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Come un giovane della classe media diventa spacciatore?

     

All’età di 13 anni, Rodrigo detto Rody cominciò a fumare maconha, la versione più leggera e tropicale della marijuana. Sette anni dopo, già era abituato all'LSD. A 27 anni il giovane consumava tutte queste droghe addizionate a ecstasy e cocaina.  Residente in un appartamento con quattro camere in un quartiere sofisticato della Zona Sud, era quello che si dice un tipico ragazzo della classe media.  Sempre vestito alla moda, calzava scarpe Osklen, bermuda BlueMan e camicette Ellus. Bazzicava le migliori boutique di Rio Sul e Leblon. Rapidamente, entrò a commercializzare ecstasy e acido giustificando che le vendite erano, in verità un aiuto per gli amici che non avevano un buon contatto per comprare droghe.  Spesso ci capitava di incontrarlo alla birreria Devassa a Ipanema, sempre prima di una festa importante in discoteca o di carnevale. Fu così che cominciai ad ascoltare gli argomenti di cui parlavano i miei amici. Erano sempre numeri: “Io ne prendo sette, io almeno quindici. Io ne voglio 30, così ne do un po’ anche a mio cugino che me ne ha chieste”.   Il mondo delle droghe non è abitato da orchi, ma da gente per bene.

 

Dopo un anno e mezzo, Rody scomparve dalla circolazione. Tra gli amici correva voce che fosse entrato in una clinica per disintossicarsi dalla dipendenza da prodotti chimici. Se fino al giorno prima era importante avere il nuo numero nella rubrica del cellulare, da quel giorno divenne un argomento tabù per tutti.  Oggi lui è la notizia che fa il giro delle compagnie del sabato sera, delle bande cittadine a caccia di avventure e di divertimento, e anche di molti studenti universitari.  I quali tremano al pensiero che egli apra la sua agenda ai poliziotti della Bragata per la Lotta contro gli Stupefacenti.  La presa di distanza dalle abitudini passate è d’obbligo, soprattutto sotto la luce dei riflettori dei notiziari. Ma la realtà è che la droga sintetica è diventata un passatempo nemmeno tanto temuto, fra le generazioni beneducate della classe media, in bilico fra echi di sviluppo economico e globalizzazione del piacere. Fra le numerose bande frequentate dai rampolli di famiglie bene, la sua storia fa notizia, mentre lui  ringrazia il Cielo per aver lasciato il mondo psichedelico prima che qualcosa di più serio potesse succedergli.  

"Ero un trafficante. non posso negarlo. Quando si è coinvolti, è più facile credere di non esserlo", ammette a chi gratta un poco la superficie dell'omertà del benessere.   Ma come sempre le ammissioni sono parte della cura, un po’ richieste, un po’ dovute. Di fronte all’evidenza ci si rende conto di aver sbagliato a pensare che a cadere negli artigli del traffico siano sempre i ragazzi sbandati dei sobborghi o, peggio, di quella terra di nessuno nota con il nome di Baixada.   I giovani come Rody, catturati ogni settimana sull’onda delle morti in discoteca, credono che, per il fatto di non andare in giro armati, non sono trafficanti.   Non si considerano tali perché non sono attratti da quel genere di malavita. Pensano di non esserlo perché non vivono di crimine o perché sono studenti universitari. 

 

Lui ha avuto opportunità privilegiate durante l'adolescenza. Nato a Rio de Janeiro, una delle metropoli più sfavillanti del Sudamerica, viene da una famiglia ricca che gli ha consentito di studiare negli Stati Uniti e in Europa, pagandogli anche università private. Sua sorella e suo fratello hanno avuto le stesse opportunità ma non sono entrati nel mondo delle droghe. Poco prima da sua cattura, fumava circa sei sigarette di maconha al giorno e consumava fino a quattro compresse di ecstasy per notte nel fine settimana.

 

 Dopo poco tempo,  il vizio di Rody già non si sosteneva più con i soli soldi ricevuti da casa. Passò quindi a fare quel che chiamava un favore per i suoi buoni contatti.    “Le persone non lo percepiscono, ma la maggior parte degli utilizzatori di droga finiscono per venderla.  A volte ne comprano 100 g, ma ne tengono solo 25 e vendono il resto. Molte volte un amico chiede che le compri anche per lui. E così le persone cominciano a vendere.  Nel caso del carioca, i favori aumentavano nel tempo e presto passò a stoccare in casa sostanze di altri trafficanti.

 "Ho iniziato a vendere per sostenere il mio vizio. Un ragazzo che era il mio contatto lasciava la roba a casa mia per proteggersi e io gliela tenevo al sicuro per scalare un po' di debiti. Da lì, ho cominciato a vendere per lui. Ma i miei debiti aumentavano."   Secondo Rodrigo, il vizio gli faceva perdere il denaro nonostante le vendite.   "Andavo ad un rave.  Uscivo di casa con 40 pasticche, tornavo senza nessuna in tasca e con il denaro solo di 15. Non sapevo quante ne avevo ingerite, quante ne avevo regalate agli amici, quante ne avevo vendute e quanto denaro delle vendite avevo speso in vodka o RedBull."

 

 

 

Se Rody oggi ammette di essere stato un trafficante, in passato la realtà era costantemente negata.  Lo schema del traffico è ancora un mistero per lui. Ciò che Rody sa è che l'LSD, l'estasi o l'hascisc arrivavano in Brasile dall'Europa. I trafficanti uscivano dall'America Latina con la cocaina e delle donne ritornavano con il carico di droghe di importazione. 

 

Ogni volta che loro toccavano questo argomento, diceva che non voleva sapere, supponendo che a seconda del trafficante, la droga venduta poteva benissimo essere prodotta in laboratori brasiliani.

Il va e vieni di persone sconosciute in casa non fu sufficiente perché i genitori di Rody percepissero il problema. nonostante fosse chiaro che c'era un movimento strano.  Rody racconta che molte volte i responsabili dei giovani preferiscono non accorgersi del problema.  "La maggior parte non vuole vedere perché è difficile ammettere la verità.  Dicono: ah, mio figlio sta solo fumando una canna. Preferiscono essere tolleranti."   In realtà è difficile per un giovane nascondere il fatto che sta vendendo anche ad altri, dato che buona parte dei trafficanti è consumatore e la casa della maggior parte dei consumatori inizia ad essere frequentata assiduamente da estranei.

 "Il padre quindi deve capire come suo figlio sta sostenendo il vizio, dice Rody, riferendosi alle scuse che i genitori si inventano quando iniziano ad avere il sospetto che i figli stiano consumando droghe.  Il miglior consiglio è che i genitori non si nascondano l'evidenza. Se c'è un problema, deve essere affrontato.

E’ una delle lezioni per le quali passa ogni società, nel momento in cui lascia la via tradizionale e imbocca l'autostrada del rapido sviluppo. Non a caso le forme educative autodidatte passano attraverso la tolleranza per sfociare nell’indifferenza, lasciando campo al precipitare degli eventi.  Uno dei consigli dati dai sociologi alle famiglie che si trovano ad affrontare questi problemi, è che il padre deve essere un confidente responsabile, non un semplice amichetto.

 

 

 

          Le discoteche del Brasile non sono molto diverse da quelle del resto del mondo, dove lo spirito spensierato dilaga in modo sempre più accentuato, diffondendosi in ogni aspetto della società civile, tracimando dalle vasche dell’eccesso notturno per colare nei visceri del divertimento quotidiano.

 

 

- Rio de janeiro - 12 novembre 2007

leggi anche :  La neve di Rio - 1

e :  Avventure a Nordeste

 

 

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