Il Mio Credo

 

Non mi piacciono le cattedrali. Non amo gli stendardi. Non sono carne da consenso. Non appartengo al vostro acquario, qualunque esso sia.

Esaurite le doverose premesse, ammetto  di essermi posto spesso la domanda di quale attitudine mi si addica maggiormente. La dedizione statistica lo svela presto: maschera che bracca le maschere. O perlomeno, do alla rappresentazione ciò che mi richiede, ma non per i suoi scopi. Nell'inseguirla non confondo lo strumento con l'obiettivo.

Nei rapporti si rema per il raggiungimento di una meta. Sorrido per compiacenza, mi interesso per dovere. Piegato alla convinzione che non serve a nulla far soffrire gli altri inutilmente, risparmio loro il tormento di un continuo confronto con la realtà.

La parte più vera rimane custodita, incompresa se palesata. Siamo il destino dei nostri pregi e dei nostri limiti. Occorre accettarne le implicazioni ed esserne testimonianza, senza eccessive stombazzate.

Percorro un sentiero che solo percepisco, mi porta non so dove, ma nessuno mi accompagna. Perché lo seguo? Se te lo domandi vuol dire che meriti di navigare nel tuo acquario.

Sono preda di percezioni che non posso chiamare fede, né certezza. Mi abituo a camminarci a lato e saprei dire cosa non vi è allineato.

Non sono un agnostico, ma non mi abbevero ciecamente ad alcuna fonte miracolosa. Credo nell'importanza di investigare e chiarire ciò che interessa, per cui non compro a scatola chiusa e non spero che gli altri mi risolvano i problemi, siano essi avvocati, politici, santi o extraterrestri.

Credo che la vita abbia nonostante tutto un senso, così come il nostro scopo ci chiami ad un esame di coscienza individuale. Nondimeno, è nostro destino interpretare un ruolo, e questa è la parte più difficile, spesso inaccetta. Perché il contorno sociale ci solletica ad adeguarci ad uno standard a priori.  Non credo in una corsa di tutti contro tutti, non reputo importante perseguire un successo o una fama che siano riconducibili ad un generico "meglio". La finale può non essere sempre quella di erigere una torre eiffel. Forse è solo di lasciare delle impronte sulla sabbia, che un'onda rapida cancella...  Ma nel frattempo la nostra informazione inconsapevole ha marcato il territorio, et voilà, il nostro testimone è passato. Un testimone che sarebbe doveroso fosse attendibile e sincero.

Nel frattempo la personalità, iscritta nel dna, nella carne, importuna il ruolo latente.

Che farsene dell'orgoglio? Della leva della volontà? Sono armi troppo spesso  utilizzate per raggiungere obiettivi sollecitati da altri. L'esistenza mette alla prova le nostre abilità, limiti e meriti, mandando segnali di interesse o delusione che dovrebbero farci capire verso che cosa siamo più portati, le utili qualità, le sfide da accettare. Allo scopo di mandare sempre un segnale che chiede di essere ripulito. Ciò che in seguito potremmo chiamare la nostra testimonianza coerente.

Per questo gli insegnamenti dovrebbero limitarsi ad istruire sull'uso degli strumenti, raccontando storie ed esempi. Rifuggendo le crociate di omologazione.

Accettazione dell'ironico destino. Cieco lui o noi?

Ci fa percorrere il sentiero che serve. Ci da lo strumento che serve, sia esso sorte visione o dolore. Solo fino al punto che serve.

Ho imparato  a non credere in quello che mi dicono.

Più una organizzazione è grande, più cerca adepti per ingrossare le fila. Tutti ambiscono a reggere il vessillo davanti alle schiere.

La massa critica non si ottiene con la quantità di gente trascinata alla salvezza in catene; già uno ci tentò. Anche i meno fortunati hanno le loro ambizioni, anche un povero o un disperato hanno la determinazione per volere qualcosa. Non credo nella soluzione di dividere l'umanità in ricca e povera, ma forse in determinata e arrendevole, con le infinite varianti frattali di arroganza e tolleranza, ignoranza e disponibilità, omologazione e curiosità. Ricordando che esiste comunque uno scopo. La vita è tutto quello che succede mentre siamo impegnati a fare progetti. O, come direbbe qualcuno, l'uomo propone e Dio dispone.   La prevaricazione della libertà altrui non si ripulisce con le giustificazioni.  Il rispetto per il diritto dei propri simili a perseguire il proprio destino non ha limitazioni di latitudine, di fede o di censo.

Credo che alla fine saremo messi di fronte ad uno specchio dove vedremo senza inganni quale tipo di frutto siamo, e allora il nostro premio o la nostra punizione sarà che diremo: "Ah...!". Ci verrà in mente che sì, avevamo percepito quell'odore nella nostra esistenza. Spero che non dovremo rammaricarci di esserci tappati il naso per seguire i dettami delle mode o delle imposizioni sociali

 

Neutrino

L'informazione essenziale sembra essere "Andando", rassicurante e incolpevole come uno specchio modesto. Nulla di più, un "dove" o un "quando" è già eccessivo. Questa è solo la base, il marchio, che non verrà modificato dall'esperienza. Una informazione inserita in un involucro. Il neutrino le assomiglia, informazione minima, essenziale. L'involucro la contiene, la porta in giro, nel viaggio si logora e si emoziona. Qualcosa riceve in cambio il latore dell'informazione. Azione biunivoca, forse questo è il piano segreto. Ahimè, ancora una volta questa è visione, senza la quale gli umani possono ancora continuare a vivere. Il mio buio è un silenzio eloquente, inattaccabile alle esperienze. L’essere senza l’angoscia del divenire. Una serena  presenza avvolto nel vuoto spirituale. E’ una sensazione così precisa che non ha bisogno di essere ardita, così presente che non dev’essere cercata, così vera che non ha bisogno di essere reale.

 

Non mi è mai bastato vivere una vita sola...

Partendo da molteplici interessi, mi sono abituato a ragionare sulle cose che mi capitano, gradevoli e meno. La mia è una giornata senza musica, riempita dal sottofondo dei pensieri, costanti ma non "determinanti". E a prenderne nota.  Quando pensi di essere il te stesso che pensa, organizza e agisce, ti capita di avere solo un "IO, io, io...." preponderante. Ma quando eserciti con distacco l'osservazione del flusso, percepisci il fiume e le sue dignitose componenti, grandi o invisibili.  Allora anche la tensione spurga, e assieme ad esso sbiadisce l'ostacolo del pretendere. Il piacere di osservare le manifestazioni del vivere, le molteplici vie e vite, i colori, le strade, i popoli e i pianti, i disastri, gli sfoghi, le gioie e le culture, le priorità e le ambiguità, i sotterfugi del tempo, le bassezze della storia, l'illuminazione della comunione, la coercizione dei desideri, le ingiustizie e le pretese di vendetta, le pulsioni latenti e l'evidente apparenza, ecco, osservando tutto questo per ciò che è, sottraendo ciò che vorrebbe essere, ad un certo punto finisci per relativizzare l'orgoglio, cerotto drogato dello stress e della stanchezza del dovere. Anzi ti ci trovi senza aver fatto nessun esercizio di scelta, solo per sovrabbondanza statistica, per evidenza del materiale, nel senso che sei così sopraffatto dalle manifestazioni del creato da non avere tempo per lamentarti per quelli che vorresti ottenere ma che ti sfugge. Sei l'Osservatore, privo di diritto, spersonalizzato, semplice destino elementare. Forse hai trasmutato il tuo elemento iniziale, l'hai limato, ricucito, cucinato, o meglio, hai imparato a cambiare registro.

Il percorso serve.

Insegna a non criticare. Da giovane mi capitava di preoccuparmi, perché, insaziabile di novità, mi accorgevo di stancarmi anche degli amici di cui mi circondavo. Cambiavo spesso compagnia, in cerca di una costante rinascita. Mi è capitato di far soffrire qualcuno. Più di qualcuno, alla fine lo reputi inevitabile. Col tempo si scopre che la ricerca non é una maledizione, ma solo una forma, una espressione che assume le vesti di una sete. Quando ho smesso di cercare solo per me stesso, ridistribuendo le carte, ho scoperto che pochi sanno giocare. Questa la chiamo curiosità, accettazione del ruolo, amore per i confini da attraversare, sorpresa consapevole. Ovviamente devi farti amico della solitudine.

Nelle pause del respiro incosciente cogli la materia che attende un versamento, un graffio, un passo. Eppure continui a dimenticare. Nuovi complici di ping-pong nelle esperienze, a volte confidenti, i compagni di ricerca si incrociano e si separano, come rotaie di treni che non possono andare tutti nella stessa direzione, sfidati a non fermarsi. Succede in gioventù di avere sogni e ideali e di parlarne spesso, sperimentando l'ossessione cieca del diritto a conoscere. Al tavolo della discussione i più arrivano già con le cose da dire, un sacco pieno che scaricano sul tavolo, senza voler portare a casa niente. I bambini piangono fino ad assordarsi. I grandi si appisolano sulle proprie certezze.

Una vita sola è una rincorsa inarrestabile verso l'immortalità. Io non ho mai smesso di ritornare verso la morte dalla quale sono stato sputato, angosciato dalla velocità dell'inedia, in attesa di veder qualcosa di nuovo sotto il sasso, incurante di ogni volontà forzata, avido del silenzio dai tamburi, zigzagando nel calore che tutto muove e trasforma, presente alla resa che imperterrita ci aspetta. Non serve a nulla restituire il corpo intatto. A quattro anni mi hanno aperto la finestra e sono fuggito. A venti avevo chiari i miei limiti e i miei difetti. Mi mancava di combattere le mie debolezze, con moderazione; per non imprimere sterzate al debito.

Il percorso individuale è un progresso continuo, da un interesse a un seguente, a meno che un blocco o una repressione non obblighi a girare a vuoto insistendo indefinitamente attorno a un punto irrisolto.

Conoscere gli altri è diventato sinonimo di vivere altre ipotesi, ritornare al momento iniziale dell'accensione, presenziare al salto che si compie sacrificando il candore. Amo viverne la notte cieca, percepirne l'alba, assorbito dall'unico istante di purezza che in un balenìo rivela la parte più nobile di sé, per poi perdersi subito nella resa di conti. Per questo, spesso le persone dicono che sono disponibile. Forse sono solamente un vampiro.

 

Credo che osservare ciò che è lontano aiuti a capire ciò che abbiamo dentro...

Si osserva intorno e dentro. Un desiderio smisurato di conoscere, di sapere. Raggiungere la completa conoscenza, attraverso la caduta delle maschere. Da quel momento si inizia a nuotare in un acquario separato, o forse è sempre stato previsto e questo determina le proprie scelte.  Successo personale o ruolo, scopo, responsabilità sociale? Avanziamo a piccoli passi imprecisi, saliamo titubanti una scala che dà vertigine con l'avanzare della sfida.

Perché ci nascondono gli esempi, le guide in questa ricerca? Forse perché la guerra si svolge in due livelli, quello superiore non riuscendo a distruggere quello sottostante che, isolato da un cristallo impenetrabile, si alimenta della propria separazione.  In superficie, tutti vogliono risposte, ma nessuno ha voglia di tagliarsi addosso le domande.

La proposta dei miti totalizzanti sembra una spinta a tirare i remi in barca. A volte prendevo un foglio di carta e lo dividevo in due colonne: da una parte scrivevo le cose giuste, dall'altra quelle sbagliate. Da una parte quelle vere e dell'altra quelle false. Da una parte quelle importanti, quelle che valeva la pena di conoscere, e dall'altra...

Qualcuno un giorno mi chiese perché viaggiavo in posti così lontani, mentre la mia Italia era così bella. Rispondevo che me la serbavo per la vecchiaia, quando avessi avuti più difficoltà a muovermi. Invece credo che la ricerca di cose lontane sia una specie di grimaldello, una medicina placebo che spingendoti a stare lontano dalle abitudini  e perdendoti nella solitudine, ti obbliga a guardarmi dentro senza distrazioni.

A volte i nuovi panorami sono come una scossa elettrica. Una bellezza imprevista. Piangi per il dolore e non sai trattenerti. Esattamente come quando fai qualcosa di sbagliato e ti chiedi perché non hai saputo resistere.

 

Se diamo troppo peso al passato e ansia al domani, siamo già in ritardo...

Collezionare ricordi è come rivivere le sfide, assieme all'archiviare cartelli, matite e sabbie, foto e appunti di ogni pensiero, ispirazione e suggerimento interiore. Scandagliare il proprio nell’animo altrui per fare incetta di vita, il più possibile. Non ho mai preteso di essere un grande scrittore, o un intellettuale erudito. In compenso non ho nemmeno accettato l'imposizione dei doveri sociali. Il conformismo è una slitta, non un idolo. L'omologazione invece una schiavitù autoimposta, per esigenze di apprezzamento. Credo che l'accorgermi di avere un pensiero costante, domande costanti e una determinazione inevitabile legata alle mie idee si sia fuso con il tentativo di attribuirmi sempre più anni di quelli che avevo, tanto per non farmi cogliere di nuovo dall'angoscia di compiere trent'anni.

Non dimentico che mi sono prostituito per anni in un mondo che volevo aprire come un giocattolo. Poi ho scoperto che avrei dovuto usare un apriscatole. Venduto a rate che sarebbero durate una vita. Ma il fischio dell'aria attraverso i pini di montagna fa sempre "Eeee..". Ti suggerisce di respirare, camminare e basta. Di arrenderti alla leggerezza. Altrimenti l'angoscia ti sommerge fino ad annebbiarti i sensi, a rubare le sensazioni.

 

Antropologia Culturale. Pensavo a questo termine quasi scientifico per immaginare ciò che mi interessava. Poi ho scoperto che esisteva veramente...

 Amo la gente e le possibilità potenziali.  Come i fiori che sbocciano.   Guardo dentro gli occhi di un amico e vedo il suo buio, la solitudine ancestrale, i dubbi indistinti, le capacità inespresse.

Mi è venuta voglia di capire cosa la vita produce ai popoli, alla gente con una storia diversa, una educazione diversa, un passato diverso, un clima diverso.

Più che i monumenti scruto i sentimenti, le emozioni, i meccanismi e posso dire che non abbiamo meriti se non quello di non smettere mai di andare avanti, accettando il ruolo, trasportando la nostra informazione. Ho capito perché è inutile giudicare. Non vale ciò che uno dice in un dato momento, perché due anni dopo dirà qualcosa di infinitamente più avanzato. Quindi vale solo il percorso, e la voglia di non fermarsi a mettere radici.

Non ce la faccio a vivere solo una vita, perché una vita non è mai bastata per arrivare in fondo alla verità. Le mie domande non sono profonde, sono solo avide, determinate, testimoni del diritto alla chiarezza, e solitarie, lontane dai pentoloni. Mi domando quello che si domanda da sempre l'uomo in compagnia dell'abisso che lo accompagna. 

 

Come si raggiunge la soddisfazione?

Non ho una ricetta universale, ma mi pare chiaro che la ricerca di un equilibrio emotivo passi anche attraverso l’eliminazione sperimentale dei disturbi causati dalle restrizioni morali. La filosofia e la religione hanno molte ricette. Per quanto sottovalutato dalle società avide di controllo, anche il sesso può aiutare, cioè il fare molto sesso che piace, ricercandone i confini, mettendo alla prova la terra che separa legame e desiderio, fame e necessità. Sempre se non si inizia così tardi da dover rincorrere a perdifiato. Ad un certo punto, se si è fortunati, accade di trovarne la chiave di lettura, di collocare le cose al giusto posto, infine di placarsi.

All'interno di questa relazione fra esseri esiste una piccola chiave che apre lo scrigno segreto di ognuno. Pio gettare uno sguardo nell'abisso altrui, in quel momento.  Per questo ce la vogliono togliere.

 

Non vado a vedere musei, a me piacciono le persone, con i loro sforzi per mostrarsi diversi da quello che sono...

Cent'anni sono pochi se si passa tutto il tempo a goderseli. Occorre mettere in ordine gli strumenti, organizzarsi fra i contrattempi, caricare i progetti, affilare la determinazione ossessiva, accarezzare la tranquillità fatalista, controllare l'ottimismo autocritico, accettare l'insoddisfazione come propellente verso un vuoto pneumatico che è sempre stato nel mezzo...

Prima dare tutto quello che si ha, poi incazzarsi scoprendo che siamo tutti fatti uguali, ma con pensieri diversi, cervelli come armi da usare col guanto della mente, destini che si muovono come meccanismi istruiti in lingue di Babele. Inventiamo sempre nuovi strumenti per dividerci, le squadre di calcio, i partiti politici, le religioni. Ho imparato ad accettare questa libertà, questa regola di natura che prevede che i boschi vadano a fuoco, i mari spazzino le coste, i diluvi sommergano le terre, gli innocenti periscano, gli ingenui inseguano i canti delle sirene, in un valzer che distribuisce informazioni e scopi ai quali tentiamo di resistere, aumentando il nostro dolore.

La cosa più dura è svegliarsi e ricordarsi il perché, di tutto questo interesse.

 

 

Max

 

                                                                                                  

 

 

Passi