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    Pur preoccupato di mettere in valigia il minimo indispensabile, oramai il peso riusciva pericolosamente a mettere in imbarazzo la spina dorsale.

 

Non dovevo mediare con nessun familiare aggiunto, ma avevo visto giusto: nonostante le bizze della bilancia elettronica, le mie due valigie viaggiavano entrambe stabilmente sopra i ventotto chili. La prima era piena di alimenti: due latte di olio da cinque chili, più una da tre, e fin qui é facile fare i conti. Proseguendo con pasta, latte di tonno, barattoli di granulato per sugo, poi libri, cd, cavi, alimentatori  e quant'altro. Nella seconda valigia quello che non aveva trovato posto nella prima: Un paio di scarpe e uno di sandali, Dvd, freesbee, tappetino per esercizi di aerobica, occhiali da piscina, ancora libri e riviste e solo uno scomparto per i vestiti, ridotti a qualche maglietta, qualche calzetto e un paio di bermuda. E' vero, oramai si può viaggiare leggeri e in quanto ad abiti non ho pretese, poi però é il resto delle abitudini che mi frega.

 

A dirla tutta, quando arrivi a conoscere il tuo pollo finisci per preoccuparti di ristabilire in anticipo un po’ di equilibrio. A destinazione non sempre trovi un buon abbronzante e quindi si aggiunge il proprio alla lista delle cose indispensabili, assieme a un latte doposole di qualità, a preventiva memoria. Non ha senso prendere il meglio del sole e ustionarsi con un olio di rapa rossa concentrato. Non sapendo rinunciare ai miei hard disc esterni, alle due macchine fotografiche, alla videocamera e ai lettori video Mp4. Presentandomi al check-in riesco ad appollaiarmi alla spalla uno zainetto imbottito in cui metto anche un libro per allietare il volo, gli occhiali da vista e quelli da sole. La videocamera con batteria e cavetteria trova rifugio in un marsupio. Il piccolo laptop può viaggiare in una apposita borsa separata, tanto poi te la fanno aprire sempre sul nastro dei raggi-x. Nei due giubbetti sovrapposti ho abbastanza tasche da stipare riserve di sopravvivenza.

 

Ohibò, una voce profonda mi confida che i doganieri faranno incetta di cibarie per cui devo nascondermi addosso il mezzo chilo di parmigiano grattugiato. Addosso ho gli unici jeans previsti per una permanenza di sei mesi, l'unica camicia concessa alla mondanità, l'unico pulloverino leggero, ma sopra metto anche una felpa a zip ad ogni buon conto. Ricopro il tutto con una giacca leggera antivento infarcita di tasche, dove alloggio il portafogli, passaporto e tappi per le orecchie, paraocchi, fazzoletti e spray per la gola reduce da due giorni di fuoco.  

 

A causa del freddo polare sofferto quest'anno a Venezia, che forse troverò anche a Lisbona, sopra tutto aggiungo un giaccone di felpa calda con tasche enorme, dove annego il sacchetto rigonfio di parmigiano e il mio fedele organizer, per annotare le righe che testé leggete. Mi presento così imbacuccato al check-in, la lunga fila impedendomi di evidenziare il goffo incedere, e qui attendo temerario il responso della bilancia, fingendo una spavalderia che sono ben lungi dal potermi permettere. Il numerino rosso mi decreta 56 chili. L'addetta non batte ciglio, per cui mi sembra di averla scapolata, mentre nascondo sotto l'alto desco il mio corpo agghindato come un albero di natale. Mi vien da pensare che una norma di opportunità dovrebbe regolare il peso trasportabile in aereo, la somma del quale, per un ragionevole computo algebrico, non dovrebbe eccedere troppo l'età del passeggero.

 

Passata l’ultima barriera d’imbarco, trotterello nel tunnel che mi inietta in cabina, saluto e trascino le mie carabattole da emigrante. Stipo tutto nel posto sopra il sedile, faticando a farcelo stare, allargando le mie pretese di spazio ben oltre i miei supposti diritti. Ma tant'é: mezzo anno lontano da casa e ho ridotto la mia vita in due valigie e qualche veniale estensione. Il volo TAP alza ora il muso come un cigno, o dovrei dire un ippopotamo appesantito, mentre io chino sulla tastiera evito di alzare gli occhi, per non scorgere qualche possibile sguardo di riprovazione.

Per gli intimi rassicuro in extremis: no, per lo meno le braghe del pigiama non ho osato tenerle sotto i pantaloni…

 

 

 08 gen 09

°°°o0§0o°°°

 

 

max.bonaventura@gmail.com

 

 

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