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Vista di Copacabana

 

Presidenti e Generali

 

"Sono un amico italiano dell'architetto Delgado, ho già visitato il Venezuela all'epoca dell'elezione del presidente André Perez, e oggi vorrei porgere i miei migliori auguri al Doutor Caldera per un pronto successo nelle elezioni presidenziali..."

 

 

 

Con queste parole mi ero presentato alla riunione a cui il mio amico Manuel Ymenez Delgado, figlio dell'allora segretaria del partito al governo, mi aveva proditoriamente portato, pausa inattesa al nostro girovagare per Caracas. Era passato molto tempo da quando Simon Bolivar, El Libertador, aveva portato il Venezuela alla libertà dal giogo spagnolo, e ne mancava parecchio dall'insediarsi perentorio di un suo chiacchierato emulo, il populista Hugo Chavez. Ma fare che? Lui era impegnato in politica, come architetto sapeva bene che solo il governo poteva fornire contratti e lavori. Io ero suo ospite nella protetta villa con piscina sulle pendici di Valencia, ma settimanalmente si attraversava l'autopista Francisco Fajardo e giù-giù verso La Victoria, San Mateo e Maracay si fiancheggiava il lago che pareva un mare, interrotti a volte dalla migrazione dei granchi rosa che minacciavano di forare gli pneumatici.

Non so dire se erano bei tempi. certamente si respirava aria di repubblica delle banane. Pochi ricchi privilegiati, molta popolazione attestata sui lavori di base, favelas pericolose già allora tanto da consigliarmi, se mai mi fossi avventurato nella cintura della tangenziale Guaira, di fuggire dall'auto se solo scoprivo di aver forato, senza aspettare soccorsi. Un giorno ci recammo in un luogo dove un amico di Manuel commerciava pietre preziose.

 

 

Entrò lasciandomi nell'auto blindata. Dopo qualche minuto, stuzzicato dai giochi dei bimbi in un vicolo, ero sceso con la mia telecamera VHS a spalla, modello 1987, per filmare la vita pittoresca. Non avevo fatto tre passi che mi ero sentito sulle spalle le mani pesanti della guardia del corpo che mi intimava di restare nell'auto: "Lei è pazzo, lo sa che questa filmadora vale tre anni del loro salario?"

 

Mi rimisi subito sotto l'ala protettrice. La sera eravamo invitati alla festa nuziale della figlia del generale Hernandez. La nostra auto fu fermata all'ingresso della villa circondata da alte mura. Le guardie del corpo, con gli occhiali scuri anche di sera, sbirciarono seri dentro l'auto, prima di lasciarci passare. All'interno un giardino arredato con nove gazebo giganti, sotto i quali erano imbanditi meravigliosi tavoli a buffet.

 

Lo champagne scorreva a fiumi, memore di una ricchezza che da lì a poco sarebbe evaporata con il fallimento ad effetto domino delle maggiori banche nazionali. ma già i potenti esportavano i loro capitali nelle banche di Miami, meta preferita dagli adolescenti per lo shopping del week end.

Fu una mattina dell'inizio settimana, credo, che Manuel entrò nella mia stanza, l'unica dove le uscite dell'aria condizionata erano tappate da asciugamani per mia esplicita richiesta. Mi consegnò una busta con un biglietto, dicendomi:

 

"Oggi tu vai ad Aruba. fai bagni ed immersione subacquea. Non tornare in Venezuela fino a che la CNN non dice che puoi..."

 

Parole criptiche, ma da quel giorno della telecamera avevo imparato a non discutere. Nemmeno con il lucertolone gigante che dalla vicina foresta pluviale cadeva ogni tanto sulla piscina, rendendo un po' titubanti i miei bagni di sole…

 

17 maio 2010

 

parte 1 - Venezuela: Arma e mire presidenziali

parte 2 - Aruba. Tra mafie e militari

 

 

Facciamolo insieme

Sulla cresta dell’onda

 

    Agli inizi degli anni 80, un gruppo di ragazzi della favela Cantagalo, nel promontorio che divide Copacabana da Ipanema, amava godersi il sole, la spiaggia e le onde di Arpoador, punto prediletto dei surfisti carioca. Con il passare del tempo, quello che era giusto un passatempo giovanile iniziò a divenire qualcosa di più serio, scoprendosi la volontà di partecipare ai grandi tornei di surf.

 

Senza aiuti né patrocini per spesarsi i viaggi, il cibo e principalmente la manutenzione delle tavole, il gruppo creò la organizzazione “Sur Favela”, una Organizzazione Non Governativa composta da ragazzi abitanti nella favela Cantagalo e nelle limitrofe Pavao-Pavaozinho, con l’idea di riuscire ad ottenere finanziamenti per dedicarsi integralmente allo sport.

Volevamo diventare dei veri atleti e partecipare ai grandi campionati. Erano una trentina di ragazzi del “morro” che tentavano di misurarsi alla pari con i ragazzi borghesi della ricca Zona Sul di Rio.

 

Dopo un po’ di tempo, iniziò a crescere una gioventù nuova, sempre delle favelas, che erano attratte da uno sport che da sempre identifica la vita della spiaggia. Per loro, l’attrattiva era costituita dalla possibilità di emanciparsi almeno nel divertimento e distogliersi dall’immagine di separazione che affligge la vita delle comunità più recluse.

 

 Le attività fisiche sulla spiaggia sono da sempre una caratteristica dell’immaginario carioca, i giovani corrono all’aria aperta, praticano bicicletta, rollerblades, skateboard e muscolazione sugli attrezzi sparsi sulle aree litoranee. E il surf è una specie di sport “primus inter pares”, un club dell’orgoglio di appartenenza.

 

 

Trovandosi a stretto contatto, il gruppo iniziò a dar aula ai nuovi ragazzi, aiutando a creare una mentalità di sfida. I maestri di surf della ONG, essendo essi stessi della favela, hanno avuto un approccio veritiero con la nuova infornata di gioventù, aiutandoli a collocarsi nel mondo della competizione senza nasconderne le difficoltà, ma stimolando la forza di volontà e di rivincita. Per molti di loro il surf ha evitato che scivolassero per le scorciatoie sbagliate della vita e ha dato una speranza di vita migliore.

 

Oggi uno di questi ragazzini, Simao Romao, è un campione che disputa tornei in tutto il mondo.

 

 

 

07 maio 2010

 

UniversAl  blessing
Sembrava un evento rock, e invece era una riunione di orgoglio lanciato verso il cielo, pardòn, schiaffato in faccia alla città. Che figura, cara ricca Chiesa Universale! Riversare un milione e mezzo di ragazzi gracchianti con i suoi 2000 autobus mezzi rotti, che hanno intasato illegalmente per tutta la giornata strade e giardini, stazionando in tripla fila in strada chiuse al traffico, fermi e rotti su aiuole e strade secondarie, in doppia fila nelle strade del centro, disattendendo l'ordinanza cittadina di fermarsi prima dell'inizio del parco e impedendo così agli abitanti della costa di uscire di casa e godere essi pure della giornata di festa. Continua a comprovarsi giorno dopo giorno la mia teoria che in Brasile ogni cosa è facile, per cui lanciata all'eccesso. Mangiare, tatuarsi, giocare, ballare, divertirsi e ora anche inneggiare al disopra. Ma laddove la cultura del popolo tende a traboccare ad ogni occasione, è l'approfittarsene delle organizzazioni a mancare di misura. Nemmeno gli stadi sono ormai sufficienti e forse è questo il motivo di tanto dispiegamento di mezzi, un marketing religioso muscolare sbattuto in faccia agli idioti che cercano di resistere all'ennesima dimostrazione di incontinenza...
Bella dimostrazione di spirito cristiano...!

22 abril2010

 

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Colpo  di Pettine

Smontiamo vicino a Vila Mimosa, lì vicino anche un vecchio palazzetto a tre piani ha guadagnato nuova vita ospitando la sauna aperta dall'ex gestore della sfortunata casa di show eortici Caracalla di proprietà dell’italiano Giovanni. La sua idea commerciale non aveva avuto successo nonostante gli ampi spazi da palazzo romano, gli interni in marmo rosa, gli spettacoli musicali, gli show erotici e le immancabili pastasciutte del giovedì sera, offerte a tutti i clienti. Adesso posso capire dove son finiti tutti i soldi del fallimento.

Camminiamo tra la mota della strada da poco liberata dell'inondazione, lampioni scarsi, qualche carcassa rotta di auto senza ruote, o coi finestrini aperti e i sedili abbassato per fungere da letto improvvisato, molto ambito suppongo in una città, dove i portici e gli androni sono invasi da dormienti notte e giorno.

Sul marciapiede smozzicato e fangoso alcune moto quasi carcasse ma blasonate, tipo choppers perchè in zona ci sono meccanici dediti al recupero e frequentazioni hippy si prestano all'area. Nunca foi tan dificil dar um pente... mai fu così difficile dare un "colpo di pettine", cioè una “botta”.

 

 

 

altre storie su Vila Mimosa

- Colpo di Pettine

- Rubando sguardi a Vila Mimosa

- A Scuola di Lingua

- Culi sui Tavoli

 

 

 

 

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Trappole

 

 

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    Una offerta inattesa, uno stimolo imprevisto o anche una scelta ispirata dall'esterno possono essere il suggerimento necessario, l’anello mancante. Accettarlo è sempre una sfida, il cuore gettato oltre l’ostacolo.  Poi, dopo la stagione delle domande arriva invariabilmente quelle delle risposte, come un monte dalla cui vetta finalmente iniziamo a scendere e ci capita di vedere con chiarezza al di là dei desideri abituali, dei pregiudizi dell'orgoglio e dell'accidia, mentre la sottile voce della coscienza ci suggerisce le parole giuste, ci propone le visioni illuminanti. In quella discesa c’è ancora tutta la fatica dell’impresa sostenuta ma inizia anche a prendere corpo la soddisfazione, mentre ci accorgiamo che la voce non aveva mai smesso di suggerire e di colpo siamo noi ad avere aperto le orecchie.

 

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