L'Osservatorio #5

 

                                                                                                                                      

 

 

Hei, boyz unt girlz!

 

    Non è tempo di formaggio latteria magro con questo caldo.

    Io amo il caldo ma mi adatto anche al cibo, nel senso che ascolto ed assecondo il mio corpo nelle sue richieste di cibo e in questi giorni non mi chiede formaggio. L'avrete sperimentato anche voi certamente. Vi domandate che cosa volete mangiare e poi osservate le varie pietanze oppure vi fate un trailer mentale delle solite possibilità... E lo stomaco o la testa vi danno un segnale di gradimento o di neutrale disinteresse. Beh, certo che un po' di frutta e verdura la vediamo molto più di buon occhio per la settimana a venire, fino a quando la voglia di carne o pesce o cous cous ci traghetterà nuovamente verso la stagione  intermedia, comunque fuori dal lago di questo ferro-fuoc-agosto che è sì in linea con le medie stagionali. Ma alla maggiorparte dei corpi in fiamme delle medie non gliene frega poi molto...

    Se siete in vacanza o in ozio forzato col sederino a mollo in una pozza sul carnaio jesolano o coi calzettoni e le braghette alla zuava in un rifugio alpino, ci risentiamo la prossima settimana. Nemmeno io in questa ho sentito il bisogno di connettermi al grande fratello del simulmondo, nè di lanciare urla di sorpresa o di terrore o di monito a me stesso. Osservare sì, questo non manca mai. E la cosa che mi piace osservare in questo momento è la calma. Calma nel lavoro, calma nelle relazioni umane, calma nelle notizie alla tv e nei gironali, calma nella politica. Tutto sommato se ci sentiamo così calmi e poco assediati adesso ci vien da pensare che le nevrosi vengano prodotte da quell'artificiosa fibrillazione che la cosiddetta non-calma del resto dell'anno reputa necessaria alla sua sopravvivenza. Nel qual caso noi saremmo carne di alimento. E in questi rari momenti in cui non siamo un bersaglio per marketing o statistiche ci vien familiare, sempre più familiare la visione di quei film post atomici degli anni settanta-ottanta, i vari Blade Runner e Terminator dove le persone perbene erano quelle che lottavano per non farsi omologare.

    Beh, questa cosa mi riporta ad un'altra idea che mi frulla nel cervello da un po' di tempo e che non vuole andarsene, che è che la soddisfazione abbia a che fare con la biologia. Ogni condizione ed ogni situazione ci crea uno stato biologico, fisico, che noi percepiamo come piacevole o spiacevole. E' come l'agio e il disagio in banca, il guadagno o il costo per il correntista. Dipendono tutti da parametri. Sono determinati da valori, da quantità di stimoli numerati. Ma seppure queste sono analisi che seguono, delle cosiddette letture a posteriori, spesso l'immissione di additivi, l'avvicinarsi volitivo ad aree pregne di effetto aumenta in noi percentuali di vantaggio, di benessere. Se scopriamo in noi stessi e attorno a noi, nelle abitudini come nelle culture, tutta una serie di cose ed atteggiamenti che ci producono questa soddisfazione, introducendole nella nostra giornata potremmo aumentare il nostro bagaglio di benessere biologico. Lasciamo poi all'osservazione la capacità di stupirsi di quanto saremo soddisfatti. Osservazione - analisi - azione - osservazione. Ma sul che cosa ci vuole necessariamente uno sforzo culturale. Oppure un accadimento che smuova l'entropia della condizione precedente.

    Torniamo a bagnarci le pubenda in riva al mare ed aspettiamo l'onda. Quella nostra dovremmo riconoscerla. Ci ha il nome scritto sopra. Fors'anche il banner pubblicitario.

    Smil, det smitter. Sorridi, è contagioso...

 

 

  Ciao Amici... 

 

MAXXX   mabonave@tin.it