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La guerra  di Rio...

 

 

 

 

PARAISO DO PECADO

Barkus usa la storia di un italiano che vuole integrarsi con la vita di Rio de Janeiro, per presentare una città che sfugge ai luoghi comuni del panorama turistico, spiegando attraverso vicende eccessive la differenza di intendere responsabilità e approccio alle priorità che, per far parte della nostra abitudine quotidiana, diamo per scontate anche in altre culture.

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Un romanzo scritto con un nick name, che narra dell'esperienza di un imprenditore del Nordest italiano che scappa in Brasile, alla ricerca della ritrovata gioventù, della libertà dalle restrizioni burocratiche e dalle irregimentazioni sessuali. Uno sguardo sulla vita delle favelas, dove il protagonista conosce trafficanti e prostituti, soldati e poliziotti corrotti, dame della droga e avvocati drogati.

Un mondo ambivalente, in cui perfino la solarità di un sorriso può nascondere la più terribile delle insidie...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

cronache di vagabondaggio interiore

 

 

Ne u t r i n o   e l o q u e n t e

 

L'informazione essenziale sembra essere "Andando", rassicurante e incolpevole come uno specchio modesto. 

Il mio buio è un silenzio eloquente, inattaccabile alle esperienze. L’essere senza l’angoscia del divenire. Una serena presenza avvolta nel vuoto spirituale.

E’ una sensazione così precisa che non ha bisogno di essere ardita, così presente che non dev'essere cercata, così vera che non ha bisogno di essere reale.

 

max - 7 sept 011

 

 

 

Trasformazione inevitabile

Il cammino ti spinge verso territori che irrimediabilmente ti trasformano.

E ti senti cambiato, schiavo del percorso, ospite nel piatto altrui come un cibo che, una volta cucinato, non può tornare indietro.

Di soffio in soffio come brezza, vagabondo o polline, microbo o neutrino incolpevole, destinato ad apprendere, scambiare, rischiare, mutare.

Sempre meglio che rimanere nascosto in casa, linea senza itinerario.

 

20 oct 011


 

Cosa ci prospetta il futuro? La carezza trasparente di un'autorità mondiale, la crudezza onirica dello stato di polizia, unica forma di controllo delle aberrazioni comportamentali di una società che si è abituata a non aver peccati, a non voler norme, a pretendere che le colpe siano sempre dell'altro. Irrispettose e impunite, le masse pretendono si sfogarsi per diritto individuale.

Attenzione: la violenza repressiva non è semplicemente di destra, ma storicamente anche di sinistra. I paesi di sinistra hanno forze di polizia che reprimono i disordinati. Il Brasile stesso ha gli squadroni della morte che fan piazza pulita di mindingos e meninos senza dimora, facendoli scomparire. Quindi cos’altro ci differenzia da loro?

Da noi impera la retorica di fazione, quella che pretende di convincere della bontà propria e della illegittimità altrui, in un mondo in cui il potere è ormai diventato luogo dell’esercizio della propria supremazia, privilegio di oligarchia che usa le fraseologie solo per ghermire e mantenere i voti necessari, per movimentare immagini da additare come sintomi a generazione spontanea.

La retorica è l’alimento per le masse. Per il popolino che ha bisogno che le cose gli vengano dette nella piazza, perché non ha i mezzi o l’abito di andare a scoprirle in loco di persona, e si bea della delega, della fiducia tributata allo schieramento nel quale si identifica e dal quale si fa illuminare, cullare e aizzare.

Pesadelo cosmico

Viaggio nella velocità infinitesima, come uno sguardo nella densità delle ere, faraglione che si scontra nel nulla contro nulla come fetta di un quarto universale, spazio dell'immobile pressante.

 

 

Basta analisi cosmologiche! Se io fossi ossessionato dalla ricerca avrei domandato al mio buio : Dimmi, qual e' la verità, la direzione, il mio destino? Ma ho capito che lui non fiata, quindi tocca inchinarsi al fatto che ti risponde a tratti la vita, a mozziconi e morsi gettati nel cammino e nen sempre in vista. Se il tempo fosse facile sarebbe rapido, invece non e' nemmeno sincero perché scorre rapido quando non serve e interminabile nei drammi. Cecità e sogno si alternano alla guida della ragione.

 

 

"Alcune rare persone, nel corso della storia dell'umanità, si trovano a rasentare con la coscienza ciò che nella termodinamica potremmo chiamare lo zero assoluto, uno stato teorico che si caratterizza fra l'altro come uno stato di perfetto ordine atomico. Questo non implica un ordine della coscienza, quanto una sua intrinseca propensione all'essere esente dalle influenze dell'illusione. Costoro beneficiano del privilegio o dello stigma di una libertà spirituale cosciente, tanto più pericolosa per le caste gerarchiche religiose e di potere in quanto assolutamente irrinunciabile, incorruttibile ed endemica. Visione chiara della direzione, per quanto non della meta, curiosità ossessiva per i meccanismi della realtà e le sue rappresentazioni negli umani accadimenti. Impossibile barattare tale totale testimonianza con la libertà, la ricchezza o la vita: semplicemente questi fortuiti sventurati sono incapaci di desistere dalla propria testimonianza."

 

 

 

 

 

 

 

Le immagini gettano ombre sulla tua retina.

Similmente le azioni, gli accadimenti, i pensieri lasciano strascichi, vividi ricordi, qualcosa che ti pare reale, che riporta al precedente, che influenza, distoglie, varia, bara.

 

 

Come una vecchia attrice, i miei momenti sono ingombri di ricordi. Un tempo l’attenzione schermava come un fioretto, cogliendo flebili sospiri interiori prima che fossero nati, virgulti dei sospiri in fiore.

Ora posso sforzarmi di mantenere in forma qualche muscolo con la forza dell’orgoglio, ma  inevitabilmente inzacchero la strada di memorie e fotografie.

Non prendiamoci in giro, non ho più il guizzo. La disciplina serve proprio adesso, a separarmi dalla caduca colla di Maya, per ricordare che mi avvicino al grande Uguale. Dove conta il coraggio di ricordarsi infine bambini.

 

 

 

 

Ognuno di noi può apparire tranquillo, ma arriva sempre il momento della migrazione.

Questa attività approda come una sferzata nel porto  delle abitudini, nella posa ammorbidita delle giornate cullate dalla brezza dell'attesa.

Lasciare un luogo richiede agitazione, involve il check-up di tutte le memorie, la messa a punto dell'identità, lo scossone della coscienza sopita, la copia dei dati sensibili della personalità in un hard disc che non te li faccia tenere sotto mano.

Perché viaggiare a lungo, mutare latitudine, coinvolge umori e ombre. 

 

 

 

 

 

 

 

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