Bertoldo  - # 56

                                                                                                         10 marzo 2003

 

 

    C'è speranza.

 

    Bertoldo, il saggio sempliciotto delle storie di campagna, rideva nei momenti di sventura e piangeva quando le cose andavano bene.

 

    Quando gli domandavano perchè, lui rispondeva: piango adesso che le cose vanno bene, perchè penso a quando finiranno, e verrà la parte peggiore. Rido nella tragedia, pensando a quando finirà e torneranno i momenti felici...

 

    Ultimamente molte abitudini cambiano.

    Alcune cadono.

 

    Come ha stancato SANREMO, altre azioni sono diventate obsolete. Speperi, fretta e maleducazione.

 

    Forse davano il ritmo ad una voglia di salire sul carro dell'ultima ora, dell'esserce qualcuno, dell'apparire prima o poi seguendo la scorciatoia che evita di guardarsi allo specchio.

 

    Dicono che l'Occidente stia subendo un declino culturale. Supertecnologico, superspecializzato, non garantisce una adeguata conoscenza individuale e affonda nelle chiacchere e nell'ignoranza.

 

    In tutta questa preoccupazione per il tanto annunciato declino di una civiltà, per l'ansia delle guerre, per l'insicurezza dei mercati e della tranquillità familiare io vedo un riscatto.

Vedo che scivola via ciò che non serve, appassisce il superfluo, evapora il posticcio.  Nei carri dell'effimero non monta più nessuno perchè non c'è posto dove portarli, il Pese dei Balocchi è chiuso per mancanza di attualità. Non piango.

 

    Come Bertoldo che si tormenta nei momenti di bonaccia, io mi rallegro pensando all'altalena della Storia. Tutto è ciclico, le devastazioni sono spesso il modo in cui la natura fa pulizia per ricominciare a fiorire.

 

    Abbiamo tempo per selezionare nuove semenze.

 

Ciao 

Maxxx     mabonave@tin.it