Mappa del sito      .        Brasile        .         Blog       .        Vagabondaggio        .        Foto        .      Viaggi        .       Bibliografia       .        About         .        Contatti        .        Archivi fb            

 

HOME

Rio Flamengo

foto brasile

Una offerta inattesa, uno stimolo imprevisto o anche una scelta ispirata dall'esterno possono essere il suggerimento necessario, l’anello mancante. Accettarlo è sempre una sfida, il cuore gettato oltre l’ostacolo.  Poi, dopo la stagione delle domande arriva invariabilmente quelle delle risposte, come un monte dalla cui vetta finalmente iniziamo a scendere e ci capita di vedere con chiarezza al di là dei desideri abituali, dei pregiudizi dell'orgoglio e dell'accidia, mentre la sottile voce della coscienza ci suggerisce le parole giuste, ci propone le visioni illuminanti. In quella discesa c’è ancora tutta la fatica dell’impresa sostenuta ma inizia anche a prendere corpo la soddisfazione, mentre ci accorgiamo che la voce non aveva mai smesso di suggerire e di colpo siamo noi ad avere aperto le orecchie.

 

 CNN

Corriere

NYT

Lettera 22

National Geografic

FORBES

El Universal

ComIt - Rio

Foglio

Espresso

Panorama

Giornale

                      

   

 

 

 

Le strade di Rio

Niente paura, dopo la tragedia arriva l'allegria!

Al Posto 5 di Copacabana sono avvistate le alte onde della risacca, prova che dopo un temporale, per quanto tragico, arriva sempre un beneficio da sfruttare. I cavalloni si oggi e domani mattina raggiungono anche i 6 metri di altezza, prontamente cavalcati con tavole o col semplice bodysurf. A Ipanema la forza della natura ha indossato una mise meno sguaiata, in linea con lo stile chic di rua Farme...

10 apr 2010

 

 

 

Si balla dopo la tempesta

Acqua alta a Catete

 

 

°°°o0§0o°°°

Le notti di Lapa

Quando mi sfiancano non so tacere.

"Hai mai malhato? Quando eri giovane hai mai fatto palestra?

"No.

"In Italia non piace?

"In Italia piacciono i tipi magri. Un corpo longilineo è indice di ricchezza, sono i poveri che si dannano sui muscoli.

"Ma...ma... a una donna non piace un tipo con i muscoli?

"Alle donne piacciono quelli coi soldi...

Sembra ripetersi la storia del Marocco com Rachid e Simo, della gioventù con Vito, Cicco e Nicoletta. Taccio e rimugino i torti presunti. Che girano intorno al semplice fatto che non mi sento abbastanza seguito, mentre ognuno fa quello che gli piace. Tutti meno io.

Macain tace interdetto. D'altra parte non ha capito nemmeno ieri sera quando gli ho risposto che le mie mezzore valgono più delle sue.  E' che alla fine mi si riempiono, soprattutto se quando vengono a trovarmi si impossessano del Pc per entrare in Orkut, si strafondano sul divano a dormire, si bevono tutta la coca e chiedono cosa c'è da mangiare. E non accennano a dare una mano per lavare i piatti. Alla fine voleva vedere un film sul Pc, Ninja assassino, ma poi la ragazza l'ha chiamato sul cellulare. Dopo dieci minuti gli ho detto: guarda che adesso metto il film.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"No, no, aspettami..." e se n'è stato un'altra mezzora al telefono. Io non me ne sto con le mani in mano. Ho messo il Cd e pronto, me lo sono gustato... Quando è sceso ha detto: "Ah, bella considerazione!

Non gli ho risposto che quello che richiedeva la mia dignità. Che poi è vero, certe vite sembrano attestate un gradino sopra i rami degli alberi...

 9 apr 10

 

°°°o0§0o°°°

 

°°°o0§0o°°°

 

Gomme: il loro destino è impolverarsi, infangarsi, scorticarsi, volvere prone sul bitume rovente come serve umiliate, a volte finire in un faló, compagne di altre schiave, che bruciano la propria dignità sul ciglio di una statale.

da : ciaobrasile

 

 

 

Tecnologia di campanile e terzo mondo

L'italianissima Telecom, presente in Brasile con la sua Tim, ha già dichiarato che il Paese verde-oro è uno dei suoi prediletti per sviluppo potenziale. Le danno ragione i numeri dei profitti, sbandierati nelle assemblee degli azionisti ed accolti con applausi dall'orgoglio nazionale. Ma vediamo come fa la Tim a guadagnarci.

 

 

 
 

 

 

 

Occhi silenziosi

 

Dalla Fiera Nordestina alla stazione del Metrò ci sono trenta minuti di passeggiata. All'andata siamo venuti in taxi, 10 reais che ci han tolto il piacere di un tranquillo bagno di sole.

Alle otto di sera anche il taxista ci sconsiglia la traversata. A quest'ora della notte, dice, non è consigliabile. In realtà ci apostrofa un po' più crudamente con un siete matti?
 
Noi pensiamo che non sia il caso di rischiare e concordiamo di tornare in taxi almeno fino alla stazione di Sao Cristovao. Ma la faccia del taxista non migliora. Sembra che il problema sia proprio quella area della città. "E' una delle zone più pericolose", continua. "Non ve lo consiglio". A noi sembra che voglia portarci fino in centro per raddoppiare il guadagno, per cui rimaniamo fermi sulla nostra decisione. No, no, va bene alla stazione del Metrò.
Nella corsa comunque le sue perole mi continuano a ronzare, per cui timidamente faccio i miei preparativi: tolgo dal marsupio i soldi, la tessera del metrò, le chiavi di casa. Poi ci ripenso e tolgo anche il cellulare e la scheda della macchina fotografica. Come sempre, ligio alle mie regole di viaggiatore solitario, conto di dividere il rischio in più tasche. Solo che di tasca ne ho una sola: quella posteriore della bermuda, visto che provengo dalla spiaggia di Copacabana.
 
Fa niente: ingozzo la tasca e chiudo il posteriore col velcro, lasciando un vistoso bozzolo uscire dal mio posteriore. La kanga e il borsello li metto nel sacchetto del formaggio. Arriviamo alla stazione del metrò, la strada è deserta, illuminata da una luce giallastra, diamo i 10 reais all'autista che se ne fugge a razzo. Hum, brutto segno. Scendiamo e ci avviamo sulla rampa. Sagone stese all'intorno. Proprio di fronte a noi si parano due ragazzi scamiciati, che non credo si siano lavati negli ultimi trenta giorni.
 

"Tio, tio, hai una moneta perchè possiamo andare a comprarci qualcosa per la cena?"

 Incasso la testa nelle spalle e allungo il passo. Alan, coi suoi centoventi chili di gringo americano, fatica a tenere il passo.
"Tio, tio, solo una moneta per mangiare qualcosa.
"Nao, non ne ho..." rispondo secco senza cadere nel tranello di guardarli negli occhi e sguscio determinato verso la rampa, strappandomi al loro placcaggio. Un ragazzo stringe Alan vero la gradinata. Un po' di soldi, solo un po'... insiste. Io dico ad Alan "vieni, affrettatti" mentre inizio a salire. I due balordi hanno chiuso il povero straniero corpulento con una morsa a tenaglia e continuano a infastidirlo, impedendogli quasi di camminare. A nulla valgono i rifiuti, loro insistono, quasi allungano le mani sulle sue tasche. Io insisto "Vieni via!" Sono quasi a metà della rampa e odo un grido lacerante.

Nooooooooooooooo... Noooooooooooooooooooooooooo!!! 

Mi giro e scorgo i due ragazzi che osservano Alan da mezzo metro di distanza, stupefatti mentre lui continua a gridare isterico.

In cima alla rampa una guardia osserva impassibile. Il suo mestiere forse è guardare, quindi non interviene.
 

 

 

 

  La sortita ha l'effetto voluto. Alan in un balzo mi raggiunge e affiancati terminiamo qli ultimi ventri metri solitari, fino all'entrata del Metrò. Passo rapido la mia scheda e siamo al dilà delle sbarre.

"Alan, sei impazzito?
"Che c'è?
"Ti sei messo a gridare come un isterico: Non si fa, sei matto? E se uno aveva un coltello o un cacciavite? Lo sai che hai rischiato grosso?
Mi guarda stralunato, come un bambino sorpreso a rubare la marmellata.
"Mi stavano rompendo le palle..."
"E sei fortunato che non ti hanno rotto la testa. Qui la tecnica è far finta di niente e attraversare in fretta senza fermarsi. Loro sono in lotta col mondo in genere, che volevi fare, impersonificare all'improvviso il loro nemico?
Anche il metrò e vuoto, smontiamo a Presidente Vargas, semivuota al sabato notte. Ci sono le casse elettroniche dove Alan vorrebbe ritirare dei contanti. Glielo sconsiglio.

  Usciamo in strada, solo qualche netturbino, rare auto, marginali che rovistano nella spazzatura, corpi che si sistemano sotto i cartoni del giaciglio, qualche menino con la bottiglietta vuota alla bocca.

Attraversiamo la strada e ci immergiamo nel budello che sbucherà a praça XV, il suo imbarco per l'isola di Paquetà. Solo le luci gialle ci accompagnano, nommeno sempre. Pure loro non si addentrano nei viottoli laterali edlla città violenta.
Alan mi parla in inglese e io lo zittisco.
"Parla in portoghese e solo a monosillabi, non facciamoci riconoscere..." consiglio.
"Mi han sempre sconsigliato di percorrere questo tratto da solo la notte..." concorda.
"Infatti ti sto accompagnando" faccio di rimando, stringendo il mio pollice in cima al pugno, mentre quattro sbandati ci osservano al dilà di un'aiuola.
"Dici che i mendicanti possano svegliarsi e aggredirci?"
"No", spiego. "Quelli che dormono vogliono starsene in pace pure loro. Sono gli zombie che dobbiamo temere, i cracudos che vagano nella notte in cerca di risorse per drogarsi..."
Sentiamo delle ciabatte dietro di noi, tre figure ci seguono a distanza. Affrettiamo il passo, fino a intravedere due guardie a presidio di una inferriata di centro commerciale.
"Pensi che quelli ci verrebbero in soccorso?" fa lui.
"Non mi interessa sperimentarlo" rispondo.
Ancora duecento metri e le luci della avenida Primeiro di Maio ci accolgono con auto di lusso stazionate davanti alla chiesa di Sao Josè, gente ben vestita fuori in strada in attesa della sposa.

A Rio è repentino il cambio fra i fantasmi e le luci della ribalta. Sono i virus della metropoli che si aggregano con velocità, ombre rapaci e lusso repentino. Costeggiamo la facciata portoghese del Museo del Palacio Imperial e sbuchiamo davanti all'imbarcadero.

Sono quasi le nove, pochi minuti e Alan tornerà nella sua isola senza auto e senza civiltà, probabilmente senza nemmeno le paure della notte.
 

Io, atteso da Roberto a Copacabana per una cena fra amici,  me ne torno sui miei passi, inghiottito dai muri con gli occhi invisibili...

 

 

 
 

 

 

End of Rio

 

 

  La Prefeitura di Rio ha organizzato per il fine settimana una tre giorni di svago collettivo che coincide con la festa di San Jorge, quello del dragone, caro alla città. Tutto fermo per una settimana, abbinato alla festa di Tiradentes di mercoledì , un martire di nome Joaquim José da Silva Xavier, che data la sua professione di dentista ha inaugurato la prima festa nazionale di categoria. Tutto fermo per una settimana, nel perfetto stile carioca.  Aspetterò lunedi per visitare il buffet neoclassico del famoso Bar Colombo, allietato dal pianobar, la biblioteca portoghese e l'imperdibile emporio di saponi Gramado. Un po' di cultura generale da alternare alle mie perlustrazioni di strada.

Ieri sera a Praça XV c'era Marcelo D2 e Cidade Negra dal vivo, show gratuito nel dilagare generale di birre, salsicce arrostite e caipirinhas a 2 reais all'insegna del Viradao Carioca. E' la prova certa che gli alieni esistono, ma che non abbiamo anticorpi per il loro contagio.  In una sana pausa ho passeggiato fino alla vicina Lapa, alternando con un po' di samba de raiz dal vivo e un carpaccio alla rucola in un locale più blasonato tipo il Carioca da Gema.

 A Rio ha fatto sole in queste ultime due settimane e questo ha consentito la ripresa delle migrazioni in spiaggia perchè la temperatura arrivava anche a 37 gradi, un'ottima performance dopo il diluvio di inizio mese.  

 

Ma oggi già inizia a rannuvolarsi, così le previsioni sono di un fin de semana meno promettente. Peccato, perchè avevo il mio primo corso di surf con un amico sulla punta di Arpoador, fra Copa e Ipanema. La partenza incombe e io vorrei recuperare le ultime cosa piacevoli che mi mancano. Ma è sempre così, quando ti dilunghi poi ti si sfrigolano gli appuntamenti fra le dita. In linea con l'immaginario del fannullone impenitente.

 Dico sempre che di Rio ne ho avuto abbastanza, ma in verità è una metropoli piena di risorse in continua ebollizione. La gente racchiude un mondo di allegria in poche pretese, io guardo le loro facce e i corpi che si contorcono sotto il ritmo delle feste più che il palco dei gruppi musicali, rapito dal loro beato viaggio senza meta. Invidia.

 Un momento di stanca mi prende verso le due di mattina, in mezzo alla festa che sta bombando imperterrita.

Sarà che il tempo cambia anche qua, in questo splendido autunno tropicale.

O è il pensiero delle valige che sto iniziando a preparare. Riempendole di storie semplici, avventure alla Jean Jenet fra ladri e perdigiorno, cene d'alto bordo e salti nella sabbia. La solita paccotiglia del viaggiatore incorreggibile, che presto si muterà in nostalgia...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

     

 

Una Risata

 

°°°o0§0o°°°

 

About

 

 

 

 

 

°°°o0§0o°°°

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     

 

 

 

 

 

 

SE VUOI SCRIVERCI, O RICEVERE  LE NEWS-LETTERS

NELLA TUA E-MAIL, RICHIEDILO ALL'INDIRIZZO :

max.bonaventura@gmail.com