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Protetti da Seu Zè

 

Modernità, adesivi e credenze popolari

 

 

 

 

 

            La gioventù della nascita di un moderno stato Brasiliano, che a dispetto dei 500 anni dalla scoperta possiamo datare solo dopo l'abolizione della schiavitù, con la legge Aurea del 1880, ci consegna un paese giovanissimo ed esuberante.

Scolarità ed educazione sono però ancora immerse in un parassitismo e in una disorganizzazione che in molti casi rende difficile l'emancipazione da una ranking da terzo mondo. Le trasmissioni della strapotente Rede Globo uniformano il sentiment popolare con le tematiche della seguitissima telenovela delle 21, che aiuta e a volte sostituisce la creazione di una identità culturale, lanciata in un edonismo consumista spesso debordante.

 

 

Altro dato interessante, direttamente collegabile all'euforia della crescita, peraltro drogata da un sistema creditizio al limite del rischio subprime, riguarda la vendita di auto e il conseguente incremento del numero di incidenti sulle strade, un record che già nel 2007 vedeva Rio de Janeiro come triste capofila, col 45% di incremento delle mortalità. In Brasile non esiste una rete ferroviaria, ma solo qualche linea destinata al trasporto commerciale. Come nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo, il trasporto su lunga distanza viene delegato alle compagnie private di pullman. O al parco circolante di auto costruite con gli scarti della produzione internazionale. Un modello di Fiat o di Ford fabbricato in Brasile nasconde sotto una lucida e accattivante carrozzeria moderna, tecnologia ormai dismessa nei paesi di origine. E’ facile osservare cartelli pubblicitari che inneggiano al lancio dell’ultimo modello di Fiat Punto, un’auto che, a detta dello slogan, riesce a fare anche 10 chilometri con un litro di carburate

 

Nei periodi di vacanza, quindi, intere famiglie si riversano sulle strade intraprendendo interminabili scammellate verso le lontane città dei parenti, perlomeno quelle che non decidono di affidarsi alla lotteria dei voli interni, vittime di paralisi causate da indolenza organizzativa e scarsa professionalità.  Ogni anno gli aeroporti si trovano ad affrontare l'emergenza degli spostamenti festivi che trovano tutti impreparati come all'arrivo di una influenza asiatica. Le compagnie e le agenzie cercano di guadagnare con gli overbooking, cioè vendendo più biglietti di quelli effettivamente possibili, contando sulla speranza che qualcuno alla fine non si presenterà, o che in caso di necessità si possa trovare un buco in un volo successivo. Ma la mole di spostamenti, i ritardi accumulati dai voli e la eccessiva percentuale di biglietti generati dalla avidità costringono i viaggiatori ad attese negli aeroporti che nei giorni critici raggiungono anche la durata di 48 ore, con disagi da affrontare inadeguati alla proverbiale, atavica calma dei tropici. Il guidatore al volante di un’auto nella maggioranza dei casi obsoleta, poco avvezzo alla prudenza, mira sempre in alto: si mette alla guida negli orari di punta, beve birra gelata per mitigare il micidiale calore e abusa dell'acceleratore sui rettilinei per compensare i lunghi tratti sconnessi, pieni di buche e improvvise lombade, malefiche cunette causate dall'inaccorto sovrapporsi delle asfaltature. 

 

 

Osservare il comportamento stradale di un brasiliano ricorda una abbuffata di pietanze culturali dai gusti imprevedibili. Non è raro incontrare persone che hanno subìto un incidente ma, prive di assicurazione, non riescono a far valere le proprie ragioni con la controparte, soprattutto se le sovrastano in dimensioni fisiche e economiche. In certune aree poi, se l’altro porta una pistola infilata nella cintura dei pantaloni, la constatazione amichevole non è la prima cosa presa in considerazione...

Come dirimere conflitti, risolvere problemi provocati dall'indole di un popolo che ha scarsa propensione a organizzarsi in modo razionale? Nel paese più cattolico del mondo esistono migliaia di nuove chiese cristiane, che in realtà sono società commerciali che vendono speranze a pagamento. Li noti fra un barbiere e una panetteria, occupano locali commerciali ampli e arieggiati, illuminati come palestre e presenti capillarmente, in ogni quartiere e nella cui denominazione spiccano parole come Universale, Misericordia, Colomba, Divino, Pace, Cuore, Fede, Nuova Vita o ardite combinazioni di queste immagini.  Slogan suggestivi che si possono facilmente notare ripresi dai venditori ambulanti nelle tende dei loro baracchini, o sugli adesivi sui lunotti delle auto. La disponibilità alla fede é così tragicamente ingenua da meritare di essere raccontata. Per un Kaká milionario che dona la coppa d'oro di miglior giocatore del mondo alla propria chiesa fondamentalista assieme a milioni di euro prontamente riciclati all'estero dal patriarca e rispettiva consorte vestita Prada, c'è il tragico rovescio di medaglia di una povera famiglia che muore di fame. Ma non per indigenza.

 

La madre, spinta dalle immagini altisonanti proposte dalla chiesa di appartenenza, si era convinta di impegnare l'Altissimo a uno scambio equo. «Quando chiedi qualcosa al Creatore, devi essere disposta a fare un grande sacrificio per dimostrare la fermezza della tua fede, così Lui ti manderà certamente la sua benedizione», le suggeriva il capo religioso. Aveva destinato soldi in caminetti di fede, candele della speranza, aveva preso soldi in prestito per immolarli in liturgie che dovevano ritornarglieli moltiplicati. Alla fine, non avendo altri soldi da impegnare tramite offerte a fondo perduto, la donna aveva così deciso di effettuare un drastico digiuno. Lo scopo finale non era il cibo, il denaro, o un lavoro dignitoso. No, la sua fede era alta, la pretesa altrettanto. Voleva una contropartita all’altezza dei suoi sacrifici: uscire dal ghetto ed ottenere un appartamento di lusso a Ipanema: la dimora dei suoi sogni, quella che si vede nelle telenovelas. Così aveva imposto a se stessa e alle figlie minori il ferreo salto del pasto. Protratto per giorni, fino alla morte. Solo due dei quattro figli furono salvati da una zia che, non avendo notizie da giorni, aveva avuto la fortuna di andarli a trovare.

 

 

Accanto a chiese dal vago sapore occidentale, altre forme di culto mantengono vivi i colori della tradizione secolare. Il candomblé è un culto afrobrasiliano popolato di figure cristiano-sincretiche che possono migrare fino alla selva spiritistica dell'umbanda puramente africana. Le varie figure di santi protettori dell'iconografia umbanda vantano ognuno caratteristiche diverse, che aderiscono alla personalità dei praticanti come abiti di sartoria cuciti su misura. E' per questo motivo che ogni credente ha il suo santo preferito, come un segno zodiacale personificato, al quale si dà anima e corpo, al quale chiede protezione e sostegno in cambio di doni e offerte. Fin qui nulla di nuovo, nella storiografia antica e moderna della mercificazione di grazie e prebende. «Sono come gli dei dell'Olimpo», mi spiega João Bruno offendo cibo alle deità mediatrici orixá del candomblé in una cerimonia iniziatica nel terreiro della pittoresca macumba angolana. «I sette Orixas creatori, quattro di terra e tre di spirito, hanno generato numerosi orixas terreni, non proprio santi ma personaggi caratteristici intrisi di poteri ed esperienze. E’ per questo che il credente riconosce in loro specifici carma legati al destino di ognuno di noi».

 

 

 

Cercandone tracce nella vita quotidiana, scopriamo che i “santi” non sono relegati solo agli altarini. Nel tentativo di scappare dai banditi vale tutto, perfino appellarsi ad un aiutino dall'aldilà. Dopo aver attaccato sui veicoli adesivi con l'immagine della Madonna e scritte come «Diretto da me, guidato da Jesus», certi automobilisti stanno riscoprendo l'intercessione di entità pittoresche per scongiurare i pericoli. Gli autisti della Baixada Fluminense, l'immensa area che fa da cintura alla città di Rio de Janeiro, ricorrono ad esempio all'entità minore conosciuta con il nome di Zé Pilintra per sfuggire ai frequenti assalti. Vi è chi garantisce che l'immagine del santo, rappresentato da un uomo in completo bianco di lino, panama e cravatta rossa, abbia già scongiurato più di un furto d'auto. «Ho visto un bandito chiedere scusa e dire che pure lui era amico del Zé», racconta il consulente di marketing Adilson Gomez Da Silva, di Nova Iguazú.

Anch'egli devoto al santo col cappello sulle ventitré, Adilson aderisce alla moda degli adesivi che si fregiano della scritta «Amico del Zé». Le figurine sono in vendita ai chioschi di giornali e nei negozi di articoli religiosi di tutta l'area della Baixada, a prezzi che variano dai tre ai 20 real (da uno a otto euro circa, ndr) e possono anche essere realizzati su commissione nel caso qualcuno volesse testimoniare la sua fede in modo esclusivo o personalizzato. Nonostante il parco veicoli circolante non avrebbe bisogno di proteggersi più di tanto, essendo ancora formato da moltissima parte da vetture che in Europa non avrebbero superato le campagne di rottamazione. Ma per le strade di San Paolo, Rio o Salvador è normale vedere camion e furgoni in attività da più di un trentennio.

 

 

Immancabili sono i mitici Fusca, i Maggiolino Volkswagen prodotti in Brasile per molti anni dopo la chiusura della linea di montaggio tedesca. Ambìti e scambiati a peso d'oro sono anche i Santana o i Ford Escort del 1980. Veicoli che i nostri giovani non saprebbero neppure riconoscere. Prodotta da un'elevata imposta sull'importazione del nuovo, una situazione di tal fatta trasforma l'auto in un bene prezioso. Talvolta più di un appartamento, se è vero che fino a pochi anni fa gli annunci economici erano pieni di offerte che accettavano un'auto come acconto. Accade così di sentirsi dire al bar che il vero sogno di consumo è l'«auto zero», la vettura nuova di fabbrica senza chilometri sul groppone, incontestabile simbolo di agiatezza economica. Per tutti gli altri vale la regola di tenersi stretto il macinino che si possiede, proteggendolo con catene, togliendogli il cavo dello spinterogeno di notte o, evidentemente, affidandosi alla protezione soprannaturale del signor Zé.

 

 

Quando iniziò questa moda una squadra speciale di polizia investigò per capire se vi fosse una relazione tra la figura del "santo" e qualche banda criminosa, una mafia o un cartello dei trasporti come ne esistono tanti, ma arrivò la conclusione che si trattasse proprio di un caso di religiosità popolare applicata. Zé Pilintra è per così dire un malandrino divino, ama danzare e circondarsi di donne. Vanitoso, elegante re della notte dalla pelle scura, è molto popolare grazie alla innata simpatia, allo spirito giocherellone, estroverso e carismatico. Nell'aspettativa popolare rappresenta la protezione e il rispetto, aiuta a dribblare gli ostacoli nel cammino e sceglie i suoi affiliati tra coloro che basano la propria vita sui medesimi principi, una specie di comportamento scanzonato intriso di malavitosità tropicale. E' forse superficiale vederla così, ma i brasiliani, popolo recente e disomogeneo, riunito sotto la bandiera dell'allegro tirare a campare, sono molto attratti da ogni forma di superstizione, da sempre provocando la nascita di connubi mischiati ai vapori del desiderio e della furbesca immaginazione.

Così sembra che i banditi, intimiditi dalla figurina adesiva, si astengano dal rubare. Alcuni dichiarano apertamente di rispettare la figura dell'iconografia umbanda. Altri, semplicemente, preferiscono lasciar perdere il seguace del Zé incoraggiati dallo scaramantico sesto senso popolare secondo cui è bene non immischiarsi con eventi e personaggi di caratura superiore. Nessuno insomma sembra disposto a pagare al santo un errore commesso in strada contro uno dei suoi adepti. E per molti automobilisti essere amico del Zé è un privilegio degno di essere ostentato sulla carrozzeria della propria auto. Spesso affiancato o in sostituzione del più terreno e dunque inutile contrassegno di assicurazione.

 

Max - Rio de Janeiro, 12 marzo 2010