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 7  

Il Cacciatore di Ombre

 

Il taxista ci scarica poco prima del tunnel, reclamando che non abbiamo spicci mentre osserva con  ostentazione la mia banconota nuova da venti reais. Corsa da 7,80,, solo dieci di resto, devo accontentarmi. Cominciamo bene, uscendo fra le macerie della spazzatura di una giornata di mercatino. Andiamo verso la bocca di crack mentre una camionetta della polizia ci affianca e si ferma davanti alla porta. Drian mi sollecita a mezza bocca: "Continua, continua, non ti fermare..." Io osservo l'auto bianca e blu che viene raggiunta da una gemella inferiore. La parete in penombra é ora tutto un albero rosso e blu. Drian getta uno sguardo d'intesa alla donna sulla porta e prosegue, un attimo prima che gli agenti con vociare perentorio affrontino la donna. Proseguiamo fino all'angolo e ci addentriamo in un tunnel di scamiciati e tavolini.

Ponto do Gaucho é il ritrovo del popolo variegato composto da venditori ambulanti, prostitute con estensione che spazia fino al travestito,  operatori più o meno illegali che vivono nell'area adiacente la Stazione Centrale e scendono dalle favelas do Monte e Providencia. Drian mi copre le spalle dall'alto del suo metro ottanta di carne scura e minacciosa. Non smette di ricordarmi che ho due difetti evidenti: sono vesti to da playboy della zona sul e ho la faccia da gringo. Posso fare gli sforzi che voglio, cambiare vestiti e assumere l'aria annoiata, ma c'é sempre qualcosa che mi tradisce, probabilmente l'odore di buono, dii pulito che ,mi porto addosso. Evito di giudicare la patina di lucido che scorgo sulle facce che mi circondano, evito di provare ripugnanza per i piedi luridi che calpestano il pavimento, avvezzi ad ogni sporcizia, polvere e scarafaggio. Ci sediamo a un tavolino di plastica e il solo contatto al bracciolo bisunto mi fa dire dentro di me "smettila di fare la fighetta, sei qui per tua volontà, certo?" Certo. Dopo anni di scorribande marginali, non posso impedirmi di pensare che non sembra esserci fine alla discesa negli inferi. Ero abituato alla favela Rocinha, che in confronto adesso mi pare chic. Qui si convive con la sporcizia senza rendersene conto. Se piove il punto di appoggio diventa limaccioso, gli sguardi non cambiano.

 

Drian mi fa tirare fuori il cellulare e la macchina fotografica e la consegna ad un ceffo che si spaccia per barista. Buchi ce ne sono una decina fianco a fianco nel tunnel largo cinque metri el ungo dieci volte tanto, sovrastato da una tettoia in lamiera di evidente provenienza municipale. La musica funk della macchina di karaoke esce talmente alta che non riesco a sentire quello che dice al barista, mentre fa cenno alla mia direzione. Il ceffo mi squadra come se guardasse una gallina rosa che pretende di entrare in chiesa, o forse é solo una mia impressione che ho sempre quando un estraneo mi guarda e non dà segni di vita. E' come se non volesse far uscire il giudizio, ma evidentemente lo ha espresso. Se pensa qualcosa se lo iene dentro di sé. Alle mie spalle un manipolo di donne giovani ed impermeabili alle diete dimena i posteriori a beneficio di ragazzotti truci, neri o solo sporchi che rispondono con aggressive spinte delle pelvi, illabbro inferiore serrato tra i denti, a denotare un impegno danzante che pervade lo spazio ridotto fra i tavoli e le bottiglie di birra. Drian si muove come un giaguaro, la fronte perennemente imperlata di sudore sotto il cappellino con la visiera per dietro, tutto preso dalla caratura del suo ruolo di protettore del gringo. Mi sbereccia qualcosa all'orecchio che persino sporgendomi si perde fra le sirene del funky, gli dico "eh?" e lui ripete la cosa con altre parole ma col medesimo risultato. Non mi rimane che far finta di aver capito. Mi prende per un braccio e mi porta vicino a un tavolo dove sorride estatica una travesti dall'età e dal fascino indefinibile, non ancora pronta per l'ospizio ma in bilico fra l'illusione e la pena. Gli si avvicina all'orecchio e intuisco un "Cuida deli..." il che significa che mi tocca restare un poco sotto la sua protezione, perso fra le avvenenti passerelle strascicate e le insopportabili mitragliate musicali del Creo.  Mi chiede dieci reais e si eclissa come un angelo del male.

Conosce banditi e polizia. Dice che uno può scegliere se stare dalla parte "bene" o da quella inferiore, fortunatamente può vantare amicizia da entrambi i lati. Certo, se sei uno ricco te ne stai nel tuo bel mondo, ma quando entri quaggiù sei perduto. E un marginale non potrà mai sentirsi a suo agio nel jet set. Ovvio, una lezione di stile e di coerenza. Non posso fare a meno di pensare che molte cose sono evidenti anche per chi non le ha studiate. La vita semplicemente scivola attraverso, e tu ne sei preso senza scampo. Alto o basso, si tratta sempre di sbarre seducenti e crudeli. Ho smesso di farmene un cruccio, non ho palpitazioni né ansie. Solo fuggevolmente oso domandarmi se Drian veramente tornerà. Altrimenti quali sono le mie opzioni? Perduta la macchina fotografica, senza cellulare, mi rimangono solo gli spiccioli che ho in tasca. Il problema é guadagnare la fuga, ammesso di non avere già tutti gli sguardi famelici addosso. Il ciccionegro sul tavolino davanti a me é Urubu, l'avvoltoio che batte pietre, il capo del crack. Sguardo assente da ragazzo senza pensieri. Ma questi sono mai stati dei bravi ragazzi? Hanno mai perso tempo a credere all'educazione giusta, o sono stati graziati entrando nella vita reale al momento della nascita? 

Un bambino strilla iroso, testa rapata e solo una bermuda gialla addosso, più grande di lui. La madre lo rimprovera come farebbe con l'amante di turno e lui strilla con ancora più veemenza. L'uomo al loro tavolo lo guarda senza un briciolo di commiserazione, che peraltro non ha nemmeno per se stesso. Potrebbe essere il padre oppure potrebbe esserlo il barista. Tutti amici, tutti a condividere le stesse donne, la stessa caverna, lo stesso destino. Io ho deciso di venire qui, loro non potrebbero mai decidere di venire a trovarmi all'Aterro di Flamengo, gli manca il sandalo giusto. Il bimbo cammina scalzo tra le puttane sedute davanti a un piatto di plastica zeppo di spaghetti scotti, salsiccia arrostita e cipolla. Avrà cinque anni e ha già la camminata da boss. La madre civetta con un avventore dalla barba di tre giorni che non riesce ad essere macho fra le rughe, l'appetito vaga fra i cenci. Il bimbo ritorna prepotente e la madre lo arranca faccia sulla faccia, il bimbo risponde per le rime e si erge su una pila di sedie. Il funk batte, le puttane scodinzolano lisciando la pelle segnata da cicatrici come se fosse velluto, il travestito ride, io osservo la porta della caverna. Altra birra nel tubo di polistirolo. I neon brillano alternati alle lampadine meste di alcuni anfratti che  promettono petti di pollo con verdura, carré a campanha, carne al forno, tutto con riso e fagioli, farofa, patate rifritte spaghetti scotti. Non é che faccio lo snob, é che trattengo il respiro, in apnea sperando che non mi  trancino il tubo.

Finalmente Drian rientra col suo incedere alla John Waine nero. Quando parla i dentro gli escono dalla bocca come zanne di un predatore. Gli occhi emettono fiamme scure e io mi ritrovo a pensare che sono fortunato ad averlo dalla mia parte. Appare sudato come un angelo del male e mi chiede di mostrargli come funziona la camera. Gli faccio un innocente corso accelerato che nel frattempo mi consente di immortalare Urubu e uno spacciatore di skank che sta entrando. E' maconha misturata con il crack, ignorantoni...

Ritorna a missione, secondo lui, conclusa. La ripresa è a dir poco amatoriale, si vedono divise fugaci e gesti disperati senza testa. Rincasando ci fermiamo a Lapa, dove posso fotografare e filmare con le spalle coperte, senza paura di venire aggredito. Ci fermiamo a parlare con la sua innamorata, che ci aspettava col capo dei balordi, intenti a calcolare gli incassi ai danni dei malcapitati. "Sei fortunato ad essere amico di Drian" sorride strascicato,"mi ha bloccato con uno sguardo, altrimenti la tua cosetta jà era..." mi fa indicando lo zainetto della macchina. Begli amici.

Finita questa avventura cerco di non dare molta corda al mio diavolo custode, che nonostante le ripetute mance sembra scivolare verso l'ineluttabile richiamo del lato marginale. Devo pagare l'affitto, altrimenti da stanotte sono a dormire nella pista, in strada.  Puoi anticiparmi duecento reais? Ti lascio il cellulare in pegno, entro una settimana raccatto un po' di soldi... Potrei anche farlo ma oramai di queste storie è pieno il mio elenco. Ho già in pegno un orologio del battesimo lasciatomi dal mio immobiliarista, che voleva dei soldi per spassarsela a carnevale.  Scusa, ho anch'io dei problemi da risolvere col mio avvocato. Fa niente risponde senza guardarmi negli occhi.  Ci salutiamo pugno contro pugno e sento che è cambiato qualcosa. La fiducia è terminata, il giocattolo s'è rotto, il gringo non scuce più. Da oggi non posso più dargli le spalle. Rincasando allungo la strada e non mi fermo al mio portone. Giro l'angolo e mi infilo in un museo. Dopo dieci minuti torno sui miei passi mantenendomi nell'oscurità dove gli alberi cancellano la luce dei lampioni. Prima di attraversare la strada scruto le ombre di lontano. Un balzo con le chiavi nella toppa.  Da oggi la pista ha una nuova ombra...

 

 

Rio de Janeiro - Marzo 2008

 

 

note arruffate ed altri propositi