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            Il 15 aprile 2005, a distanza di quasi 24 anni dalla definitiva cessazione delle trasmissioni, la più importante emittente radiofonica di Mogliano Veneto degli anni ‘70/’80, Canale 36, ha rivissuto per una sera le vecchie glorie del passato grazie ad una iniziativa di alcuni irrinunciabili sognatori di allora, in una cena che ha visto riuniti più di quaranta ex-membri dello staff della radio, dei centinaia che dal 1974 al 1981 contribuirono alla messa in onda delle trasmissioni.

«Da molto tempo ormai si parlava di organizzare una serata tutti insieme» spiega  una delle persone che hanno seguito il percorso quasi dal secondo giorno, se non proprio dal primo, e non l'hanno più mollato fino all'ultimo. «Il mio recente incontro con alcuni ragazzi dell'epoca, mi ha finalmente spronato a tentare di riunire, almeno per una sera, il vecchio affiatato gruppo di una volta».

E con l’aiuto di alcuni amici (tutti ex-componenti della radio) ha raggiunto un risultato insperato. Soltanto pochissime persone sono risultate “introvabili”, ma tutti i membri storici, le colonne portanti dell’emittente, erano presenti alla cena.

 «C'erano i fratelli Caporaletti, Lorenzo e Marilena – le “voci ufficiali” di Canale 36 –, ed anche Francesco Calabrò e Fabio Mason, tessitore di incontri musicali di rango il primo, ancora formidabile disk jockey con passato rap il secondo sotto il nome di Barry Mason. Ed un sacco di altre voci in gamba, come Manuel De Fiorentis, Salvatore Brancati, Silvio Valenti… il Gatto e la Volpe, Bila e Albis, tutti nomi d’arte: a volte ci si pavoneggiava un po’, magari cercando di sfuggire alla banalità dei cognomi di provincia».

Non è stato presente, tra gli altri, Sergio Cossu, divenuto, dopo la chiusura della radio, tastierista e coautore nientemeno che dei Matia Bazar. «Sì, molti di noi nel corso degli anni hanno continuato nel campo pubblicitario o musicale, partendo dall’esperienza di Canale 36» ricorda qualcuno nella storica serata con lo sguardo disperso in ricordi ormai lontani. «Ma nessuno ha dimenticato l’entusiasmo che ci ha legato, quando aprire e gestire una radio privata era una sfida elettrizzante ed un’esperienza del tutto nuova, per l’epoca. Quando organizzammo in cooperativa il primo nucleo della nostra emittente, gruppo sorto dalla precedente esperienza fra le fila di Radio Mogliano, nessuno di noi avrebbe mai immaginato che in così poco tempo ci saremmo espansi tanto da divenire la radio locale di riferimento, ascoltata persino nel nord del trevigiano, fin oltre Vittorio Veneto, dove tra l’altro ottenemmo un successo inaspettato, tanto da venire quasi mitizzati dalla popolazione locale, suscitando ammirazione e rispetto – ed anche una certa invidia – da parte di tutte le altre realtà radiofoniche della zona».

«Presto crescemmo di numero ed acquisimmo una certa importanza anche commerciale, ma le sfide più indelebili sono quelle del ’78: la trasmissione in diretta del Festivalbar, primo esempio in italia di network radiofonico. Ed ancora, nel ’79, i concerti di Guido Toffoletti e Luciano Basso, Embryo nell’80, e persino una presentazione musicale in diretta con il pubblico in studionell’81, ospiti i fratelli Di Grazia, possibile grazie alla generosità delle strutture a nostra disposizione. Probabilmente  la sede in via Ronzinella di Canale 36 era all’epoca la più grande e ben attrezzata di tutto il Veneto. Anche la nostra redazione giornalistica tentava di farsi le ossa con ridette calcistiche locali e notiziari autoredatti. Qualcuno dice di ricordare che fummo i primi in Italia a dare la notizia del rapimento Moro, dopo una tempestiva soffiata dalle telescriventi».

 Uno dei nostri maggiori meriti fu proprio quello di fornire ai giovani una valida alternativa, attirandoli verso direzioni più sane e costruttive; a molti ragazzi che non sapevano come impegnare il proprio tempo abbiamo dato l’opportunità di lavorare con noi in radio. A dimostrazione che la musica può fare molte cose, diventare persino un valore. Peccato che tutto ha una fine, anche un’esperienza bella come quella di Canale 36».

Infatti già agli inizi degli anni ottanta la realtà delle radio private, non ancora regolamentata da una normativa statale, cominciava a diventare una vera e propria giungla, dove i soldi per il potenziamento del segnale radio si rivelarono pian pano più importanti della qualità delle trasmissioni e della musica proposta.

«L’affollamento della banda FM divenne ben presto un problema cronico. Ogni giorno sorgeva una radio nuova, ed il suono che usciva dagli apparecchi riceventi nelle case degli ascoltatori diventava sempre più “sporco”, la frequenza a disposizione di un’emittente sempre più “sottile”. Tutti erano alla ricerca di picchi sempre più elevati, ma nessuno alla fine riusciva ad emergere dal rumore di fondo generale, se non coloro che potevano permettersi spese folli in ripetitori e trasmettitori dalle potenze inaudite. Fu per questo motivo che la maggior parte delle radio private di allora finirono per chiudere i battenti, e per noi non fu diverso».

Ma di realtà come Canale 36 adesso ce ne sono veramente poche. Era davvero un periodo d’oro, quello della fine degli anni settanta. E fare radio per noi non era soltanto un mestiere, ma anche una passione. Per qualche anno ci siamo sentiti davvero “grandi”. Vivevamo un sogno, e lo regalavamo ad altri. A tutti i nostri ascoltatori di allora».

L’organizzazione di questa serata commemorativa ha avuto come scopo quello di far rivivere ad una banda di deejay ormai cinquantenni il sapore di quegli anni “epici”, con il loro bagaglio di aneddoti e ricordi piacevoli, di motti scherzosi e sogni da rivivere ancora una volta ad occhi aperti. Per l’occasione un’ala del locale è sata abbellita con oggetti degli studi di registrazione, per far commuovere ed eccitare i partecipanti alla serata, proprio come se il gruppo non si fosse mai dovuto separare. Trovare il timbro giusto non è stato difficile, a nessuno ha trovato difficoltà nello“specchiarsi nelle cuffie” dopo un bel po’ di tempo, rileggendo i vecchi registri dove ognuno andava a vergare la sua presenza, le ore di trasmissioni, e quelle inevitabili polemiche e battibecchi che ancora oggi fan sorridere tutti di nostalgia.

E come nuovamente di fronte ai microfoni, la maggiorparte dei presenti si è sentita di nuovo in cuffia dietro le quinte dei trasmettitori, a rivivere lazzi e sprazzi di una epopea che ha ancora un posto vivo in fondo al cuore. 

Tutti sono d'accordo. E' stato bello “specchiarci” in una parte importante del nostro passato migliore.

 

 

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