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Il bracciolo miracoloso del mio sofà.

       A camminare guardandosi le spalle, schivando facce ombrose, scrutando occhi sospetti prima di incrociarli si finisce per farsi venire l'artrite al cervello. O forse più semplicemente é colpa della carta d'identità, che non mente mai nonostrante il ritornello assicuri che l'età è "quella che uno si sente addosso".   Accade a noi che conosciamo il peso degli "...anta". Un acciacco lì, uno stiramento là. Da tempo soffrivo di uno stiramento da qualche parte nell'articolazione del ginocchio. Merito di una partita a tennis sul sintetico recuperata dopo anni di inattività. Tutti a dire "te l'avevo detto, non sei più un ragazzino": A me la frese non piace e la dimentico, ma il dolorino mi impedice di dimenticarla. E' così che cominciano i giri dagli ortopedici, le terapie in piscina, i massaggiatori  carismatici che ridono mentre ti trattano le parti indolenzite, ridono quando ti sottopongono il conto (in nero) e ridono quando chiedi loro consigli di sopravvivenza, rispondendoti: " Solo un consiglio, continua a venire da me...!"  Non c'era verso, i mesi passavano, il conto del massaggiatore aumentava, l'acqua della piscina era sempre più gelida.

    Fino a quando sono approdato a Rio. Non è per via della latitudine. Non avendo molto da fare, mi tediavo balanzando la gamba sul bracciolo del sofà, assistendo alla solita telenovela insulsa. Percepisco un benefico sforzo nella parte interna, lì dove nessun rimedio arriva. Insisto, occhio distratto allo schermo e orecchio sensibile al ginocchio. Noto qualche beneficio. E' così che continuando la pratica con rinnovata speranza, nel giro di una settimana noto un miglioramento impensabile. Dopo due è tutto guarito. Oggi la pratica continua per qualsiasi altra magagna causata dalla carta d'identità. Interno coscia rattrappito da una presuntuosa corsetta, postumi del colpo di frusta del tamponamento subito in Italia. Non soffro le pretese consumistiche del sud del mondo, ascolto dialoghi e samba con orecchio possibilista, sudo piacevolmente in spiaggia sotto l'olio micidiale di "raparossa", salto a piè pari razzismo e disciminazione sociale dietro lo schermino della mia macchina fotografica. Poi, esausto da questo dolce impegno, rincaso per una bibita assolutamente nongelata, in attesa che l'alba mi riproponga l'immancabile seduta terapeutica.

    Meno male che c’è il sofà, sul cui bracciolo miracoloso ho imparato a stemperare le tensioni muscolari di gambe, schiena e collo, tendini e cervicali di amici e conoscenti che  tutti oramai beneficiano del  magico curativo, che ha oggi guadagnato patente di guaritore, in attesa di patente macumbera.... 

- Rio de Janeiro, 28 dicembre 2007   

 

 

 

Il destino di essere felici

Non è indispensabile vivere consumando, ma andatelo a spiegare ai meno fortunati. Nei paesi del cosiddetto (da loro) "terzo mondo" la redenzione utilizza il tapis raulent dei consumi inutili.

    Lo sviluppo del Brasile si nota soprattutto nei numeri del Natale. Diversamente dal Primeiro Mundo, qui l'euforia si tocca con mano, con un aumento negli acquisti di circa il 12 per cento, tutto nelle tasche di banche e enti di credito facile. L'altro dato interessante, direttamente collegabile alla medesima euforia, rigurda il numero degli incidenti sulle strade, un record che quest'anno ha Rio come triste capofila, col 45 per cento di incremento nelle mortalità. Colpa anche della crisi dei voli, ogni anno impreparati ad affrontare un aumento degli spostamenti nelle festività che stranamente sembra arrivare imprevedibile come una influenza asiatica. Comprensibile, dato che lo stesso arrivo dei Mondiali di Calcio fra sei anni é preso sottogamba addirittura dal governo, il quale giustifica l'atavica calma dicendo che l'appuntamento é a "a lungo termine"... (!!!)

    Fatto si è che i guidatore cittadino, poco avvezzo alla prudenza, mira in altro: beve birra gelata per compensare il calore e abusa sui rettilinei per compensare i lunghi ratti mal tenuti, con buche e improvvise "lombade", micidiali dossi causati dall'inaccorto sovramontarsi chissà perchè delle asfaltature. 

    Per il brasiliano il primo diritto é la felicità, protetta dalla costituzione, al punto che restituire la popolazione alla giustizia civica provoca spesso interminabili discussioni sui cavilli della reale opportunità.  Poi si finisce presto perchè una festa incombe, un santo, un Natale, un Anno Nuovo, o l'inevitabile Carnevale...

    Dall'ammiraglio Cabral della flotta portoghese ad oggi, è una triste storia di prevaricazioni impunite. Archiviate al ritmo sensuale della samba che è l'equivalente sentimentale della lacrima facile, che impazza ovunque orgogliosa. La pomposa altisonanza dei politici rende ammirevoli anche le cose ovvie, nascondendosi dietro i propri intrallazzi e l'impreparazione dei riti giornalistici, che sono palcoscenico genuflesso alle strategie di parte. Come il valzer per l'accettazione dell'irruento Chavez nel Mecosur perché il  "popolo venezuelano è sempre stato amico del popolo brasiliano, a dispetto dei governanti passeggeri".  I critici obiettano che leader della rivoluzione bolivariana sarebbe da considerare un dittatore a tutti gli effetti, avendo zittito o comprato stampa e tv, imbavagliato dissidenti e magistrati e minacciato o comperato le opposizioni. Questo toglierebbe i criteri di "democrazia" necessari per entrare nel Mercato Unico del Sudamerica. Ma qualcuno fa notare che non serve agitarsi tanto, essendoci un Paese in Europa dove è successo lo stesso e a parlarne rimangono solo i comici...

    In questa foresta del bendiddio, fra sabbie arroventate e pelli color del peccato, mi ostino a cadere nei soliti trabocchetti, iniziando a parlare di musica come linguaggio antico ed universale. Ma si fa presto a scontrarsi con l'ultimo idolo appostato dietro l'angolo: la tecnologia informatica.  Ma allora qual é la cosa più importante del mondo, per te? I soldi e il sesso, risponde un amico. É chiaro che un popolo con questa cultura non può che sentirsi legittimato a seguire i peggiori esempi che pur critica, forse per pura invidia. E non riesce a discutere sul valore della conoscenza, della cultura. Ho sempre messo la ricerca della conoscenza ai primi posti, assieme alla libertà di scelta e all'indipendenza, ma credo sia difficile competere con lo skank, la maconha turbinada, fatta su base di marijuana con aggiunta di ingredienti psicolabili a scelta del manipolatore.  Per ottenere questi obiettivi riconosco il merito del denaro, ma anche il limitato collante del respiro facile, meta planetaria di fronte alla quale è ridicolo gridare allo scandalo.

    Chi sopporta il peso della curiosità non può nascondersi dietro l'esile velo del quieto vivere.  Lo stesso denaro guadagnato con sacrificio ha un valore meno evanescente e la seppur rara opportunità di non sciogliersi come ghiaccio sotto le illusioni roventi del sole di Copacabana.

- Rio de Janeiro - 27 dicembre 2007

 

 

 

 

 

 

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