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La guerra  di Rio...

 

 

 

 

PARAISO DO PECADO

Barkus usa la storia di un italiano che vuole integrarsi con la vita di Rio de Janeiro, per presentare una città che sfugge ai luoghi comuni del panorama turistico, spiegando attraverso vicende eccessive la differenza di intendere responsabilità e approccio alle priorità che, per far parte della nostra abitudine quotidiana, diamo per scontate anche in altre culture.

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Un romanzo scritto con un nick name, che narra dell'esperienza di un imprenditore del Nordest italiano che scappa in Brasile, alla ricerca della ritrovata gioventù, della libertà dalle restrizioni burocratiche e dalle irregimentazioni sessuali. Uno sguardo sulla vita delle favelas, dove il protagonista conosce trafficanti e prostituti, soldati e poliziotti corrotti, dame della droga e avvocati drogati.

Un mondo ambivalente, in cui perfino la solarità di un sorriso può nascondere la più terribile delle insidie...

 

 

 

 

 

 

 

 

cronache di vagabondaggio interiore

 

il piacevole sonno dell'ovvio

 

  La fase iniziale dell'esistenza ci vede sentimentali, ma non ancora avvezzi alla complessità. Il che non significa che la realtà non sia in fondo semplice, solo che ha una tendenza irriducibile alla banalizzazione, riducendo gli eventi in classi come un linguaggio. 

Per capirlo occorre allontanarsi dall’ovvio, dall’evidente, dall’abitudinario, dallo scivolare nelle emozioni forti che ti prendono e ti infuocano in gioventù.

Esistono modi di comunicare lenti e dettagliati, ampli e profondi, pratici e spicci. La riduzione in fase di apprendimento appiattisce la futura capacità di orientarsi. Sarebbe più utile in fase di archiviazione, raggruppamento e memorizzazione, in modo da poterla riproporre con la intatta praticità del simbolo. 

Una visione superficiale aiuta a fare più strada, senza vedere molto; di per sé lascia intatta l' illusione dell'oggetto sotteso, come osservare una cartella di "collegamento" ricorda il file cui sottende, ma non è quello. La "mappa" non è mai il "territorio", anche se induce il nostro pensiero  alla identità per convenzione.

Il pericolo inconsapevole della semplificazione è quello di disperdersi nel banale, oscura laguna che si apre al mare fatale dell'ignoranza . Come un ologramma di patti ed  emozioni collettive, la dea Maja si traveste da Vero.

E alimenta l'Orco.

 

 

15 novembre 2011

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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