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al bar in attesa del treno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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vetrine di Nasser

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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porto di Bizerte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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magazzini di Cartagine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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tram a Tunisi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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armi di strada

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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spuntino di strada

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

altre foto Tunisia

 

 

viaggi  - Tunisia 2

 

 

Cartagine e Sidi Bou Said e cibo di strada

 

 

Giuste scelte

Per questo viaggio ho pensato che era meglio non portare le mie videocamere celate, per timone di suscitare sospetti. Non si può pensare di riprendere impunemente le facce dei musulmani e le riunioni che avvengono in negozi di tessuti di 2 metri quadri sostitutive delle scuole coraniche.

Piazze, musei, Cartagine, Bizerte, Sidi Bou Said affacciata sul mediterraneo con le case bianche e le porte blu, per respingere gli insetti. La visita di Tunisi e dintorni richiede due o tre giorni al massimo.

Nei bar lungo la via si nota la già citata abitudine culturale, si vedono solo uomini con le sedie rivolte al passaggio, per osservare il passaggio. Se poi incontri lo sguardo di un ragazzo, lui può farti un leggero occhiolino per farti capire, per ottenere un contatto, per lasciar chiaro. Nella camminamenti divisori di av.Boughiba un frenetico frinire di ouseaux.

Poche moto in giro. Però anche qualche T-Max che gira su minimi regimi. Il conducente si guarda intorno, ovviamente senza casco.

La moda dei ragazzi è portare il giubbotto di pelle nero, o solo una maglietta attillata, incollate le braccia al corpo per il freddo teso, le mani in tasca dei jeans stretti a tubo.

Si passa il tempo così, un espresso al Panorama, una sigaretta. Cerco inutilmente di mettermi sopravento, le refolate non aiutano. Peggio ovviamente al chiuso, dove si fuma col panino in mano. La mia notoria comprensione si frantuma contro le nuvole di fumo puzzolente che ti avvolgono per ogni dove.  In Brasile posso sfogarmi apostrofandoli  "terceiro mundo", qui riesco a gettare solo dei grugniti all'italiana, tipo “muori ciccione di merda”, o semplicemente “tunisino del cazzo”.  Ma poi, rientrato nel civile deambulare correct, finisco per piegarmi alla realtà che il vero motto non è "fumare come un turco", ma oggigiorno "fumare come un tunisino".

Altra abitudine alla quale ci si abitua presto: alle 2 di pomeriggio, alle 6 di sera o anche alle 5 di mattina il muezzin chiama alla preghiera, gli altoparlanti entrano nel risveglio o nella passeggiata giornaliera come un lieve sottofondo. Non invadente ma costante. Se di moschee ce ne sono più d’una a portata di orecchio, sarà tutto un curioso intreccio di gorgheggi.

Sono abituati a leggerti immediatamente, per non lasciarti scappare. Hai la faccia da italiano mi apostrofa un venditore di oggetti nella Medina.

Alla sera escono le guardie armate e figuri in borghese presidiano coi mitra a tracolla alcuni angoli strategici.

Al Grand Hotel de France, nonostante il nome altisonante, servono la colazione di un vassoio in formica simil legno, tazza di cioccolata senza sottopiatto. Attenti a non metterci due zolle di zucchero (assolutamente con le dita) perché è già zuccherato. Ottime comunque le brioches, come in tutta la città, guadagno positivo della colonizzazione frncese.

Per il tram che va al Museo del Bardo, che raccoglie i migliori pezzi tratti dai siti di Cartagine statue, anfore, mosaici, mi dirigo al punto del tram di piazza Barcelona: un biglietto costa 20 centesimi, attenzione quando è pieno, si chiudono le porte mentre sali e il predellino scompare, se non sei riuscito a schiacciarti dentro rischi di strascinarti sull’asfalto. Una volta dentro la gente è gentile, se non sai dove scendere puoi chiedere quante fermate mancano, ma meglio non a una donna, perché l’islam è molto classista.

Scendo alla fermata Bardo, mi guardo intorno e chiedo a qualcuno. Nessuno conosce il museo, solo una studentessa mi manda a destra. Deambulare da solo mi piace. Almeno faccio gambe e nessuno si lamenta. Cammino e passo delle rotonde, un giovane di leva mi dice di continuare. Poi sospetto di aver sbagliato strada, ed è così infatti e ritorno sui miei passi. Si vede che qui al museo ci vanno solo i turisti in taxi. 

Decido di visitare Bizerte, un porto costruito intorno a una cittadina, un lembo di mare con barche di pescatori che ricorda Caorle. Dal treno si vedono greggi di montoni e cimiteri di auto francesi.

 

    Una volta, prima, i treni erano in orario. Oggi, dopo la rivoluzione, non più. Me lo spiegano tre poliziotti in borghese, mentre aspetto il treno di ritorno che non si fa vedere. Ici, dans ma deuxième visite, avec mes amis de la police de Mateur... Intanto bevo con loro un caffè, e approfondisco l’attualità. La rivoluzione ha portato la libertà di parola che prima Ben Alì negava. Ma non c’è più controllo sul lavoro e sul commercio, quindi ognuno fa come gli pare, alla fine i costi aumentano e il lavoro manca. La verità ha sempre poco a che vedere con ciò che è di dominio pubblico. La droga circola più facilmente, qualcuno racconta che è meglio fare attenzione in certe parti di Tunisi: di notte ti assaltano, con pistola, coltello o teaser. Luoghi peggiori, proprio vicino alla Medina, le strade dietro il mio Hotel. Ottimo. Accade ai mondi con differenti opportunità, che tendono a riequilibrarsi come vasi comunicanti. Ognuno vuole ottenere, noi e loro e ognuno usa le armi che ha. Con gentilezza o meno, l'aspettativa è quella, macchiata a volte di aggressività, altre da paternalismo. El fitan   في الفتن  In lotta

Una cosa curiosa mi accade anche qui, infiltrandomi nella vita cittadina, osservando, adeguandomi, appiattendo il cammino al panorama. Anche se penso a cose e dialoghi dell'Italia, o addirittura del Brasile, qui penso sempre in francese.

Due paninetti dolci ripieni di uova, tonno e olive, costano 400, un modo di dire 0,4 dinari. Diverso dal pranzo di ieri nel negozietto fra le viuzze della Medina. Pollo e patate, verdura e pane, per 3,5 dinari. Ma anche qui, finito uno di mangiare l’augurio è Saha, si risponde Chukran. Finito di bere un bel Besh-fe, a cui si risponde iish-fi. La giornata è coperta, cammino per la medina che si affaccia sul porto, faccio amicizia con dei bambini che giocano davanti a una nave pirata. Costi di oggi, tram e museo, treno 200 km Bizerte a/r, acqua, 2 panini, moneta per i bimbi di strada, una banana. 7 euro in tutto. Almeno in treno è vietato fumare, ma alla fine quando siamo rimasti solo in tre, uno pensa che può fumare. E’ una questione di libertà. La sua, novella, vale forse più della mia, vecchia e usurata.

Ripiego presto al Grand Hotel de France con la sua clientela mista, molti locali, qualche arabo di oltre confine, un paio di turisti, molte stanze col bagno condiviso, pienone il week end che vengono a fare gli acquisti nei souk. La sera adesso cerco di non farmi trovare per la strada da solo, giro e mi guardo intorno. Noto gente appoggiata alle colonne di negozi chiusi, qualcuno lancia un richiamo, se incroci gli sguardi qualcuno ti fa l’occhiolino, come al Cafè de Paris. Io cammino impettito alla ricerca della mia esperienza serale all’hammam più vecchio, dove godermi un po’ di vapore bollente, sciacquate di acqua calda e fredda, uno scrub vigoroso dal massaggiatore di turno che alla fine vuole solo 3 dinari. L’ingresso 5, il resto mancia. In hotel mi avevano suggerito di entrare solo con 10 dinari, si vede che è usanza mettere le mani nelle tasche altrui per raggranellare qualcosa.

La notte a Tunisi non c’è molto da fare, come nelle altre città. Non c'è il consumismo spinto. Una volta visitato un sito archeologico o un museo o una piazza, te ne vai al caffè come loro. Non mi va di tornare ai soliti posti fumosi, ho deciso di scoprire dove si nascondono i vizi negati dall’islam. Scelgo il Brasserie des 2 Avenues, luminosa hall con ambizioni internazionali, dove sembra sempre che gli arabi tentino di uniformarsi agli standard stranieri, ma alla fine cadono nella loro indole. Se non li chiami i camerieri se ne stanno in gruppo all’angolo della tv a parlare dei fatti loro. Ma anche qui il fumo è un compagno irrinunciabile, la fa da padrone.  La giornata è stata economica, alla fine mi costano di più due birre alla spina, 8 dinari, che il resto del giorno. Il gruppo Ansar al-Sharia non apprezzerebbe.

A letto con l'ebook.

CARTAGINE

Il giorno dopo con il treno che parte da una stazione dalla zona est, visito Cartagine, interessante sito di vestigia romane, ma definitivamente non il mio piatto di cultura e Sidi Bou Said, turistica e luminosa come una cittadina della costa greca.

Treno, bus, affollamento, pesce e foto. La sera invece, tornato a Tunisi, basta un sandwich in strada vicino al Teatro Municipale, un chapati con harissa super-piccante, cotto al momento da un funambolico piastrista che frigge frittata di verdure e riempie con le dita il pane di uovo, tonno, olive e salame, tutto a 1,5 dinar. Poi il solito tè alla menta al bar Panorama circondato dalle chiacchiere arabe e delle sigarette. Stesse facce, nuove facce uguali alle vecchie facce. I tavoli sono tutti occupati, il bar è l’affare migliore, anche se nessuno sembra spendere molto. Credo che un caffè con latte costi 0,3 dinari, l’equivalente di 12 centesimi di euro, ed è di gran lunga il consumo più frequente. La mia voglia di jus d’orange sconvolge il cameriere. I tunisini amano fumare con la sigaretta portata all’angolo destro della bocca succhiando un tiro con faccia un po' tesa, direi disgustata. Sono l’ultimo della fila dei tavolini, due ragazzi in piedi mi guardano e con un sorriso fanno richiesta di usare le mie sedie. Perchennò? Sarà il modo di iniziare una nuova investigazione all’interno della Tunisia del dopo-rivoluzione, vista dagli occhi della gioventù. Fra un po’ di arabo, francese e inglese scopro che loro di politica non capiscono granchè, mentre sono ferrati in videogiochi e face book. Scattiamo qualche foto, diciamo che fa freddo e mi assicurano che è un anno eccezionalmente rigido. Khalil lavora part time in un fast food, Lofti socchiude gli occhi furbescamente quando gli racconto i miei piani di visita nelle città della costa. E’ solo una posa per legare. E’ tutta gente come ne vediamo nelle nostre città, anche se l’impressione è che abbiano meno occasioni di lavoro, in un’economia assai più ferma della nostra. La presenza di un turista che parla coi locali non è strana, in un bar, anche se quello accanto, nel vento e nel buio, ascoltando la musica con gli auricolari alza la voce cantando, aspetta che ti volti a guardarlo per lanciarti una strizzata d'occhio. Chiedo cosa ci sia da fare in quella città, oltre che starsene seduti al bar a fumare. Ci sarebbero nuovi quartieri, sale giochi, ma occorre l’auto, o pagare un taxi. Ok, io mi incarico di pagare il taxi, voi mi portate a vedere altre parti di Tunisi di notte. Finiamo in un centro lontano, una specie di Luna park Casinò che però durante la settimana non è molto affollato. Costo del taxi 6 dinari. Proseguiamo per il quartiere  Nasser. Moderno e ricco, con bar lounge all'europea. Macchine di classe parcheggiate davanti a condomini dalla faccia lussuosa.

Ma anche lì, oltre che bere qualcosa e fumare un mucchio di sigarette, non è che la serata offra molto altro. Le scarpe pulite sono un altro dei must tunisini o arabi in generale. Lofti con le dita bagnate uscendo dal bagno del fast food si pulisce la punta delle scarpe da tennis. Faccio un po’ di pratica col mio francese e con la pronuncia tunisina di parole che già conosco in marocchino. Qui il saluto “salamalekum” assomiglia più a un frivolo “salém”, botta e risposta scevro dall’arcaico Alekum Salam di ritorno. Civiltà pratica.

Ci perdiamo nella citazione di sobborghi di Tebersouk Beja originale città di nascita. Nell’entusiasmo dell’amicizia inter-mediterranea ricevo anche un invito a mangiare il cous-cous nella casa di Ariana dove uno vive ora con la sorella. Io sono socievole, affabile ed educato, ma ovviamente so che non se ne farà niente. L’indomani già sarò di partenza per Hammameth.

La giornata è stata economica come sempre, unica spesa fuori budget le corse in taxi, comunque economico, e i caffè e succo di framboise a 9 dinari in un bar un po' più moderno. Khalil poi mi ha chiesto 5 dinari per tornare a casa, e nella strada, camminando davanti al Panorama, abbiamo ritrovato il nostro precedente vicino di caffè. che insiste per farsi dare 3 dinari per le sigarette, ma io respingo l'insistenza con un sorriso. Ormai posso usare Lofti come guardia del corpo, e quindi mi faccio riaccompagnare alla porta dell'Hotel, passando per strade buie col sospetto di un assalto nella notte. Arrivati davanti al portone il guardiano mi chiede se sono stato importunato e io rispondo di no, che ho girato alcuni locali in compagnia. Mi raccomanda di fare attenzione, la polizia non vede di buon occhio la frequentazione di tunisini e di turisti, per motivi di sicurezza. Al turismo ci tengono e lo dimostrano con un ferreo controllo, che prevede interdizione di ogni forma di promiscuità. Ma io ho notato hotel di categoria più bassa le cui regole sembravano meno ferree: gli spiego che ho visto uscire uomini accompagnati da ragazze conosciute da poco, lo si vedeva dagli sguardi, da una certa elettricità. Sono ragazze libiche, mi spiega, o algerine. Le tunisine non si farebbero vedere in giro.

Disteso a leggere nel letto mi abbandono all'intreccio lontano del canto dei muezzin.

 

 

 

novembre-dicembre 2013

 

2 - continua su:    Tunisia 3 - Hammameth

 

 

Tunisi  -  Bizerte  -  Chartage  -  Sidi Bou Said

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     1 - Tunisi e rivoluzione

     2 - Cartagine e Sidi Bou Said

     3 - Hammameth davvero?

     4 - Il mare di Sousse

     5 - Il Colosseo di El Jem

     6 - Tozeur e Nefta

     7 - Douz la port du desert

     8 - Matmata troglodita

     9 - Jerba europea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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