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Metronomo del sopravvivere

 

 

 

    Mi dirigo in fretta e furia all’appuntamento dell’Axila do Cristo, l’Ascella del Cristo come è chiamata la parte sotto il promontorio dal quale la statua del Redentore vigila sul Lagoa Freitas, il quartiere chic della città.  Fermo sulle strisce all'uscita del metrò un trambusto alle spalle mi sorprende: un ragazzino strilla e scalcia per sfuggire alla presa di un uomo di mezzetà. «Filho da puta, agora vc vai vè o que è respeito...!», insomma adesso ti insegno io...

 

E' il tentativo di borseggio di un menino de rua che non vuole sentirsi escluso dalla festa. Due uomini lo tengono a terra fermandogli a fatica le braccia e le gambe mentre intorno si è formato un capannello di curiosi. Qualcuno chiama la polizia. Mi tocco le tasche, controllo cellulare, occhiali, chiavi di casa e i pochi spiccioli con cui vado in giro. Poi attraverso.

 

In questo tipico fin de semana carioca, ho accettato l'invito di Edilson, lontano dagli echi dei colpi d'arma da fuoco: in strada gli spacciatori si ammazzano per guadagnarsi nuovi posti nel franchise della coca e del crack, nei sobborghi i miliziani più orgogliosi sparano agli investigatori della procura e fanno esplodere i giornalisti che investigano sulle connivenze fra polizia e crimine. Non volendo essere da meno, noi ammazziamo la domenica pomeriggio con la tv. Fra un video musicale di Bejonce circondata di lucidi ballerini neri e l’immancabile telenovela,  Edilson prepara una pesantissima lasagna alla maniera carioca, con formaggio Catupiry e latte condensato, che Marcelinho e io dovremo stemperare con riso e insalata russa. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il pasto brasiliano frugale come un macigno, l’occhio cauterizzato dal tubo catodico mentre là fuori si intuiscono i vapori della tentazione esuberante. 

 

Musica, birra, sensualità ed eccesso distribuiti con disinvoltura sulle strade e sull’esteso guanciale balneare su cui posare le membra provate dall’eccesso, nella sola città al mondo dove si può peccare senza vergogna. 

 

La bellezza delle baie inframmezzate dai pan di zucchero di smeraldo non induce alla moderazione.  In un pregevole contrasto, la spiaggia regola tutto, non soltanto la perenne stagione dell'abbronzatura, ma anche la quotidianità dello sport, dello spuntino, dell’incontro fortuito, rubando la disinvoltura alla strada, metronomo del sopravvivere.

 

Dicono che con Rio de Janeiro il Creatore abbia sfiorato la perfezione. Poi, per controbilanciare tale meraviglia, l’ha popolata di esseri umani.

 

6  jun 2010

2/ mafia e militari

 

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max.bonaventura@gmail.com