe farci ragionare sul significato di "ciò che è giusto". Giusto per chi? Per l'economia del sistema, naturalmente. E quale sistema? Il sistema sociale attuale, quello che relata al potere di riferimento?
O piuttosto all'economia cosmica. Come diceva Aldo Moro, “prima la persona”. Sono d'accordo, non afferendo alle scorciatoie dell'egoismo, ma al patrimonio preesistente all'organizzazione sociale. Nel senso che all'interno della persona esistono pulsioni di equilibri che, una volta capiti, compresi ed armonizzati, portano inevitabilmente alla scelta corretta, che non è altro che l'accettazione del proprio destino. Come quando si suona un assolo nel jazz, capendo e insinuandosi come onde del mare tra tutte le gocce d'acqua musicale che ci circondano, ritmo, tonalità, standard. Ogni potere sociale, nella storia, dimostra la sua abilità a pianificare alla lontana, insinuando, suggerendo e plasmando attraverso i suoi strumenti. La televisione, l'educazione, la retorica, la manipolazione linguistica. Oggi anche i social sono strumenti di consenso, per pilotare. Ma lo è anche l'arte, la letteratura e il cinema, quando vengono monopolizzati da forze che la dirigono e la indirizzano per i propri ideali e scopi. Tutti hanno imparato. Se torniamo all'inizio dei tempi, dobbiamo ricordare che la più antica delle organizzazioni sociali e mentali nata per aiutare l'individuo, la religione, ovvero tutte le religioni, prima di diventare strumenti di potere e controllo nacquero per ovviare con semplici messaggi e immagini alla carenza di cultura individui. Il loro messaggio organizzato era diffuso all'interno delle culture di riferimento ma era inteso inizialmente per salvare, nella fattispecie per liberare gli esseri umani della schiavitù.

 
Il mio paradosso migliore:


Dio vuole che tu sia libero da ogni schiavitù, al limite anche da quella di Dio stesso.
 

 

apr 020

 

 

 

 

 

 

 

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