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In Paraguay. Il bandito Abusado fuggì attraverso il confine che divide Iguacù da Cidade del Este, disperdendosi fra le calli e i mercatini che vendono armi e droga, sotto l'occhio benevolo e coinvolto di poliziotti che cercano disperatamente di rimpolpare il misero salario.

Quando attraverso il Ponte dell'Amizade mi sento in balìa dello stesso spettro. So bene che la mia faccia urla "gringo" da ogni poro. I ceffi che mi camminano accanto sembrano squadrare ogni centimetro del mio abbigliamento, ogni rigonfiamento delle tasche.

 

 

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Cascate di Yguaçù

e Paraguay

 

    Pochi scenari naturali hanno l'imponenza delle Cascate di Iguassù. Meta suggerita a tutti gli amanti delle visioni suggestive, anche se poi la cittadina di Iguazù in sè offre meno di una qualsiasi cittadina smorta. L'alterenativa alle visite, gionaliere e che consumano le energie, è comunque una passeggiata serale e una mangiata di ottima carne alla griglia in una churracheria.

 

           Partiti per una visita alle cascate di Iguzù, ci imbattiamo in una previsione di maltempo che ci obbliga ad uno stop imprevisto a San Paolo senza che ci venga data alcuna informazione su come e quando si arriverà alla meta. Alle nostre rimostranze, ci viene suggerita l'alternativa più frequente in questi casi: prendere un pullman dalla vicina Curitiba. 

Vicina neanche tanto, poco meno di otto ore di strada. Poi tutto vira al meglio, il cielo si apre alla vista di milioni di metri cubi che vomitano dagli alti tepui che le ere hanno distaccato dagli altopiani che dividono il Brasile dall'Argentina.

 
           Ed è proprio sul versante argentino che le cascate si aprono ad una visione maestosa. Ci avevano detto che faceva freddo, quindi ci troviamo a sudare nei nostri jeans. Per la misera somma di trenta dollari americano compriamo due bermuda col l'elastico. Camminiamo per qualche decina di chilometri fra boschi e animali dal lungo naso che si attaccano ai nostri saccetti della frutta. La vista che si apre fra gli squarci di foresta pluviale è di ampio respiro. Il fiume Parati e Iguaçu mescolano i loro colori fra la Garganta del Diablo e i salti minori, minori mica tanto.
   

           Imperturbabili nella nostra ricerca dell'avventura, noleggiamo una barchina e ci lanciamo verso le cascate. Il capitano ci offre un sacco a tenuta stagna dove riponiamo macchine fotografiche, pantaloni e scarpe. Al paterno suggerimento di indossare dei lerci salvagenti arancione, decliniamo l'invito. Il comandante insiste. Facciamo orecchio da turista.  Il comandante ordina perentorio. Accettiamo a malincuore.

E' così che inizierà la madre di tutte le docce. Lanciati a motore imballato tra i flutti e le rapide, arriviamo fin sotto la cascata maggiore, mentre la barca non dà segno di rallentare, pilotata con perizia dal comandante pazzo che sghignazza come un Capitan Uncino. E' la lavata del secolo. Castigati da tonnellate di acqua gelata proveniente da alture innominabili, ci troviamo a urlare come forsennati, indecisi se per la gioia o per l'orrore.

 

          Che avventura ragazzi. Le gambe cedono alla stanchezza dopo le ennesime escursioni che ci conducono fin sotto e sopra le innumerevoli meraviglie della natura liquida. Non paghi, al ritorno decidiamo con un certo masochismo di vistare il parco degli uccelli, che si snoda fra gabbie e foreste per una lunghezza di circa sei chilometri.

A metà strada, il vostro eroe darà un volto alla propria stanchezza e deciderà di trascinarsi fra liane e aquile e tucani attraverso sentieri vietati, pur di raggiungere l'uscita. La notte ristoratrice cala sull'ottimo rodizio di churrasco in una città di Foz di Iguaçu immobile e deserta...

 

- Rio de janeiro - 18 ottobre 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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