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Lentezza sorniona

 

 

    Baia di Sibahù, di fronte alla Balsa del traghetto un paio di famigliole siedono attorno ai tavolini di plastica, riparate da un ombrellone di rami di palma a cui mancano alcuni pezzi. L'acqua del mare scivola lenta entro la foce del fiume, che lotta senza convinzione per trovare una direzione.

Cinque uomini e ragazzi recitano la loro orazione quotidiana, salmodiando sui piccoli fatti della porta accanto  e intanto bevono birra. Una coppia di turisti svedesi osserva paziente il rito del taglio della noce di cocco, sulla quale verranno infilate due sottili cannucce per succhiare il nettare sempre fresco, mai gelato nonostante le nascoste speranze. Due bambine sguazzano nell'acqua bassa davanti al traghetto, mentre un bambino batte un chiodo sulla rampa con fare compito.

Un buggy arriva cercando con lo sguardo di superiorità un varco fra le dune, poi si imbarca sul ponte fermandosi a fianco del cartello che recita Buggy 8, 4x4 13, passeio 3 reais. I giovani dai capelli castani rimangono seduti sullo sbalzo posteriore, le mani sul roll bar carico di vele e surf corti, come cavalieri di un classe superiore che scendono a cavallo nel villaggio dei contadini.

Nel campetto di sabbia a lato, due ragazzi di colore tormentano svogliati in pallone, sfiduciati dal sole a picco in attesa del mezzogiorno. Dall'altra parte, Baia Formosa aspetta con altrettante sedie di plastica, capanne di venditori di lattine, traghetti e gente in attesa. Non so cosa c'é al dilà della boscaglia, ma la curiosità non smuove la mia paciosa osservare più della brezza costante, mentre osservo la cavallerizza color do pecado rimontare a cavallo e proseguire verso ovest.

 

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Perduti Fra le Dune di Baia di Sibahù

Passa la carriola stracolma di caju, appena raccolti da terra. E' uno dei riti quotidiani in cui due culture si confrontano, entrambe incalzate dalla necessità di tirare avanti.  La donna scalza si avvicina, lamenta un buongiorno, ci offre 5 frutti per 1 real. Proposta respinta, siamo gringos ma non stupidi, almeno così la giornata diventa interessante alla luce di questa trattativa serrata. Lei riparte insoddisfatta, chiusa in un misto di orgoglio e incomprensione, come mai questi stranieri tirano sul prezzo?  Continuo a leggere il libro, Bruno sfoglia svogliato le parole crociate, Titti gareggia con Eros Ramazzotti mentre sciacqua il succo di manga dal frullatore. Dopo un'oretta torna la coppia col carretto ancora pieno, infelice dei pochi affari conclusi fra le baracche e le pousadas sperdute fra le dune. Adesso la donna rimane nascosta per non perdere la faccia, é l'uomo che viene a proporre 15 per 1 real. Approvato. E' la legge del mercato.

Baia di Sibahù appartiene alle rare isole beate, nelle quali occorre scavare un buco sulla sabbia per seppellirci le ambizioni in eccesso.

 

E' anche l'isola dei Famosi, con nomi come Washington, Maxswel, Maicon Jakson, Joana Darco, Viktorugo, o come l'apprendista garzone del fornaio all'angolo: Jon Lennon, quando mi ha detto il nome volevo ridergli in faccia, ma lui era serio e incespicando su un difetto di pronuncia mi raccontava delle canzoni americane che ascoltava ma non ne ricordava il nome cosicché si inerpicava sull'ultima strofa, la lingua che impediva alle sillabe di uscire, suoni e rime che sapevano non d'inglese ma di vento forte e di maree, di rumori televisivi, di echi dei racconti della piazza dove scalzi ci si passano le dritte, maturi per ogni curiosità.

 

Il Torneo di futebol di Bahia di Sibahù, un luogo molto meno agitato di Rio de Janeiro, attira le forze fresche dei paesi vicini: Praia Florita, Canguaceirama, Mamanguapirim. Sono ondate di ragazzi sul carretto trascinato dall'asina, in moto o in bicicletta che esondano dall'unica strada che costeggia la baia, o dalla balsa che attraversa il guado per la più famosa Praia Cabeça.  Allegri e spensierati, ridono e si prendono in giro camminando scalzi o in ciabatte. Il torneo di calcio é, assieme al carnevale e alla festa della patrona, il solo evento che distragga la zona dalla noia del bruciare i campi di canna da zucchero.

 

Mi ci sento a mio agio nonostante l'isolamento, o forse proprio a causa di questo, un bagno di anonimato che disarma le tensioni che mi prendono di solito a Rio de Janeiro e in tutte le metropoli popolose del Sudamerica. Non c'é molto da fare, nonostante l'immobilità delle giornate non riesco a starmene un'ora davanti al computer, perché é tutto un aggrapparsi a lunghe passeggiate sulle spiagge deserte e giri chilometrici in bicicletta alla scoperta di sperduti anfratti locali, che ondeggiano fra bananeti e coqueiros.

 

Notevole la metereologia, in controtendenza con i preoccupanti nubifragi del resto del Brasile: qui siamo benedetti da un costante caldo secco e ventilato, senza zanzare, solo qualche jacarè (alligatore) giovane e inesperto che ti osserva quando nuoti annoiato nel fiume saturo di camelie, ma è sufficiente guardarsi alle spalle in cerca di scie della coda o di occhi in emersione. L'anima diviene sottile nel dolce far nulla, condito dagli incontri fra gli scarsi nativi e i rari turisti stanziali, la piazza é tranquilla e l'intorno è privo di criminalità ortodossa, perché qui il vero crimine sembra essere il darsi da fare...  Sonnecchiano a riva le capanne coperte di palme dove andare alla ricerca di una zuppa di granchio col limone verde. Le giornate scivolano con una tale leggerezza che ti addormenti senza nessun debito con l'indomani...

 

 

 

 

 

max.bonaventura@gmail.com

 

 

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