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La guerra  di Rio...

 

 

 

 

 

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cronache di vagabondaggio interiore

 

 

 

 

Godere altrimenti

 

Cosa genera piacere nella lettura? Il riconoscimento di una esperienza simile, la disclosure di un bagliore atteso, la sorprendente sfida dell'emozione osservata dagli altri sensi, l’imprevista sterzata di una abitudine? Tutti effetti pirotecnici interiori, alimentati da una chimica presente, solleticata da strumentazioni in possesso del corpo a quella data, da elementi distillati dal tempo a quella data. Siamo, in sintesi, lo specchio di ciò che siamo.

Cosa genera il piacere nella droga? La sensazione di perdersi in un mondo che altrimenti non sapremmo trovare, la percezione di potere inebriante che non possediamo normalmente, la moltiplicazione di forze e sensazioni che non sapremmo come costruire altrimenti.

Eravamo affacciati ad una alternativa pericolosa, oggi ci siamo caduti dentro. La dimestichezza coi prodotti esteriori al nostro controllo si è sostituita all’esperienza critica, al procedere montanaro della passeggiata interiore. L’avidità del conseguire repentino ci è in sovrannumero, per mancanza di esempi alternativi, di onestà lineari, per concorso di avidità economiche, di dominio populista. Anche lo strumentalizzare  un'energia insoddisfatta, concentrandola su battaglie mirate, ha lo scopo di compattare una utile ondata, riunendola sotto la propria avida bandiera. E’ il segreto ennesimo di Sun Tze. Occorre un dna forte per non affogare in questa piacevole sveltina morale. O forse fortuna. O disciplina. O privilegio percettivo, riconoscendo che il compito di una intelligenza è scostarsi dall’ondata di invettiva concorde, sottraendosi ad ogni coro entusiasta.

Generare piacere ha a che fare con l’evitare ogni facile godimento.

L’errore di una droga di credersi migliore dell'oppio.

29 lugl 011

 


 

Calembour alla Petybon

 

Undici gamberi per tre, divisi equamente in una pastasciutta di penne Petybon, con gelato alla vaniglia sopra le memorie del dolce di pasqua e spumanti e vini scelti esclusivi e ghiaccio carpito al chile e whisky privato, inframmezzato di storie del club di swing, confessioni di ricerche di amori e di solitudini gustate all’infinito.

 Nella brezza insistente scacciamo le mosche da intorno ai ricordi di campi di nudisti, cercando riparo all’ombra delle palme di spiagge bellissime, trans milanesi e garotos che "tutti lo fanno".

Una ciotola di melone giallo ripiena di frutta e fresco porto riempie le pause cariche di vuoto ragionato.

 Cena promessa di nuove avventure che meritano di essere raccontate, che aspettano di uscire dall’ombra di una letteratura che non solletica ciò che esiste ma solo ciò che conviene a chi è già noto.  

 Non mi piace fare dichiarazioni "ad minchiam", ma forse dovremmo abbandonarci al mondo delle ombre, quello deriso, snobbato e potente, il solo che impone la elementare coerenza  della foresta.

max - 16 apr 011


 

 

I sogni hanno memoria propria?

 

Mi è capitato di sognare oggi di essere a casa di mia zia Flora, la sorella di mio padre morta quattro anni fa. Siamo a casa sua. Mi dice: Di là c'è Guido. O forse un altro nome, Renato, ma che mi sottende quello. Al momento non capisco, poi mi sovviene. Guido è un vecchio amico di papà. Non è che lei voglia che io lo veda, solo mi dice che s'è.

Ma io provo il desiderio di vederlo, allora mi confessa che è seduto in una poltrona nelle sale al piano terra, vicino alle scale. Faccio un giro della casa e lo ritrovo lì, seduto sotto una lampada alogena che riflette dal muro intonacato con stucco grigio alla veneziana. Lo saluto. Lui mi fa, riprendendomi: Ma allora, come mai poi siete spariti? Nuovo imbarazzo, non capisco. Lui mi ricorda il fatto, tempo prima ci eravamo visti con un mio amico brasiliano e poi eravamo spariti. Nel sogno improvvisamente la memoria prende forma, e mi viene in mente la storia. L'avevo chiamato io per raccontargli del, forse, primo approccio del Brasile, di avventure e di possibilità, e lui si era interessato e coinvolto nel tentativo di portare a termina chissà che progetto.

Poi, improvvisamente, avevo capito che non sarebbe uscito nulla di positivo e con l'amico brasiliano avevo inventato una scusa e me l'ero squagliata, dandogli altre coordinate. Da allora non ci eravamo più visti ma ora, dopo molto tempo, lui mi ricordava che ci eravamo persi sull'onda di quel piano che non era andato a termine. Adesso mi appariva chiara la memoria di quello che era successo, ed era stato lui a ricordarmelo. Strano: era un personaggio nel sogno ma aveva ricordi propri, separarti dai miei, propri stimoli e lamentele, e io avevo reagito a una sua memoria, non a una mia, ma poi avevo rammentato un sogno precedente in cui ci eravamo visti. Sogno che mai prima d'ora avevo ricordato di aver fatto. Solo l'ingresso nella dimensione parallela della realtà onirica mi aveva riconsegnato la memoria che persisteva separata, intrappolata all'interno di quel livello di esperienza. I personaggi dei sogni, a volte, hanno memoria propria?

16 giu 011

 

 

Come  ci  piace  il viaggio  : 

 

03 maggio. Non ci capita spesso di accorgerci dello stile di vita che abbiamo guadagnato, lo vediamo solo quando veniamo qui in Brasile e ci troviamo schiacciati da strutture e servizi fatiscenti, da gente che non perde tempo ad avere opinioni su tutto ma si arrangia per portare a casa la giornata, adeguandosi a regole inesistenti, a diritti da giungla, a una morale bucata come un colabrodo. O al razzismo snob di chi può, loro stessi concittadini, la cui unica preoccupazione è murarsi dal resto dei miserabili e confortarsi propagando invidia coi propri oggetti di status, mal utilizzati e vanagloriosi, anti ecologici e offensivi del buon gusto. Il fatto è proprio questo: abbiamo meriti nel vivere con una classe pulita e raffinata? O forse ci siamo abituati al punto da soffrire per qualsiasi contrattempo, incapaci di accorgersi che il centro dell'equilibrio è altrove? Gli accadimenti appartengono al Dna e agli tsunami culturali, contro i quali nulla può opporre l'ideologia o il piagnisteo. Forse dobbiamo proprio ringraziare la buona sorte e la nostra storia, forse anche i politici e le alleanze che poi abbiamo criticato. In fondo siamo abituati tutti a uno stile di privilegio, di belle cose, dove non ci manca la qualità che altrove è considerato un lusso...

 

 

 

 

 

 

 

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