#37 OSSERVANDO - Il Marocco (5)


Un marocchino sta al bordo di una strada con un canna da pesca che cade nella sabbia. Un turista italiano lo vede e incuriosito si ferma in disparte. Dopo averlo osservato per alcuni minuti, trova il coraggio di avvicinarsi e gli chiede: scusa, ma cosa stai pescando? Non te lo dico, risponde. L’italiano borbotta tra i denti e se ne sta lì per altri dieci minuti, ipotizzando e rimuginando. Poi sopraffatto dall’amor proprio decide che non ha senso andarsene a mani vuote, senza una risposta come trofeo; si riavvicina e insiste. Dimmi cosa stai facendo. Sono disposto a pagare: ti do mille lire.

        Il marocchino non lo degna di uno sguardo e gli dice di andarsene. L’italiano valuta la situazione, la curiosità, la stranezza del fatto, il pensiero di quello che potrà raccontare a casa, il senso di superiorità e il connesso potere economico e rilancia: te ne do cinquemila,  ma dimmi cosa stai pescando. Il marocchino ha tempo da vendere e non si fa sottoporre a pressione, mentre l’italiano incalza e lo circonda. Alla fine sembra cedere alle insistenze e rilancia.  "E’ un segreto che ci tramandiamo di padre in figlio. Solo per centomila te lo dico..."   L’italiano sbuffa ma ghignando apre il portafoglio e compra il suo risultato. Il marocchino dice : "...Pesco gli stupidi come te…"

Per il mio carattere eternamente curioso e la mia appartenenza al mondo dei ricchi europei mi sono trovato spesso attaccato alla canna da pesca dalla parte dell’amo, non lo nego. La domanda che mi pongo tuttora è sempre la stessa: ne è valsa la pena?    La risposta torna uguale: qui a casa come in Marocco, in Asia o in Sudamerica, assolutamente sì. Comprendo però che si tratta di una scelta di vita, o forse di una necessità dello spirito non universalizzabile. Non lo insegnerei ad una classe di studenti elementari né lo consiglierei ai miei nipotini, ma una cosa è certa: le cose si imparano veramente solo se si esce dal salottino di casa propria. E come in ogni buona minestra, a parità di ingredienti anche qui la differenza la fa il condimento. Condire un viaggio con una buona dose di interesse aiuta ad approfondire, durante, dopo ma soprattutto prima. L’attenzione alla profondità del portafoglio la trovate sul luogo.

Nelle città turistiche la vittima viene subito notata. Mentre i venditori lo aspettano al varco e lo blandiscono coi loro inviti a entrare e vedere la mercanzia, offrendo un riparo al martello del sole, uno sgabello per riposarsi e perfino un tè alla menta, ("ma non per comprare, solo per vedere" è lo slogan d’abbordaggio) la piazza e le stradine pullulano di guide improvvisate, ragazzi con l’occhio clinico per la “vittima” sorridente e disponibile, il cui sguardo estasiato lo dichiara pronto al pittoresco, alle storie e alle fiabe rodate alla polverosa scuola della strada, dei quartieri dove si tira avanti con pochi spiccioli, dove ci si vanta dei successi e si confrontano i trofei di caccia.

     Ragazzi che per sopravvivere vendono sigarette sciolte agli angoli della strada, pubblicizzando la loro merce col tintinnare delle monete nella mano o nella cassetta di cartone. Ragazzi che dormono dove riescono, in un angolo in casa di cugini o amici oppure in strada. Ragazzi che tentano la scuola, l’internato in istituti che derubano sul cibo e sui servizi imponendo regole coraniche spesso al solo scopo di rinfrescarsi la facciata. Un mondo a caccia di una circolazione di denaro che è garantita solo dal flusso del turismo alla ricerca di emozioni tutto sommato economiche, o dall’abilità di allestire  una farsa, o dalla capacità di ingraziarsi un funzionario corrotto.       O da un panachè di tutte queste cose insieme.

    Una volta conosciuto il canovaccio di base, tutte le storie finiscono per assomigliarsi: i negozietti sono gestiti da fratelli e parenti, la giornata è la più propizia per acquistare visto che domani sarà una improbabile festa islamica, un loro cugino sicuramente abita nel tuo paese e così finisce che a te fanno sempre un prezzo da amico, inferiore dello 0,05% del prezzo iniziale. Un’insistenza che non ammette riposo né discrezione perché sarà forse l’unica occasione per molti giorni. Ma come ad ogni latitudine, colui che ha scelto la via più facile per guadagnare vedrà i sui proventi scivolare in una strada tutta in discesa. E così il “bottino” pescato dalle tasche dell’europeo di turno se ne andrà in cianfrusaglie e feste, diviso con amici che avranno fortuna la settimana prossima, anche loro eterni praticanti  di un arrangiarsi dove tutto ha un prezzo, anche il sorriso. Non è forse così anche a Caracas, a Bangkok, a Colombo, a Dar El Salaam, o nella Napoli degli anni cinquanta? (solo negli anni cinquanta?)

        Per il turista d’oggi un’occhiata corre il pericolo di trasformarsi in un impegno, rallentare il passo è un boomerang, accettare di scambiare due parole è come lasciarsi aprire la valigia.  Tutto può trasformarsi in un trabocchetto. Occorre smettere gli abiti da vacanza, la macchina fotografica in vista, le collane, gli occhiali firmati e i distintivi della preda e indossare la praticità interiore di Indiana Jones: gentili ma decisi. Non occorre essere maleducati per evitare le canne da pesca lanciate in ogni piazza, angolo della strada, bancarella o souk.  Non basta essere ragionieri per capire che c’è un prezzo speciale per turisti dietro ogni banco, servigio o ufficio per quanto autorevole e di solito è dieci, venti volte quello praticato ai locali.  Chi cala dagli aerei con l'aria condizionata deve aver chiari i suoi obiettivi.

            Il turista scende fin qui con una gran voglia di ritrovare l’infanzia perduta, l’infanzia di una civiltà che a casa sua non può più incontrare. Diventa così l’anello debole di quella catena della domanda-offerta che si nutre degli sprechi sbattuti in faccia alla gente dalle televisioni dei paesi privilegiati. In ogni paese povero dei tetti di latta e cartone le parabole satellitari spuntano come funghi.

        E’ il modo più economico per rimanere ancorato a dove va il mondo.   Ed è una fonte di meditazione, spesso un incentivo a quella grezza forma di redistribuzione chiamata delinquenza.

 

(5 Parte - Continua)

Maxxx  mabonave@tin.it