Centralismo Turistico - OBS#66                           agosto 2003

  

Chris aveva deciso di andare a visitare Fernando.   Nel suo appartamento trovò Renato.           

Non fece nulla per trovarlo simpatico. Già da prima di incontrarlo gli pesava pensarlo tra i piedi. Lo osservava e lo tollerava, sperando che se n’andasse presto.

Quella sua malattia tragica, la sua amicizia oscura con Fernando, quel suo disporre dell’appartamento, tutta quell’invadenza non poteva restare indifferente.

Fernando ricevette l’amico inglese con un abbraccio caloroso.  Com’era stato il volo?

Aveva faticato per trovare un taxi?

Caracas mi sembra sempre più caotica, aveva risposto Chris, lanciando un saluto a Renato. S’erano sentiti al telefono, vero?

Fernando gli aveva raccontato che erano amici di vecchia data, che il motivo della condivisione dell'appartamento era dettato da problemi di coscienza. Era più vicino all'ospedale, e poteva trovare un po' di conforto, di dialogo lontano dalla famiglia.

Il fatto che avesse ripreso a fumare non lo spostava dalla parte delle simpatie istintive.  Ma era un amico, era stato un famoso presentatore televisivo, ed era dolente.

Chris dormì nel letto a castello solo una notte. Il giorno dopo, rincasando da un giro di locali, trovarono Renato che dormiva con il ventilatore acceso. Soffriva il caldo. Chris invece soffriva l'aria, così cedette il letto e prese posto sul materassino infilato fra il muro e il divano nella saletta. Sfuggendo a ventilatori e sigarette notturne, avrebbe eretto quel buco ad unico rifugio notturno.

 

La gita tra le isolette di Morrocoy li attendeva il giorno dopo. Avrebbero lasciato Renato alle cure di un parente.

Chris aveva imparato a viaggiare solitario, indipendente, avventuroso, scopritore di culture, novità e storie. Si divertiva a fare amicizia e si arrendeva facilmente agli inviti casalinghi.   Condividere un piccolo viaggio con Fernando era stata una decisione piacevole anche se riduceva la sua privacy, la sua libertà.  Non facile, ma s’impara più soffrendo che esigendo, pensava fra sé. Anche se non era facile assumere i ritmi e i tempi degli altri.  Realista e divertente, Fernando rideva molto quando era in compagnia dei suoi vecchi amici e questo era un punto di vista originale, autentico e a Chris piaceva molto osservarlo..

 

Ritornati nell'appartamento a Caracas, Renato era peggiorato. Si lamentava continuamente dei dolori, lottizzava tutte le attenzioni. Fernando si tramutava in infermiere..

L'appartamento era di Fernando ma l'arredo era uno spaccato della famiglia di Renato. D'annata notarile, aveva una sua pignoleria con quei candelabri sul tavolino. Il malato imperversava. Sceglieva il posto a sedere, il posto dove mangiare. Si compiaceva del bisogno che aveva delle attenzioni di Fernando che pretendeva di chiamare con l’oscuro nome di Vladi, il quale lo assecondava volentieri.  Chris cominciava a rifugiarsi negli angoli di quell'appartamento minimo, cercando di non  ingombrare.  Usciva sempre più spesso da solo. Ritornando trovava la sua roba accatastata sopra le valigie in un angolo, come suggerimento a non invadere. 

 

Andarono a prelevare l’auto di Renato, così potevano portarlo all'ospedale ogni mattina. Aspettavano che facesse le cure radiologiche, poi rincasavano. La mattinata spesso proseguiva in coda nel traffico asfissiante di Caracas per qualche intestardita commissione. Renato ringraziava Chris per la sua funzione di autista. Quando non si lamentava per i dolori.  Mentre con Fernando parlava affabilmente, complice, con una linea d’elettricità che percorreva i ricordi, i confronti. Il viaggiatore era sempre meno padrone della sua vacanza. Arrivò ad essere geloso della malattia di Renato che monopolizzava le giornate, le ore, i progetti, gli impegni, le iniziative, le emergenze in un crescendo famelico che ingurgitava tutto come un cancro.

Grande abbastanza da arrangiarsi, sicuramente per non illudersi, l’inglese gironzolava da solo tra vie accaldate, centri commerciali pretenziosi, bettole caratteristiche, saune  semideserte, cercando di rincasare quando Fernando fosse tornato dal suo lavoro serale.  Poco prima di mezzanotte, ascoltando i rumori dietro alla porta per non disturbare Renato si obbligò a domandarsi che diritto avesse di essere in vacanza.

Quel venerdì che il lavoro sarebbe finito in anticipo, il progetto era di andare a passare una serata nei locali della Mercede. Ma nella serata Renato ebbe una forte crisi e chiese a Chris di portarlo in ospedale.  Fernando li raggiunse restando con loro tutta la notte.

 

Fu così che il turista fu costretto a combattere una guerra di cultura. 

Poteva criticare e separarsi da ciò che non andava come pretendeva.

Oppure poteva approdare ad un'isola nuova, che era lì, sempre esistita, nell’attesa solo di essere scoperta.

Lottò con tutte le sue forze per trovare una salvezza, un futuro, anche un presente.

La sua sensibilità approfittò delle penombre degli educati buonanotte per farsi coraggio. Il suo realismo si fece strada fra le difficoltà delle emergenze per organizzare un’identità morale, per soppesare speranze e diritti, per meritare un approdo in quella tempesta di necessità, di crisi e lamenti, accettò il fumo, le confessioni e i pianti di chi si sentiva troppo giovane per morire.

In quella ricerca comprese che gli orizzonti del capire non finiranno mai di allargarsi.

Prima che quella storia avesse termine accettò di essere un pulviscolo che entra in un cosmo nuovo, senza diritto di pretendere alcun trattamento di favore, alcun privilegio, alcuna stravolgimento della realtà. Era lì e faceva parte di quella realtà.  L’orgoglio ambiva una distorsione dello spazio e dei tempi a favore dei ritmi turistici, ma il viaggiatore non meritava di soccombere all'avidità di quella pretesa.

 

La sofferenza della paura si faceva sentire più viva dell'insoddisfazione del divertimento, ed era chiamato ad ascoltare.

Inattesa esperienza.  Viaggio forse, ferie chissà, disponibilità ed amicizia, inattesa osservazione. 

Scoprì  che avere più fretta non significa essere più importante. Da molto tempo aveva imparato a non essere eurocentrico nel suo approccio alle diversità del mondo.  Improvvisamente imparò a non essere turistacentrico nella pretesa di cambiare i ritmi, i progetti, le attese a consumo del proprio tempo.

Rientrato in Inghilterra da pochi giorni Chris non sa ancora come raccontare questa storia che ha in sottofondo le giornate fresche e assolate dell’autunno del Venezuela, onde mugghianti che sbattono il mite Atlantico sulle spiagge solitarie, i palazzi cadenti dalla patina coloniale, ragazzi che giocano a palla nelle strade dei rioni chiusi al traffico la domenica.

 

Ieri sera, telefonando al suo amico Fernando, Chris ha saputo che Renato non soffre più, e improvvisamente non può fermare le lacrime al telefono, inondato dal tempismo di quella morte, percependo il passaggio di Renato nella sua vita come una meteora che lascia il pulviscolo della sua coda, il suo messaggio, e se ne va.

E comprende che l’apprendimento è ben lungi dall'avere la parola fine scritta in calce.    

 

Fortunatamente.

 

 

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