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Paraiso do Pecado

Giano Zanatta, stanco dell’invadente schiavitù del produrre, decide di vendere il suo ristorante nell’entroterra veneziano e cambiare vita. Ha scoperto il fascino del Brasile, il caldo delle spiagge ombreggiate dalle palme, il refrigerante Guaranà naturale, l’accidia dei giorni e delle settimane che scorrono apparentemente inconcludenti, lente e possenti come le onde di un mare che non sembra pervaso dall’ansia della responsabilità e del dovere. Ma soprattutto si lascia inondare dalle piacevolezze sensuali e liberatorie che sembrano aggredire senza soste la città più peccaminosa dei tropici. Sullo sfondo la favela Rocinha è teatro di scorribande di personaggi che ordiscono trame per influenzare le vicende mediorientali. Quando il suo connazionale Mario viene ucciso, e anche un amico svizzero e lui stesso divengono vittime di assalti e rapine, scopre con orrore che dietro la facciata fiacca e sorridente della città scorre una strategia della spoliazione che vede alleati governanti e trafficanti, forze dell’ordine, avvocati senza scrupoli e garotos de programa. A farne le spese sono i gringos stranieri, resi ciechi e deboli dalle bellezze naturali della Cidade Maravilhosa. Turisti che si trovano a pagare per l’atroce peccato originale dei loro avi colonizzatori e a fare i conti con una sorta di sopraffazione che confonde invidia e vendetta, sapendo di poter contare su una endemica impunità.

                            

Per chi ama il Brasile a tinte forti, fuori dai luoghi comuni turistici

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raccolta di storie

qui la descrizione

                

 

 

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La Legge del più Sveglio

   

    Il ferro puntato alla testa, Marcio deve consegnare l'iPod e il cellulare. Bruno resiste a calci e a pugni prima che un terzo balordo riesca a strappargli la tasca dei jeans togliendone il Motorola V3, mentre gli altri due lo tengono a terra. Durante un giro in rollerblades dobbiamo scappare da una mini-gang che perlustra la spiaggia alla ricerca di profitti. Mi tolgo un pattino e lo agito verso un ragazzino, che spaventato dall'arma impropria volta e si disperde col gruppo di cani sciolti. Mi sento coraggioso. Rialzandomi vedo un'auto della polizia alle spalle procedere lentamente e comincio a dubitare del mio potere deterrente.

    Giorni dopo, stravaccato nella sabbia semideserta tiro foto ad un gruppetto di calciatori improvvisati. Quello scuro, coi riccioli da rasta, mi apostrofa con le braccia alzate. Mi scuso e cancello le foto: potrebbero essere dei marginali o dei trafficanti in pausa, forse non vogliono essere fotografati. Siamo in piena giungla, si afferra quello che passa davanti.  Non c'é soluzione più duratura del tentare, non c'è giustizia che possa oscurare il bene supremo della libertà di scelta, a patto di avere l'animo necessario per esercitarla. O stimoli sufficienti.  Nella immensa repubblica delle banane, degli ananas e della canna da zucchero, il ritmo della vita sembra obbedire al principio che non c'é niente che non possa aspettare fino a domani, o dopo.

Intanto l'avvocato Washington ha ottenuto diecimila reais in promessa dalla moglie di un bandito preso la scorsa settimana in un normale controllo d polizia, in possesso di un'arma di dubbia provenienza e di una modesta quantità di stupefacenti. Essendo ricercato da diverso tempo, e avendo scordato con insistenza l'obbligo di firma settimanale nella Stazione di Polizia di Nuova Iguaçù, è finito nelle maglie della polizia in modo imprevisto. Con certosina e amichevole ricerca fra le carte della delegacia del comune, supportato da un ben oliato apparato di scribacchini e grazie alle sconvenienti profferte indirizzate alla attempata archivista all'interno dell Procura, il nostro tutore dei diritti costituzionali ha scoperto che un nuovo ordine di cattura era stato emesso a carico del suo rispettabile cliente, ma per difetto e lungaggine non era mai stato comunicato al corretto indirizzo di residenza. Ergo, richiesta di scarcerazione immediata per vizio di forma. Un altro successo della arguta intraprendenza, in un mondo in cui il già lento e affaticato respiro della giustizia è ingolfato da scarichi abusivi di responsabilità, e allegri inquinamenti di prove.

Forse é perché a sud dell'equatore il tempo scorre più lentamente.

- Rio de Janeiro - 22  dicembre 2007

 

 

 

 

 
 

 

 

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max b. collabora con pubblicazioni italiane e internazionali di cultura e turismo come free lance. Ha lavorato nella pubblicità e nei servizi di comunicazione.  La sfida principale è sempre stata l’indipendenza.   Seguita dalla soddisfazione di osservare e narrare.  Ha vissuto con una zia londinese i primi anni dell’adolescenza, documentando dal 1974 con immagini, articoli e racconti i suoi viaggi in Inghilterra, Usa, Venezuela a seguito delle elezioni presidenziali, Asia fra Vietnam, Laos,  Thailandia, Malesia, Singapore, Hong Kong, Egitto, Tanzania, Zanzibar, Marocco, Algeria e Libia. Nel 2000 inizia una newsletter che viene inviata ancora oggi a centinaia di lettori. Da un viaggio in Uruguay inizia la casuale scoperta del vicino Brasile, il ritmo sognatore e la passione per la realtà delle favelas, il mondo dei meninos de rua armati e dell'emarginazione accettata, l'avventura separatista del Mecosur diviso fra il populismo della  rivoluzione bolivariana del Venezuela di Chavez e lo sprofondare del Brasile di Lula nelle mani delle multinazionali statunitensi in Amazzonia  e nelle estese piantagioni di canna da zucchero che producono etanolo, il combustibile del futuro. Una osservazione antropologico culturale che diventa viaggio, ricerca, passione. Oggi divide l'anno equamente fra Venezia e Rio de Janeiro.

   Non c'è difficoltà a comprendere quando i quotidiani gracchiano messaggi che si confondono con i gesti, con il ritmo, col panorama.  Sono così tante le favelas, centinaia, e così tanti i dirigenti e i manovali del crimine, che ognuno ha la sua storia da raccontare e ogni abitante di Rio può avere una parte infelice in questo crudo racconto. I lanci delle prime pagine vomitano incessanti ultime notizie di assalti, morti, feriti, catturati e ricercati, in una rutilante litanìa che fa concorrenza ai volti degli attori delle telenovelas o ai nomi dei succhi freschi elencati nei bar naturali.  Oggi è stato preso il capo dello spaccio di polvere della favela Tabajaras. Josè Alexandre da Silva di 37 anni, detto Meriti, capo del traffico nella favela che si erge sopra la via Sequeira Campos alle spalle della turistica Copacabana, è stato preso in tarda serata dopo un inseguimento e scambio di tiri nelle strade di Botafogo. Un altro bandito di 23 anni che stava con lui è stato ugualmente arrestato dopo essere stato ferito a bordo dell'auto sulla quale i due stavano fuggendo. I banditi stavano lasciando la loro base nlla favela alle spalle di Copacabana a bordo di un Astra, quando sono stati abbordati da una camionetta della polizia Militare que stava pattugliano la zona. Non avendo obbedito all'intimazione di fermarsi, erano fuggiti in direzione di Humaità, superando il picco che scende poi nel quartiere di Botafogo. Nell'inseguimento ci sono stati diversi scambi a fuoco, ma nessuno dei passanti fortunatamente è stato colpito dalla classica "bala perdida". All'approssimarsi della zona urbanizzata di Humaità, in prossimità del Largo dei Leoni, il Meriti saltava dal carro in corsa, avendo capito che il traffico dei giorni di festa avrebbe rallentato la fuga. L'Astra è stato fermato poco dopo, davanti al Collegio Cristiano Pedro II, con il guidatore accasciato, ferito ad un fianco. Assieme ai trafficanti, la polizia ha rilevato due pistole calibro 9 millimetri, una granata e una modesta quantità di "maconha". Il bandito Josè è stato catturato poco dopo, mentre si dirigeva correndo verso la favela amica di Dona Marta.  Dopo una perlustrazione di routine, in cima alla favela di Botafogo, la polizia ha recuperato un Fiat Palio rubato. Meriti era sospettato fra l'altro dell'assassinio della professoressa di catechismo Vitòria Lucia Marques, di 55 anni, che si trovava in un'auto che fu mitragliata dai banditi durante un tentato assalto, all'inizio del mese, di fronte allo shopping Center di Botafogo dove ho comprato la maglietta che sto indossando ora.

- Rio de Janeiro - 28 dicembre 2007

 

La Neve di Rio - 1

 

Una festa Rave a Jericoara termina con un morto. E' un ragazzo di 17 anni che, falsificndo il documento di identità, era riuscito ad entrare con amici nel sogno della sua vita. La musica House impera in queste mega festa alle quali partecipano circa diecimila govani. Se consideriamo che il 99% di loro, a detta dei trafficanti, fa uso di droghe, abbiamo il quadro chiaro della situazione e anche del sogno di consumo della generazione musicale odierna.

Il 1 dicembre sarà organizzata una nuova festa rave in Jacarepaguà, il Cremsfield, che si preannuncia la più grande del paese. Gli organizzatori assicurano 500 agenti privati deputati al controllo e il rispetto di tutte le norme di sicurezza, compresa l'istllazioone di telecamere interne con zoom di controllo. La polizia dichiara che se noterà falle nel'espletamento delle norme disicurezza, non darà il permesso all'organizzazone dell'evento. Ma se è già chiaro che nessuno dei partecipanti all'evento intende rinunciare alle balas di extasy, perchè non affontare la questione di petto?

Forse perchè laddove esiste una grande giro di denaro anche le dichiarazioni servono come colorati fumogeni.

Diecimila persone a 90 reais a testa fanno circa un milione di reais, circa mezzo milione di dollari solo di ingresso. In realtà fra bibite e additivi l'esborso personale arriva anche a triplicare.

A detta di uno deigli arrestati, in una festa del genere il numero degli spacciatori è di circa tremila persone, ognuna delle quali vende circa dieci pillole, non essendo in grado di sobbarcarsi grandi investimenti e finalizzando il guadagno al manentenimento del proprio vizio. Le pillole arrivano dell'Olanda, patria della produzione mondiale, attraverso il viaggio di ragazzi che  trasportano 100 mila dollari di merce,: Ogni pillola è comprata a un dollaro, mentre il prezzo al dettaglio a Rio è attorno ai 35 reais, circa 18 dollari.

 

 
 

 

 

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