Caro BABBO NATALE - Osservando # 52

              

 

            Caro Babbo Natale,

  non so come sia la situazione per te, la tua slitta e le renne.

            Qui da noi quest'anno mi sambra che manchi l'entusiasmo.

  Una volta criticavamo il consumismo, ma è bastato un po' di crisi e l'avvento dell'euro per rendere

   tutti più giudiziosi.

            Code ai supermercati non ce ne sono. Non vedo neppure gente baruffare per accaparrarsi

  l'ultima  consolle di Xbox.

            Un pensierino diverso lo farei anch'io.

  Il livello di spese e divertimenti ed entusiasmo è calato, è vero, ma magari questa potrebbe essere

  la riscossa del moderatismo nei consumi, visto che il buonsenso va solamente citato, e a

  praticarlo sembrano rimaste solo alcune popolazioni indigene del Mato Grosso.

 

    E proprio vedendo come vivono in altri Paesi ( Argentina, Uruguay e Brasile), mi sembra che al

  dilà delle possibilità nominali di spesa noi siamo di gran lunga un po' più di tutto.

  Più ricchi dei poveri, più nervosi dei calmi, più ansiosi, più critici, più legati alle abitudini fino a non

  poterne fare a meno, pena squalifica a vita.

 

    Un tempo la gente sognava l'isola deserta per sfuggire agli obblighi.  Oggi sognanao le vacanze

  esotiche per rituffarsi in un fiume di povertà relativa e tanta allegra semplicità.

     Insomma. In Brasile non ho visto morti di fame seppure ho visto la gente raccattare allegramente

  lattine e cartoni.  In Uruguay ho visto la gente seduta ad osservare i negozi vuoti mentre bevevano

  il loro rituale calumet di maté. Mentre prima osservavano la fiumana di turisti  bevendo il loro rituale

  calumet di maté.

  Cosa cambia per loro?

  Molto cambia per noi. Soprattutto per gli articolisti dei giornali a sensazione, i resoconti

  drammatici televisivi.

  Ma io tra la tranquillità modesta ho incontrato solo sorrisi.

  Mi sono lasciato trasportare nei balli e nelle feste, nella disponibilità a parlare e conoscere, nelle

  bevute in riva alle spiagge stracolme di gente che aspetta lì che i paesi ricchi inventino qualche

  nuova diavoleria.

     Le ansie le lasciano ancora a noi, a noi che produciamo febbricitanti, che febbricitanti ci

  preoccupiamo quando la produzione e il consumo di queste migliaia di novità sembra scendere un

  po' dal top ten delle vendite incredibili...

 

    Beh, lasciando i sorrisi e la tranquilla povertà, i rischi delle città dove nessuno si esime

  dall'approfittare della stupida ricchezza sfacciata dei turisti imbellettati, come in ogni parte del

  mondo, lasciando i climi dolci, gli sguardi dolci e i dolci suoni di tamburi e cuore, ho pensato: ora

  ritorno ai lavori forzati...

 

    Caro Babbo Natale, quest'anno sotto l'albero mi piacerebbe trovare un'auto a idrogeno, viaggi non

  più turistici ma sofferti e aperti alla cultura del conoscere diversità e autocritica, passatempi

  instruttivi, e soprattutto relazioni sociali. Che forse, col tempo che risparmiamo dal non poter più

  spendere tanto, potremmo senz'altro recuperare da un passato che non deve tramontare.

 

    Ma, come mi avvicino all'albero a mezzanotte mi accorgo che le tradizioni sono un'accogliente

  menzogna: una favola che chiede solo di essere realizzata.

 

    Aspetta, Babbo NAtale, questa lettera non buttarla via con la fine dell'anno, che se anche non

  riuscirò a vederla esaudita subito, magari mi regalerà future sorprese.

 

    Manda sinceramente a tutti i miei amici un carico di benessere

   e di pace interiore...                  

 

 

Con affetto                                           

 

 

Maxxx