L'Osservatorio # 27

 

solo uno a pasto, per cortesia

 

Il Cliente Obsoleto.

 

Un barman racconta una storia curiosa, che se non fosse anche pietosa sarebbe da guinness dei primati. A tutti è capitato di perdere qualcosa, un mazzo di chiavi, un treno, un amore.

Questa volta si tratta dell’amore.

Diciamo che era una bella ragazza, in questo caso. Successe cinque anni fa . Già allora frequentava il pub alla sera, accompagnato da una ragazza carina, e tutti quelli che lo vedevano si domandavano, dentro di loro, come facesse una ragazza così carina ad uscire con un ragazzo così mediocre, diremmo addirittura oscuro. Forse era la sua professione?

Ma non sarebbe uscita per un anno con la stessa persona.

Poi il fattaccio.

Non lo si vide per sei mesi.

All’improvviso  lei riapparve con un altro.

Una volta, due volte solo. Lui venne una sera e domandò di lei: l’ avevano vista forse qualche volta? Il barman ha il suo codice di comportamento, non può farsi coinvolgere. Disse di no, che non l`aveva vista mai.

Una sera lei era lì, allo stesso tavolo, con un altro. Lui entrò e si sedette al bancone. Domandò ancora. Il barman non poté esimersi dall’indicargli il tavolo.

Lui volse lo sguardo, il suo volto andò in fiamme e poi negò, negò risolutamente e spergiurò che non era lei, che il barman si sbagliava, che si trattava di un’altra, che non le assomigliava nemmeno. Poi, sempre grugnendo mascalzonate, pagò e uscì.

Qui la pena si trasforma in un lungo, malinconico dramma.

Di lì a qualche tempo, timidamente lui cominciò a tornare con un`altra, un donnone stile Botero, grossa  e dallo sguardo gentile, che per un`ora e più lo osservava con aria interessata, ascoltando i suoi racconti.

E lui inevitabilmente parlava dell`altra, del tradimento subito, della perdita sofferta, domandandosi perché e percome. Lei lo osservava interessata. Tutti amiamo un buon ascoltatore. Lei era da premio Oscar. Per qualche giorno, qualche settimana, quasi ogni sera che il giorno volgesse in notte lui era lì, la trascinava al bancone e la inchiodava al suo racconto, al suo rivivere sofferto, anche se nelle sue parole c`era solo rabbia, distinguo tra la buona disposizione di lui e il tradimento di lei, tra il suo essere credulone e il di lei non averlo capito, non averlo accettato. 

Il barman non sapeva più cosa pensare. Li vedeva arrivare lì e ripetere la scena sempre uguale, sempre identica. Lui che si sfoga e lei che ascolta, sorridente, con la faccia che di settimana in settimana, di mese in mese rivela più sforzo nel conservare l`educazione.

Sono passati cinque anni.

Ancora la storia si ripete. Per il barman ha raggiunto vette di insopportabile routine. Sentire lui che ponza e vaneggia sulla di lei insensibilità, sulle sue scelte come se la cosa fosse successa solo ieri. Il barman non può intromettersi, ma lo stomaco gli si contrae quando li vede entrare, provando incomprensibile stanchezza per lui e pena per la rassegnata costanza di lei. Lei che ogni tanto cambia pettinatura e profumo e continua ad ascoltarlo, lei che sta in piedi al banco e lo guarda e accetta che si parli sempre e solo dell`altra. Da cinque anni.

Non so cosa dire. Forse posso solo domandarmi se fosse vero amore, o solo un tentativo infinito di rivivere un sogno impossibile.  Illusione o diabolico autolesinosmo?

Forse il solo vero amore è quello, silenzioso e stoico, della povera donna-botero.

 Ciao

 

MAXXX   mabonave@tin.it