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PARAISO DO PECADO

Barkus attraverso la storia di un italiano che vuole integrarsi con la vita di Rio de Janeiro, presenta una città che sfugge ai luoghi comuni del panorama turistico. Attraverso vicende spesso spinte all'eccesso, farcite di voltafaccia, menzogne, sesso estremo e omicidi, percorre i sentieri nascosti ed eccessivi dello stile di vita di Rio de Janeiro, facendo risaltare la differenza di intendere responsabilità e approccio alle priorità di un mondo ossessionato dalla forma fisica e dal godimento a tutti i costi.

Uno sguardo sulla vita delle spiagge, dei quartieri ricchi e di quelli popolari, mescolando gente per bene e abitanti delle favelados a caccia di trafficanti e prostituti, soldati e poliziotti corrotti, dame della droga e avvocati drogati. Un racconto ambivalente, in cui perfino la solarità di un sorriso sembra nascondere la più terribile delle insidie...

 

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cronache di vagabondaggio interiore

 

 

 

 

    Se guardiamo le facce che abbiamo nelle foto, ci accorgiamo che vorremmo mostrare qualcosa, un noi che stiamo inseguendo. Cerchiamo di convincere gli altri, dimenticando di essere i primi a non esserne ancora convinti.

Fra queste parentesi deambula il vagabondaggio interiore, alla ricerca di qualcosa che non si debba per forza dare in pasto agli annali.

Vaga nella percezione che nasciamo soli, viviamo soli anche se circondati dagli affetti, e moriamo soli, nonostante le preoccupazioni di chi ci tiene la mano. I sorrisi e i sassi nelle scarpe del vivere sono una esperienza solitaria, alla faccia dell'affollamento del pianeta.

C'è tutta una filosofia che parla storicamente di meccanismi inceppati, di pulizia ed equilibrio del contenuto, mentre il contenitore complotta per esaurire in fretta ogni pulsione. Il dolore proviene dallo stridore dell'ignoranza. Nel frattempo ci danniamo per rendere piacevole la nostra permanenza sulla terra. Inseguiamo una conoscenza, più probabilmente un barlume, un'aura familiare che ci parli del nostro essere originale, quello che sospettiamo ci accompagni e che ritroveremo probabilmente un giorno, dopo un cammino che non concede scorciatoie, ma solo rari momenti di libera uscita.

Poi, all'improvviso, suona la campanella per ricordare che l'intervallo è finito...

 

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