Mappa del sito      .        Blog       .       Brasile        .      Vagabondaggio        .        Foto        .       Viaggi        .        Procedere a scatti         .       Libri        .        Contatti   

 
 

HOME

foto brasile

 

 

 

 

 

CNN

Corriere

NYT

Lettera 22

National Geografic

Turisti per Caso

FORBES

El Universal

ComIt - Rio

Foglio

Espresso

Panorama

Giornale

 

 

 

 

 41  

  

Incedere

nel buio fra i meninos de rua...

 

Il mio cammino a ritroso da Lapa verso l’antico quartiere di Gloria è tutto un guizzare di ombre, movimenti bruschi e personaggi reclinati sul marciapiede che attirano la mia attenzione, qualcuno chiedendo una moneta che oramai nego a chiunque, alzando il mio livello di guardia fino a un’ansia che non provavo da molto tempo.

Non è più un incedere spensierato, respirando l’aria tiepida della notte, agognando la libertà di essere nessuno. Sono un gringo, scrutato dall’avidità di un terzo mondo strangolato dai suoi stessi desideri. Non a causa di una adolescenza abbandonata, non sotto i cinici colpi della globalizzazione, ma per un destino atavico che non si scrolla di dosso i propri alibi. 

Sono sempre i peggiori che hanno la colpa di come vanno le cose, non sforzandosi di progredire, non alzandosi per cercare un posto migliore, ma imboccando la scorciatoia più facile a caccia di una rapida soddisfazione. 

Nessuno trascurato, nessuno innocente di fronte alla insidiosa disinvoltura della strada.

 

Non i miserabili quando accettano il declivio e i pasti gratis, non le politiche contro l’analfabetismo che si limitano a semplificare gli esami per ricevere i contributi dell’Unesco, non i bambini che si gettano sulle debolezze altrui.

Il valore dell’indipendenza sta tutto dentro di noi. Sono confuso. Ma non per questo abbasso la guardia.

Non sono un sociologo per i salotti buoni, né un politico chino sugli interessi. Sono carne che cammina, un osservatore trasecolato, alimento statistico di una fame che non si placa con un piatto di riso e fagioli, ma preferibilmente con il crack e i solventi da inalare.

Per questo un giudizio perde la sua funzione, un palmare perde il suo rilievo e divengono tutti moneta unitaria, una volta rubati, alla faccia della creatività individuale e della dignità sognata dai popoli.

 

max rio 07

 

 

°°°o0§0o°°°

 

 

 

 

Paraiso do Pecado

Giano Zanatta, stanco dell’invadente schiavitù del produrre, decide di vendere il suo ristorante nell’entroterra veneziano e cambiare vita. Ha scoperto il fascino del Brasile, il caldo delle spiagge ombreggiate dalle palme, il refrigerante Guaranà naturale, l’accidia dei giorni e delle settimane che scorrono apparentemente inconcludenti, lente e possenti come le onde di un mare che non sembra pervaso dall’ansia della responsabilità e del dovere. Ma soprattutto si lascia inondare dalle piacevolezze sensuali e liberatorie che sembrano aggredire senza soste la città più peccaminosa dei tropici. Sullo sfondo la favela Rocinha è teatro di scorribande di personaggi che ordiscono trame per influenzare le vicende mediorientali. Quando il suo connazionale Mario viene ucciso, e anche un amico svizzero e lui stesso divengono vittime di assalti e rapine, scopre con orrore che dietro la facciata fiacca e sorridente della città scorre una strategia della spoliazione che vede alleati governanti e trafficanti, forze dell’ordine, avvocati senza scrupoli e garotos de programa. A farne le spese sono i gringos stranieri, resi ciechi e deboli dalle bellezze naturali della Cidade Maravilhosa. Turisti che si trovano a pagare per l’atroce peccato originale dei loro avi colonizzatori e a fare i conti con una sorta di sopraffazione che confonde invidia e vendetta, sapendo di poter contare su una endemica impunità.

                            

Per chi ama il Brasile a tinte forti, fuori dai luoghi comuni turistici

Leggi la recensione cliccando sull'immagine

                              

E la nuova raccolta di storie

qui la descrizione

 

 

max.bonaventura@gmail.com