L’Osservatorio # 12 - Debolezza


 

 

 

 

Non lo so. All'arrivo dell'autunno qualcosa sembra cambiare anche nell'organismo.  Componenti che un tempo avevano influenza limitata ora rivestono un ruolo più marcato. Il freddo, il letargo.  Le mie personalissime giornate nebbiose mi perseguitano petulanti come un assicuratore che vuole proporre una nuova polizza, assumendo un aspetto più rituale che causale.     Non accadono per una ragione indotta da un  comportamento, né a causa di fatti esterni.  Sembrano ripresentarsi come le comete nei loro giri attorno al sole. Inaspettate finché l'umanità non riesca a codificarle. 

 

Nel mio piccolo ho teorizzato una predisposizione genetica per molti comportamenti che mi riconosco. E chi mi frequenta sa con che desiderio lotto per sfuggirci. Non mi ritengo fortunato o sfortunato. Ognuno porta in sé croci e delizie del suo vivere interiore, dei suoi rapporti civili, delle sue relazioni con l'ambiente circostante. Lottiamo per smorzare, se non proprio annullare gli effetti delle più pesanti. Così come ci dedichiamo il più possibile all'ampliamento degli aspetti che più ci sollevano dalla forza di gravità insita nella vita. Ci divertiamo e ci dedichiamo alle nostre passioni, ai nostri interessi, non accorgendoci a sufficienza come essi siano commisurati alla nostra natura.  

 

A cosa dovremmo prestare attenzione? Probabilmente al fatto che non tutte le attività van bene per tutti. Al fatto che ognuno è come un elastico legato a due poli: quello di partenza e quello di arrivo. Per quanto venga tirato da una parte o dall'altra, alla fine tornerà sempre al suo punto di mezzo. La sofferenza nelle scelte individuali è spesso determinata da questo tirare, da questo volerci stiracchiare da una parte all'altra per seguire indicazioni che sono, appunto, troppo generiche, troppo generalizzate.

 

Si parla spesso, socialmente, di maturità, rappresentata come la capacità di mediare e di posporre la soddisfazione di un bisogno fino al raggiungimento di uno scopo superiore o comunque diverso. Quando questo comportamento è sinonimo di crescita e quando invece è il portatore sano di un pericoloso trauma? Non sempre l'agitare una carota, una caramella o delle perline colorate è indice di progresso in chi propone nè in chi aderisce a quell'offerta. Ma nessuno ci insegna ad applicare questa legge alle nostre necessità, alla ricerca del nostro vero punto di equilibrio. Se non la vita stessa, con le sue sbandate, con le sue legnate. Siamo destinati ad una selezione naturale? Io credo che il messaggio dell'essere comunicativo sia anche quello di sollevare un po' colui che ci sta a fianco, a riguardo di tale questione.

 

Aiutarci l'un l'altro a scorgere gli strumenti più appropriati, a cercarli, a padroneggiarne l'uso. Lo scopo è quello di star bene un po' tutti, senza rischiare ogni giorno, come oramai succede, di incontrare qualcuno che di questi strumenti fa uso improprio, magari impugnandoli contro di noi.

    O contro qualcuno che è troppo debole per potersi difendere...

 

 

 

Ciao

 

MAXXX