Osservando # 74 - aprile 2004              

                                     

 

     I pregiudizi frenano la rivoluzione terrestre? 

       

 

Pre-giudizi: giudizi fatti in precedenza, che estendono la loro eco nelle azioni e nelle considerazioni future.

La Storia non può fermarsi ad essere solo lettura del Passato, ma anche e soprattutto monito per il presente. Lasciando stare il Futuro... 

A volte, pensando di andare a visitare paesi meno ricchi ho sottovalutato la loro capacità di allegria. Forte di una educazione culturale umanistica centralista come quella europea, mi è parso spontaneo osservare gli altri popoli sorridendo sulle inadeguatezze del loro sistema sociale e previdenziale, sulla lungaggine della loro macchina burocratica, sul paternalismo dei sistemi bancari, sulla miseria della svendita della dignità, sull'arroganza del sistema di polizia. E ho scoperto la novità della stratificazione sociale,  l’onore del chiedere e del dare, la resistenza dei valori individuali, la riconoscenza per l’aiuto ricevuto, il rispetto nei rapporti di forza.

Oppure pensando: poverini, come se la passano male... Scoprendo che la loro miseria è assai meno stressante del nostro progresso obbligato...

Eppure il preconcetto è l'anticamera del pregiudizio, che va visto in entrambe le sue facce. E' facile peccare di presunzione. Come talvolta è facile peccare di paternalismo.  Per togliersi dal conformismo ideologico dominante, molti intellettuali oggi stracciano le vesti della nostra civiltà colonizzatrice. Rischiando di dipingere gli altri sempre come deboli e sfruttati. Anche questa immagine è frutto del preconcetto che applica alle società lontane un vissuto culturale e percettivo simile a quello del Veneto o dell'Emilia Romagna.

Non è vero che quello che pensiamo noi lo pensano tutti. Non è vero che le nostre paure sono quelle di tutti. Non è vero che ogni Cultura produce la Stessa Storia.

Ho scoperto che la droga non è una piaga che i governi vogliono debellare, ma un modo di vivere imposto dalla cultura del primato, della prestazione e del ritmo. Così non si arresta.

 
    

 

   

Ho scoperto che la prostituzione dei paesi poveri è un buona battaglia per chi intende farsi pubblicità senza chiedere il parere degli interessati.  Anche questa è colonizzazione culturale.

Ho scoperto che fra un indigeno e un turista  non sempre il più debole è il ricco turista, e  che lo sfruttato sia sempre il povero.  Retorica da Libro Cuore…

Gli schemi del Nostro-Punto-Di-Vista  perdono il peso originario fuori dai confini delle nostre case e diventano preconcetti.   Chiedono rispetto e dignità certo, ma non Gestione dell’Emergenza. Chiedono tempo, non superficialità, né superiorità.   Chiedono interesse, non furbo recupero del format spettacolo o lacrime.   Chiedono giustizia, non paternalismo. E chiedono  una onesta partecipazione, non una informazione di parte.  In un mondo che non si ferma davanti ad una definizione, né davanti ad un pre-giudizio il vero servizio che possiamo fare ad una storia, ad una persona, ad una cultura è accettarne la sfida a conoscerla vivendoci accanto quanto basta per dimenticare gli stimoli delle nostre urgenze.  Solo così potremo lasciare che  percezioni e sensazioni sboccino in noi liberamente, senza le manette di attese e certezze.

Oggi viaggiando non mi chiedo se sono migliore, né più libero.  Consapevole di essere in movimento mi osservo osservare, e racconto ciò che vedo, liberandomi dai vecchi pensieri come fossero polvere depositata sul giubbetto…

 

 

 

Max

 

 

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