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Ancora

 

 

Homem placa, cata lata, i colori del lavoro di strada

 

Oggi parte il Titanic, per l'ennesima volta. L'avventura si ripete come gli anni, uno in coda all'altro, e fra poco la trottola farà un altro giro.

Mi appresto a volare nuovamente verso il retro della moneta, affascinato come la prima volta.

Molte cose sono accadute da quando, nel lontano anno 2000, iniziai a inviare i miei Osservatori. Mangiavo pan biscotto e formaggio del Cansiglio. Il mondo da allora sembra inevitabilmente cambiato.

 

Anche il mio approccio al viaggiare ha subito una mutazione genetica, che mi sembra ora speculare alla comprensione del proprio posto nel mondo, causata dall’impatto della mia immagine sullo specchio delle differenti culture, e ha finito per infrangersi. Non è possibile continuare a guardare indietro, difendendoci dal resto dell’orbita planetaria, non è possibile dichiararsi testimoni del proprio tempo quando rimaniamo ancorati a ciò che immaginiamo di noi stessi, seduti nel solito salotto, incuranti della rapidità delle incursioni con cui i nostri punti fermi vengono aggrediti. Non possiamo prenderci troppo tempo per fare ordine, per capire. Per rinascere dovremo arrenderci.

 

Un tempo si andava in vacanza portandosi dietro la casa, la famiglia e le nonne, rimanendo mesi in un posto che si tramutava nel sostituto del luogo di partenza, un piccolo mondo in trasferta ma senza privarci di comodità e abitudini. Oggi partiamo con valigie leggere, sperando di vedere molto in poco tempo, passando superficiale la mano sul panorama e sperando di rubarne almeno un ciuffo, un lampo anonimo da raccontare nelle e-mail agli amici. Beh, anche i popoli sono cambiati, e non hanno pazienza per le antiche regole dell'educazione. Anche io non sono più lo stesso: spendevo facilmente per ottenere nuove emozioni ed ora abbandono sul campo di battaglia le spoglie di imperi mai conquistati.  Le abitudini crollano di fronte allo stress e all'usura. O semplicemente cambiano. Soprattutto non penso più con atteggiamento vorace, come se il mio percorrere fosse centrale e il panorama sempre lì, in attesa delle mie decisioni, e le occasioni concesse fossero innumerevoli, sempre a disposizione. Non scatto più foto affrettate degli istanti, ripromettendomi di farne di migliori in un secondo tempo. Adesso tocco la ruggine subito e me la strofino addosso: pronto o no accetto il momento. E lo contemplo, riconoscendolo unico e irripetibile, esattamente come il mio essere lì. Non dico più "intanto" o "per adesso”, ma ho capito che l’evento vive e muore ad ogni battito. La conclusione di un livello di esperienza non essendo altro che il ponte verso la prossima, sconosciuta al dilà delle nuvole.  Non mi porto più dietro tanti bagagli, aspettative e sogni a tracolla che si impigliano ad ogni imprevisto, impedendomi di correre.

 

E’ un surf leggero, agile, abbandonato fra le onde del vagabondare.  Non sono i privilegi che vanno difesi, le abitudini o il benessere, quanto i punti d’appoggio, mentre i preconcetti vengono erosi da un bagno multicolore, al quale non è agevole opporsi. Senti le fiamme e sai già che si avvicina il fuoco di un nuovo semestre al dilà del mondo, pericoloso e affascinante.

 

 

 19 novembre 09

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max.bonaventura@gmail.com

 

 

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