nov 03

 

Gestori e Gestiti  -  Obs # 70                

 

Grazie cari amici per essere lì, a ricordarmi soprattutto due cose.

 

La prima è la coraggiosa sfida all'omologazione di parole fuori dal coro.

La seconda è che in momenti di martellate dolorose per tutti, una martellata mancata è comunque una buona notizia.

 

Ecco perché ho rallentato il mio battere, iniziato con le osservazioni di due estati fa su Come Va il Mondo ( http://www.thankspub.com/news_letter/47_Come_va_il_Mondo.htm ) .

 

Attraversano le innumerevoli guerre della storia, si delineano comunque le linee di sopravvivenza, anche intellettuale.

 

Dicevano che la nostra generazione non ha avuto la sua guerra, ed ora abbiamo crisi, frantumazione di sicurezze, tragedie e nebbia sul futuro.

La speranza di tutti i giorni non può essere solo che tutto venga dimenticato. Non facciamo la brutta figura di sperare che torni il consumo sfrenato, il tempo libero arrogante, lo spreco ignorante, la tranquillità di fregarsene degli altri !

 

Abbiamo tempo per osservare i cambiamenti. Nel 1974 la prima crisi petrolifera uccise le belle auto. La famosa fiat 130 coupé, la Citroen Maserati ed altri prodotti del petrolio a basso prezzo. Dopo alcuni anni di auto insipide, i produttori dovettero capire che anche la comodità era un valore, oltre alla velocità e alla potenza dei motori, e il mercato si adeguò. Dalle ceneri di un'era di spreco, rinascono anche buone idee. Quali nasceranno dalle ceneri di questo decennio?

Abbiamo guadagnato un tempo sottratto all'ingordigia, alimentato con cibo facile e insipido. Scopriremo valori diversi, vecchi e nuovi, prima che ci siano imposti?

 

Mentre discutiamo del crocifisso in classe, della svolta antifascista di Fini e del caro-Euro, a bocce ferme osserviamo chi si agita troppo.

E' un buon esercizio per individuare chi ha un piano in saccoccia. Che potrebbe essere il nostro, solo che ci hanno fregato sul tempo.

 

L'autoironia richiede impegno ma costa poco. Metterci testa è più difficile quando si ha poca pratica. Mentre mettere mano al portafoglio era uno sport molto popolare ma in fondo anonimo. E non garantiva la soddisfazione che ci avevano promesso. Perché rimpiangerlo, per tenere in vita un vizio?

 

Parlare dei concetti invece consente una rivoluzione, se non della cultura generale, almeno dei guanti con cui la trattiamo.

 

Anche i concetti ideali di uguaglianza, di giustizia, solidarietà avevano avuto il loro momento d'oro, così come le rivendicazioni salariali, l'emancipazione femminile, la raccolta differenziata dei rifiuti, la corsa allo spazio, la mobilità automobilistica, la dieta bilanciata, la fede religiosa. Però, per quanto me lo volessero inculcare, non ho mai visto concetti con gambe proprie. Ci vuole sempre la buona volontà. E questa, come già si vede dalle preghiere, bisogna mettere in conto che scarseggi assai...

 

Anche la sanità e le case popolari sono buoni concetti, ma ciò non evita che furboni e mafiosi se ne approfittino.

 

Così è per la maggior parte delle buone parole, Uguaglianza, Assistenza, Critica, Sussidio, Educazione, Democrazia, il cittadino è sempre meta finale teorica, ma anche ingranaggio necessario per il perpetuarsi del rumore autoassertivo di tali concetti.

Rumoreggio, ergo esisto?

 

Lo fanno anche i neonati. Più urlo, più mi stanno intorno. Gestire il casus ha quindi un vantaggio indubbio che segretamente sovrasta la necessità che lo aveva inizialmente provocato. Applicatelo dove volete.

 

Ciò che nessuno vuole che si dica è che in questo gioco da illusionisti, coloro che ci guadagnano sempre sono i Gestori dei vari sistemi.

Il Gestore della Moneta, il Gestore della distribuzione, il Gestore dell'informazione, il Gestore del sistema sindacale, il Gestore della rivendicazione, il Gestore del dissenso ideologico, il Gestore del sistema pensionistico, il Gestore delle Risorse Artistiche, il Gestore della Pace, il Gestore della Guerra, il Gestore del consolidameneto, il Gestore del cambiamento...

 

Noi consumatori-utenti-lettori-votanti-contribuenti, rimanendo il pretesto imprescindibile, la carne legalizzatrice, il paragrafo citato nelle richieste di sovvenzione, manteniamo la libertà di aprire la bocca ogni volta ad un'esca diversa, legata sempre allo stesso amo. Non era la ricchezza o la povertà a d attirarci verso la bocca dello jacarè, non la promessa di una condizione migliore a farci camminare ciechi verso la bocca dell'alligatore. Era il desiderio di bruciare i tempi, di avere presto qualcosa che era entrato nei nostri occhi aperti ai sogni...

Ed ora c'è la crisi, che obbliga tutti ad un freno potente alle abitudini consolidate. Cosa faremo? Avremo più tempo per riscrivere progetti ed illusioni, per rispolverare la virtù della parsimonia, il metodo dell'accortezza nelle scelte, nell'osservare, nell'ascoltare, nell'aderire, nel credere, nel guardarci intorno, dentro?  

 

Già percepiamo l'esaurirsi di un filone: quello dei film apocalittico-spettacolari. Ne hanno fatti troppi e li hanno annacquati con le proiezioni a puntate ( http://www.thankspub.com/news_letter/61_Matrix2_La_vergogna.htm ). C'è oramai bisogno di qualcosa di nuovo, magari di idee, di contenuti. Nei film auspico la fine delle repliche insulse, degli effetti che coprono la scarsità della trama, la debolezza del racconto, l'inesistenza della caratterizzazione dei personaggi oggi imperante. Come un'onda, quello che inizia come gioco invade la realtà circostante (realtà?).  Spero che presto non basti più studiare, copiare, timbrare, vendere, imbonire. La caccia da domani la daranno ai cervelli, merce tenuta in naftalina. Già penseranno ai creativi invece che ai laureati tecnici.  Perché occorre sfruttare nuovi modi di osservare, capire, suscitare, narrare, coinvolgere, convincere, simulare. Oltrechè a nuove formule di pagamento in acconto per i servizi erogati.

Scoperto che la Gestione delle informazioni più che formare polarizza, amplifica, ammaestra e addomestica, a cambiare potrebbe essere il tono con il quale veniamo arringati: per esplodere in consenso verso un palco, o per esercitare una consapevolezza sul nostro ruolo di genitori, figli, utenti, lavoratori, spettatori, esseri umani?

 

Ma non sarebbe già questa una delle doti richieste da una vita piena e indipendente, coraggiosa e bilanciata, intraprendente e responsabile?

Perchè non opporre la stanchezza all'iperattività?  Perché non sdoganare la noia, la contemplazione, la lentezza per affrancarci dalla fretta, dall'abbondanza, dallo spreco?

Nessun progetto andrà in questa direzione, prima che qualcuno decida di legittimarla nel mercato, per Gestirla.   E ancora una volta, omologarsi potrebbe dire desiderare un porto sicuro dalle intemperie della creatività, protetta dal fascino indiscreto degli stimoli, al riparo dai pericoli dell'osservazione critica, intrigante quanto un magazzino di scorte idrauliche...

 

 

Io queste allucinazioni me le proietto gratis. Non per libera scelta, ma per un casto e piacevole ripiego. Ché, tanto, con l'aria che tira non me le pagherebbe nessuno...

 

Ciao

 

MAX

 

 

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