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La guerra  di Rio...

 

 

 

 

PARAISO DO PECADO

Barkus usa la storia di un italiano che vuole integrarsi con la vita di Rio de Janeiro, per presentare una città che sfugge ai luoghi comuni del panorama turistico, spiegando attraverso vicende eccessive la differenza di intendere responsabilità e approccio alle priorità che, per far parte della nostra abitudine quotidiana, diamo per scontate anche in altre culture.

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Un romanzo scritto con un nick name, che narra dell'esperienza di un imprenditore del Nordest italiano che scappa in Brasile, alla ricerca della ritrovata gioventù, della libertà dalle restrizioni burocratiche e dalle irregimentazioni sessuali. Uno sguardo sulla vita delle favelas, dove il protagonista conosce trafficanti e prostituti, soldati e poliziotti corrotti, dame della droga e avvocati drogati.

Un mondo ambivalente, in cui perfino la solarità di un sorriso può nascondere la più terribile delle insidie...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

cronache di vagabondaggio interiore

 

 

p o n t e    s o s p e s o

 

 

  A volte si decide improvvisamente che non si vuole aver più nulla a che fare con la sorte di una persona, si osserva il suo scivolare nel baratro da una posizione sicura, senza voler fare nulla per sporgersi. Una soluzione tranquilla, non coinvolgersi ulteriormente, una scappatoia che dà la sensazione di sollievo. Facendo una faccia strana, ambigua, quella di uno che finge di essere dispiaciuto ma impotente.

A me non riusciva così porca, mi era più facile fare quella di uno che non ha capito, per non darci un peso eccessivo. Una soluzione per disfarsi di un problema che stava diventando un peso. In altre occasioni ci si sarebbe dati da fare, forse è successo anche per lui in precedenza, ma alla fine occorre dare un taglio, per non venire coinvolti nel rotolone. Ognuno ha la sua vita, i propri confini energetici.

Soprattutto quando, per certe etnie, il coinvolgerti ha il gusto sgradevole di una strategia rituale. Ti coinvolgo così tu paghi, a me rimane solo il costo di lamentarmi, piagnucolare, magari spingere sulla tua sensibilità morale, insistere fino a perdere, che tanto sappiamo che solo i soldi contano. Una volta ottenuto il risultato, il mondo ritorna ad essere normale. E non serve nemmeno la zavorra della riconoscenza.

Osservavo il suo abbigliamento già specchio evidente di quello che voleva diventare, uno a cui non importava della considerazione della società, ma lo dichiarava urlando. Avrei avuto più simpatia per uno in camicia a righe, nascosto sotto i propri dubbi e le proprie speranze. Ma noi speriamo sempre che gli altri siano deboli e indecisi, in qualche modo questo nutre la nostra sicurezza, alimenta il desiderio di superiorità.

Siamo in bilico in una fragile necessità di successo, un ponte di liane sospeso fra la perenne adolescenza e il caotico tempo della guerra per la maturità.

 

max - 22 ago 011


 

 


Solitario avanzi nella calle sciabolata dal sole, che il calore non è uguale pena sulla terra...

 

 

 

max - 5 apr 011


 

scelta finale

amici in gioventù, avversari incanutiti nelle posizioni politiche.

 L'eternità credo si atterrà alla nostra posizione prevalente...

max - 22 ago 011

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

Schegge riflesse

 

 Lasciamo che il tempo detti il suo ritmo alla giornata, anzi peggio, alla nostra percezione della realtà, che vi si appiattisce come un dovere acritico.

Può accadere che non il ragionamento, ma il caso, consenta a questo specchio formale di incrinarsi a volte, mostrando una crepa nell'angolo, solo se siamo chinati a raccogliere un frammento di sguardo caduto a terra.

Di là soffriamo una contrazione, una stretta allo stomaco temporale, osservando il malessere scorgiamo gli intertizi che lo compongono, frantumati e separati, attraverso i quali filtra un universo nascosto.

Rimaniamo basiti nel constatare che la linearità del tempo ci ha abbandonati e noi siamo caduti dal nastro, battendo la coscienza nel meccanismo a maglie vuote che lo sorregge, a proteggere il nostro oblio.

Un sospiro si dilata ad ambizione eterna, la caduta lenta consente di immaginare domande lunghissime, in attimi.

Controlli ogni automatismo col terrore di essere scoperto e risputato fuori da questa percezione. Vuoi ricordare ad ogni costo.

Poi guarisci. Nuovamente, come se niente fosse.

 max - 19 ago 011

 

a r i a    s o t t i l e

 

  Da qualche parte ho capito che la vita senza avventura, il viaggio senza novità, non ha colori abbastanza vivaci. Devo dire che scoprire per me è diventato come l'aria d'alta montagna per l'alpinista, rischiosa sì, ma poi alla fine diventa l'unica aria vera, quella che ti parla in libertà, l’aria rarefatta che ti fa respirare forte, la sfida personale a rimanere lucido, quella che ti fa sentire i battiti del cuore e il male alle braccia e alle gambe, il rischio costante di perdere, di ritornare indietro, la determinazione ad assistere al nuovo, la vita appesa alla meraviglia di panorami irripetibili, di pensieri, mozziconi e dubbi solo tuoi, un mondo che quando lo accetti solo allora ti prende per mano, si sgranchisce il corpo e dal torace pesante che sembra carico di pietre tuona un sospiro, accogliendoti con pericolose pacche che ti sembra di impazzire; ecco, solo allora il destino si sveglia dal letargo dell'anonimato.

 

max - 11 ago 011

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