Osservando il Brasile #88     Scorciatoie del Coesistere    

 

                                 

    

 
 
   
     Obs# 88     Scorciatoie del Coesistere      30 oct 05
 
 


 
    Biu è morto.
 
    La polizia di Rio aveva affittato segretamente una casa dentro la favela di Rocinha per controllare i movimenti. Ogni tanto vengono organizzate operazioni per contenere il problema del traffico di droga nella città. Magari perché le mazzette alla polizia corrotta non sono state sufficienti, o perché si stanno creando nuovi equilibri. E i banditi rispondono invadendo le strade della città. Come è accaduto quest'estate, quando i trafficanti hanno bloccato il tunnel che collega  Copacabana a Ipanema, sparando e incendiando auto.
 
    Da Rio, Alex mi dice che è preoccupato. Lo avevano fotografato insieme con Biu. Dice che per qualche giorno è meglio se non gli telefono. Potrebbero intercettarmi come un collegamento d'oltreoceano.
 
    Per alcuni mesi il nome del Dono della Favela, il Capo Biu, non era noto pubblicamente. Per problemi di sicurezza i capi non si fanno pubblicità. Ma nella favela le cose sono diverse ed è più difficile non sapere. Soprattutto per l'atteggiamento assistenzialista caro da sempre ai capi banda, per guadagnarsi l'appoggio degli abitanti. O per il condividere la diffusa passione per i locali notturni e le accademie di ju-itsu.   Si chiamava  Erismar Rodrigues Moreira ma era conosciuto come Bem-Te-Vi,  il nome di un passero dal petto giallo e con una piccola cresta rossa sul capo.
 
    Quando ero andato al compleanno di Biu avevo notato i suoi occhi, e i capelli ossigenati.  Una concessione alla moda che non nascondeva il peso di quella posizione. Ci sono parti del mondo dove le prospettive sono diverse da quelle che conosciamo. Anche l'aspettativa di vita. Biu aveva 32 anni.  Chi volesse rileggere quell'incontro può cliccare qui http://www.thankspub.com/news_letter/85_Visita_alla_favela_parteB.htm
 
   
 

 

 
 
    
La Favela può suscitare sconcerto, disapprovazione o pietà. Occorre accettare di guardare il mondo partendo dalle sue differenze, ma soprattutto dalle sue sincerità. Rocinha è sincera nella sua dimostrazione di improvvisata sopravvivenza al limite dell'illecito. Molte case non pagano la luce, attaccandosi al palo che passa lì vicino, assieme ad altre cento case. Ma ci sono piccoli negozi, ristoranti, mototaxi senza licenza, persino scuole e un museo della favela dove si conservano dipinti e disegni di piccoli artisti senza futuro.  Una diversità obbligata, diversa da quella di Ipanema, la zona chic di Rio. E' la zona alla moda dei nuovi palazzoni tutto vetri e cemento, del turismo ricercato, delle mode internazionali. Tutti i carioca ambirebbero di vivere a destra del baricentro di Copacabana, perché i nuovi quartieri moderni si spostano sempre più a destra, lotizzazioni ricche e nuovi condomini e centri commerciali dove la regola è la "propina", la mazzetta sottobanco. E' l'indice della modernità, del progresso che avanza, della globalizzazione che risucchia anche questo terzo mondo con volontà di emersione, di cellulari e di Mp3.
 
    Solo le favele rimangono a ricordare che l'umanità non è solo quella che si vede sui cartelloni pubblicitari, non è solo Samba o Cristo Redentore, ma è spesso un sopravvivere che spara con le pallottole dell'ignoranza, per accaparrarsi lo stesso luccichìo che altri poco distante sfoggiano senza meriti, o con diritti distribuiti da una geografia inspiegabile alle masse. Le favelas non sono fame o morte come nell'Africa moribonda ma una specie di Corte dei Miracoli a fianco di Notre Dame, un riparo accettato, una scorciatoia del coesistere, cruciali specchi di una realtà che non si può nascondere sotto il belletto del marketing.
 
    Biu lascia uno spazio che non resterà vuoto per molto. Nuove mani cercheranno di impossessarsi delle Bocche di spaccio della Polvere. Altri occhi stanchi osserveranno nella notte la Città Meravigliosa...
 

 
    MAX

 

 

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