Osservando # 100 - 20 giugno 2006

    

 

 
  

     Cose di Favelado

 

(Sesta parte- 20 giugno 2006)

 

 

 

 

  

         Il Brasile dei luoghi comuni è il paese dei sensi allo stato naturale.

Nella nuova Isola di VeraCruz, di fronte agli indigeni innocenti vestiti della sola abbronzatura, l’ammiraglio Pedro Alvares Cabral della flotta portoghese pensò di essere di fronte agli abitanti del ritrovato Paradiso Terrestre, ma prima del peccato appunto, quando Adamo ed Eva ancora non avevano coscienza della propria nudità.  Era il 1500.

 

Molto della sensazione è ancora rimasta.  Il Brasile appare oggi come un medioevo popolato di bambini.

            Un paese ricchissimo di gente povera che non si preoccupa del domani. Traboccante dei miti tropicali ma anche aperta a ogni nuova colonizzazione commerciale, non sembra intaccata dai temi cari al bacino del Mediterraneo. Non si discute di ambiente, acqua e inquinamento, sostenibilità o crescita dei servizi.  La battaglia per l’identità vorrebbe dimenticare il fastidio delle   favelas che, presenti sin dagli anni 30, ospitarono la manovalanza per la costruzione della Copacabana turistica.  

            Migliaia di muratori, pittori, carpentieri, scaricatori e le loro famiglie trovavano nelle povere baracche a lato dei quartieri in costruzione una dimora economica, abbarbicata sulle pendici dei pan di zucchero a ridosso dei quartieri in costruzione. Da allora lo sviluppo vertiginoso di Rio de Janeiro si riflette anche nei "morros", le favelas abbarbicate sono decine, centinaia, e arrivano a ospitare centinaia di migliaia di abitanti cadauna, mentre nascono negozietti essenziali e punti di ristoro, anche se nella maggiorparte ancora oggi mancano scuola, ospedale, piazze e cinema. Lo sviluppo dei servizi in espansione ah sempre scelto di dimenticare le favelas, che rappresentano una brutta pubblicità per una città di avide ambizioni turistiche.

 

 

 

            Agli inizi degli anni 90 non hanno elettricità a sufficienza, le strade sono ancora di terra e le fognature sono rigagnoli a cielo aperto che scorrono a fianco delle porte di casa e nei giorni di pioggia si mescolano a fango e immondizie e pezzi di pareti malferme, attraversando gli angoli dove giocano cani e bambini. Gli interventi sociali si limitano alla repressione indiscriminata di una realtà ricordata con fastidio solo quando esplodono atti di violenza.  Nel gergo cittadino la parola favelado significa indigente senza cultura, probabilmente bandito

 

            Ma tutti in Brasile partecipano come possono al clima di approfittare di ciò che c'é, senza limiti e sena progetti.   Mentre nella città dello sviluppo smodato i fortunati arricchiscono nella sregolatezza priva di qualità, le favelas, separate moralmente e geograficamente, diventano il naturale alveo di rapinatori e trafficanti.

 

            L’aria che si respira nelle serate turistiche ricercate, da Buzios a Cabo Frio, è teatrale nella sua pretesa di mondanità sopra le righe, pulita, internazionale, inarrivabile per un abitante locale. Nelle cittadine della Baixada Fluminense della Rio interiore, o anche solo nei quartieri popolari di Catete, Lapa e Fatima ogni bar è pieno di ombre e di odori.

 

  

 

 
 

 

Eppure c’è qualcos’altro a sfidare l’attenzione del viaggiatore curioso, tra le rocce scure incastonate nel velluto bagnato dal mare, nelle serate seduti attorno ad una grigliata di strada improvvisata, contagiati dalla gioia delle feste senza domani.

 

            Bisogna avere amore per un Paese come il Brasile per raccontarne le Storie, sciando sulla povertà, la miseria dei ragazzi senza famiglia, la povertà sbeffeggiata e odiata dalla borghesia senza cultura e lontana dall'idea europea di diritto e di rispetto. A differenza di quello che siamo abituati a leggere nelle storie strappalacrime dei giornali,  qui sembra che le differenze sociali acuiscano solamente la rincorsa.  Coi piedi caldi è troppo facile iniziare una pagina avendo già in mente dove vuoi andare a parare. Le cose da descrivere assumono caratteri da macchietta, caricature evidenti di un comportamento conosciuto di seconda mano (...)

 

 

           

 

            Manca di capire la lingua  per evincerne i gorghi descrittivi, l'uso di forme verbali tipo TA'LIGADO? Sei Connesso? o  domande con toni e inflessioni che ti sospettano di scarsa propensione al divertimento, o ti accordano la minima sufficienza nel lasciarsi andare.

Come io sono sopra le righe, allegro e immaginativo, felice nella mia euforia quando ho bevuto un paio di bicchieri di vino in montagna, così comprendo il favelado e la sua maconha che scivola bambagia sulla donna separata, sulla figlia di due anni, su un passato fortunato di prostituzione e piccoli lavori con il traffico, e non mi va di fare moralismi.

 

            Non critico l’ amico dai capelli rossi, che mi fece conoscere il vecchio capo Biu e poi diventò soldato del cabeçao. Né mi sorprende non poterlo salutare nelle mie visite alla favela. Bouguinho fu ucciso assieme al suo capo, a soli 23 anni. Non potremo più fare baruffa su chi paga le birre al bar. Il colpevole di quell’imboscata, il delatore che voleva prendere il possesso del traffico non durò quarantotto ore. La sua testa esplose assieme ai suoi progetti di comando.  I nuovi capi oggi sono due, Joke e Nein, soprannomi come altri, mentre altri segreti vengono celati fra le calli oscure, le ripide scale, le pareti non intonacate, le immondizia a cielo aperto, le certezze a misura di giornata, le dimore senza identità e le esistenze senza identità.         

 

            Anche il domani è un lusso nella voglia di vivere qui e ora, a dispetto della pretesa superiorità di un mondo che si reputa normale.

Laggiù, nell’asfalto…

 

 

 

MAX                     (sesta parte – FINE)

 

(il racconto non è integrale,

copyright © 2011 max bonaventura

chiunque volesse leggere la versione integrale, può farne richiesta all'email max.bonaventura su gmail.com)

 

 

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