#35 OSSERVANDO - Il Marocco (3)


                                 

 

Arrivano o si incontrano nelle stradine delle vecchie Medine gli stranieri,  i turisti inquadrati da subito perché non han tempo per ciò che agli occhi degli arabi rende un uomo degno di rispetto: il rito lento della trattativa. Noi lo chiameremmo estenuante se solo osassimo applicarvici: il più delle volte flashiamo sgarbati il nostro portafogli in valuta, considerando il tempo che perdiamo e quanto invece possiamo permetterci di pagare qualcosa che, per carità, avremmo anche potuto ottenere per meno ma fatto vuole che a casa nostra farà comunque un effetto scenico inusuale.

   Mi è capitato di addentrarmi nei souk di CASABLANCA alla ricerca di stivali di serpente, sotto le instancabili cure di un ragazzo locale. Dopo aver scartato alcune proposte troppo ovvie, abbiamo agganciato l’obiettivo. A me il prezzo richiestoci, quattrocento dirham, circa ottantamila lire, andava anche bene, ma so che occorre trattare almeno un po’; fa parte dell’affermazione della personalità, nel corso della quale ognuno sembra abbandonare definitivamente la trattativa più volte per poi ritornarvi di lì a poco senza timore di perdere la faccia.

Il venditore, racchiuso nel suo negozio che è poco più di un armadio, tiene in mano l'oggetto e ne racconta la storia, o tu puoi raccontare la tua storia senza entrare nel merito del suo valore reale, che nessuno saprà mai. L'uomo tra le sue merci è soprattutto un uomo tranquillo, che protegge ogni oggetto parando le aggressioni e le furbizie di chi dimostra di desiderarlo. Il compratore deve arrivare a illuminare il suo cammino dentro la trattativa che appare come il girovagare tra i budelli della Medina, stretti labirinti da cui si  esce all'improviso illuminati dal sole accecante, sovrastati da vociare e colori mentre prima si era all'ombra e nel silenzio.  Nei souk il primo prezzo è un enigma che dipende dalle circostanze, dal cliente, dal momento della giornata e la pantomima si districa tra dignità e scherno, risolutezza ed eloquenza, tutte tese ad ammorbidire l'avversario, tutte tentate prima della resa.

Lo so, non si può perdere punti di fronte ad una trattativa, per insignificante che sia, poichè in gioco vi è la perdita del rispetto. Questa è in ultima analisi la ragione per la quale il turista viene considerato un individuo da “castigare”. Loro che non cedono ai piagnistei di un familiare rimangono sorpresi dalla disponibilità con la quale un europeo dimostra di dar credito al primo estraneo. Per questo un turista evidentemente in balìa delle sue tranquille abitudini europee viene subito adocchiato e classificato come “vittima”.

            Lo so, so tutto, ma quello era l’ultimo acquisto promesso ad un amico ed io avevo un aereo che partiva di lì a due ore. Per cui fremevo d’impazienza mentre assistevo ad un minuetto di botte e risposte che non sembravano approdare a nulla, aventi lo scopo di abbassare il prezzo della merce di una quota che per me non valeva la preoccupazione.

Come sempre accetto ciò che gli eventi mi ammanniscono, ma avrei dovuto ascoltare il mio ruolo europeo che, ormai rientrato nel ritmo del ritorno n patria, mi spingeva a concludere in fretta e rientrare alla base.  Infatti, tornato al parcheggio dove avevamo proditoriamente lasciato la Duna a noleggio (si può prendere un’auto meno onomatopeica in Marocco?), scopriamo con raccapriccio che è scomparsa, assieme alla persona incaricata di controllarla. Il venditore di jallaba d’angolo attirando la nostra attenzione ci comunica che è venuto il carro attrezzi e a nulla sono valse le proteste del nostro uomo di fiducia. Tra l’altro le carte della vettura le avevo io, non essendomi fidato di lasciarle in auto.  Morale della favola, dovrò prendere un taxi e lasciare l’auto al suo destino, non essendo riuscito, dopo una corsa alla centrale di polizia, a risolvere alcuna delle trattative altrettanto rituali e snervanti. Non avevo infatti le due ore necessarie per andare di qua e di là, ballare il solito balletto e, dopo aver dimostrato inappellabile deferenza per l’autorità, accettare quel compromesso economico che già era scritto nel corano della circolazione stradale.

 Con la disponibile forza dei miei amici, per quanto non disinteressata, riuscirò nell’avventura di ritirare i bagagli, caricarli su un taxi e fondarmi all’aeroporto, dove gli uffici non aspettavano altro che un mio ritardo per dedicarsi ad una trattativa da concludersi con l’inevitabile mancia.     La povera Duna, con appena cinquecento chilometri sul groppone, sarebbe stata ritirata dal noleggiatore eccessivamente accondiscendente, che innescherà proditoriamente una sceneggiata sulla distruzione di avantreno, retrotreno e trasmissione e semiassi cercando di rivalersi sul mio numero di carta di credito in una tipica azione di pesca al pesce-turista che ancor oggi non ha visto scritta la parola fine…

Ciao

Maxxx  mabonave@tin.it

(3 Parte - Continua)