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facce di Tunisi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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strada vicino alla medina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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shisha

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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sicurezza stradale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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lavori di strada

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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poliziotta tunisiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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viaggi

 

 

Fra cous-cous e filo spinato, Tunisi affronta la post-rivoluzione

 

 

Più sicura e meno sfarzosa del Marocco, la Tunisia ha innumerevoli pregi e curiose singolarità, sebbene la recente ventata di libertà abbia portato con sé il non lieve fardello della responsabilità.

 

 

L'abbigliamento e il bagaglio

    Ho scelto un periodo inconsueto per questo approfondimento nordafricano: novembre e dicembre mi consentono di testare la consistenza termica e la vivibilità fuori stagione.

La mia preparazione comprende il recupero delle quattro frasi in croce di arabo apprese nei miei anni maghrebini, giusto per tenere a distanza l'invadenza verso il turista europeo, considerato sempre un milionario. Ho iniziato anche la lettura di testate giornalistiche tunisine come Al Horria, Le Temps e InfoTunisie, oltre che organi della Essahafa, la corrente islamista che ha generato il primo governo post rivoluzione. Ma l'informazione più singolare me l'ha data la lettura di una intervista pubblicata su Jadaliyya a un membro di Ansar al-Sharia, movimento jihadista-salafita nato nei giorni della rivoluzione tunisina, che spiega la sua visione del mondo, partendo dal vissuto personale che l'ha portato ad abbracciare la causa del jihadismo internazionale. Al governo il partito islamico moderato Ennahda, interprete di un paese del nordafrica che predilige il commercio all'integralismo. Ma quando mai le rivoluzioni le hanno fatte i tranquilli cittadini?

Tecnica

Per catturare le foto al volo, sono dotato di macchina fotografica compatta, la mia sperimentata Lumix TZ7 che unisce luminosità, ottica wide e regolazioni semiprofessionali senza ingombrare: allacciata alla cintura è sempre pronta a catturare una scena interessante.

Smatphone Samsung Note 1, che mi permetterà di rimanere sempre in contatto con il mondo internet, consultare le mappe di navigazione online, prendere note sul campo salvandole sul cloud, scattare qualche foto da postare nell'immediato su facebook e fare a meno di un computer, che sarebbe troppo pesante per il mio scarno bagaglio.

Lettore di ebook Amazon Kindle, coi miei libri per i momenti di relax ma anche la copia degli articoli interessanti e soprattutto la versione Pdf della guida Lonekly Platet, di sicuro meno pesante della patinata versione cartacea.

Marsupio capace di contenere macchina fotografica, smarthphone, ebook, carte di credito e riserva aurea, cellulare di riserva dual-sim, cavetteria, pen drive per beckup di sicurezza delle foto, schede di memoria e batterie supplementari varie.

Tasca ascellare da viaggio per nascondere passaporto e carta di credito di emergenza.

Cintura con zip segreta per conservare copia del passaporto e qualche banconota di emergenza.

Un solo zainetto come bagaglio totale.

La parte del leone l'ha però fatta la nuova giacca antivento milletasche regalatami da una sorella premurosa e intuitiva giusto per il compleanno del mese prima. Ho scoperto che oltre a proteggermi dalle temperature altalenanti col suo interno in pile, il cappuccio staccabile e le feritorie a zip per il ricambio d'aria, ha una tasca per ogni necessità, comprese quelle segrete, consentendomi di viaggiare spesso senza eccessivi orpelli, agile e meno visibile, se proprio vogliamo escludere il suo colore rosso acceso.

Senza un computer so che dovrò fare qualche sosta in un internet caffè per copiare ogni tanto i file sulla pen drive di sicurezza e ricaricare l'ebook almeno una volta.

Adattamento climatico

    In Italia è inverno di fatto, per giorni ho scorso le pagine del Meteo per padroneggiare le differenze di temperature fra italia e città tunisine. Tunisi, Sfax, Tozeur mostrano una incoraggiante differenza di almeno dieci gradi, più europeo nel nord, più desertico a sud. La cosa migliore è la minima, mai sotto i 6 gradi notturni, mentre in Veneto già si prospettano i primi sottozero. Però non è che sia il tropico a cui sono abituato in inverno. Dal nord al sud il termometro tunisino mantiene uno scostamento che non supera i dieci gradi. Posso contare su massime anche di 25 gradi. Non malissimo anche se non sufficiente a far pensare alla T-shirt a un bradicardico come me.

    Parto con bragone  ampie tasche e cerniere da viaggiatore esperto, ma sotto non rinuncio a dei pantaloni neri della tuta, come pigiama che non toglierò per tutto il viaggio, soprattutto dormendo, per difendermi dalle fredde notti del deserto.  So già a cosa state pensando: pas de problem, in giro ogni tanto ci sono le lavanderie.  Continuo con maglietta di cotone, maglietta della salute in lana, quindi doppia felpa a cerniera, sotto la citata cerata rossa impermeabile ma soprattutto imbottita. Ho resistito bene con le due felpe durante il giorno, ma la notte… Beh, ad un certo punto ho tirato fuori i maglioni di lana. Nello zainetto  niente computer, troppo peso,  c’è posto solo per il rasoio, il dentifricio, qualche medicamento strategico antiparassitario, anti infiammatorio, anti diarroico, un paio di magliette della salute di ricambio, un maglione di lana grossa e uno a V sottile, tanto per non abbassare la guardia. Un paio di mutande, due paia di calzini. Collare antivento, berretto stropicciabile double-face, due copricapi marocchini ma sopra… un bel berrettone di lana grossa. Viaggerò così, con un’immagine molto Routard.

Il volo Tunis Air è leggermente in ritardo, come ampiamente previsto. Già dal primo contatto si evince la regola che terrà banco per il resto del viaggio. In aereo l'odore è di capra. Una situazione di pulizia sommaria, direi decisamente sozzo. L'arte di scarabocchiare sui sedili poi è una cosa che avevo visto solo negli autobus.

 

   Gli Stewart sono quanto di più ridicolo, bassi, grassi e impacciati. O forse non capiscono lo standard internazionale e si attengono al loro istinto. L'emergenza porterà questo,forse, anche da noi. Smetteremo di pensarci ricchi, correremo invece dietro alla sopravvivenza. Basta sprechi, basta facili guadagni, basta diritti guadagnati alla pesca di beneficenza.

L'arrivo

    Appena sceso all'aeroporto Carthage mi fiondo a ritirare dei dinari all’ATM dell’aeroporto, poi al baracchino della Tunisiana compro per 25 dinari una scheda telefonica, sparando un po’ di francese alla principe De Curtis, in arte Totò, ma agitando soprattutto il mio smartphone. La lingua a quel punto poteva anche essere l’arabo. Troverò ottimo il servizio Internet durante tutto il viaggio, e soprattutto mi verranno sempre in aiuto le mappe per raccapezzarmi  in città senza chiedere aiuto.

Uscito dall’aeroporto uso la tecnica più collaudata: snobbo chiunque mi voglia adescare con famelici “taxi!, taxi?” e mi dirigo verso la strada che gira intorno al parcheggio. Sulle spalle lo zainetto è lieve, già son contento della scelta del minimo peso, ormai da troppi viaggi mi accorgo di usare solo una minima parte di quello che porto: il trucco sta  tutto nel resistere alla tentazione del sovrappiù all’insegna del “non si sa mai”… Come per un alcolista, come per le diete, la regola primaria è una ferrea autodisciplina.

La scelta è premiante, un cenno di mano a un taxi in uscita e mi siedo davanti, giusto gettando uno sguardo visibile al metro-counter, che il conducente si affretta ad accendere. Il tragitto verso il centro città costerà meno di 5 dinari, l’equivalente di 2,27 euro, al cambio che attualmente spara 2,2 dinari/euro.

Il mio Grand Hotel de France, primario consiglio di Lonely Planet, di imponente sfoggia la struttura e il nome, ma è dimesso come una vecchia contessa decaduta: essendo vicinissimo alla porta della Medina ha un certo fascino, come le sue stanze dal tetto alto, i poggioli con le ringhiere in ferro antico. Il bagno è funzionante, ha l’acqua calda e la biancheria è immacolata. Ho solo dovuto accettare l’offerta del pronto ragazzo alla reception una stanza da tre a 39 dinari a notte, perché altre non erano disponibili. Scoprirò essere il prezzo più caro fra tutti gli alloggi dell'intero viaggio, indipendentemente dalla qualità. Mi libero dei pesi e mi fiondo nella prima visita della città, meta la Medina vecchia, col suo tipico intrico di viuzze e negozietti. L’orario è ormai tardo, saranno le sei, il sole è calato e i negozi stanno chiudendo. Cammino veloce mettendo una barriera di sorriso fra me e i tentativi di richiamo dei pochi venditori ancora aperti. Monsieur, Mon amis, Amico… le provano tutte. Ma molti mi guardano passare senza tentare di accalappiarmi; il primo impatto mi dà la sensazione che qui ti bracchino meno che in Marocco o in Egitto, campioni di assillo.

In strada a Tunisi vedi auto moderne, taxi gialli di varia annata, fuoristrada all'ultimo grido, pullman stracarichi e tram degli anni '70, ragazzi vestiti con la giacchetta di pelle nera e i capelli col taglio alla Cristiano Ronaldo, alla sera se fa freddo sono sempre con lo stesso giubbino, ma le mani in tasca e le spalle sollevate a proteggere il collo dal venticello invernale. Che quest'anno è stato particolarmente rigido, a loro dire. Ma già in dicembre sarà più mite. Molti i militari in divisa e i poliziotti in borghese anche loro vestiti di nero, colore qui alla moda, però col mitra agli angoli delle strade, o davanti gli edifici istituzionali protetti dai rotoli di filo spinato. Tipici i vecchi con la shasia, il tradizionale berretto di feltro rosso, donne col velo in testa ma raramente donne col volto coperto. Ne troverò di più nelle zone turistiche del sud e capirò che vengono dagli Emirati. I bar sono frequentati solo da uomini, per le donne c'è un solo locale, il caffè turistico dell'hotel Trasantlantique, dove si fuma la shisha e si prende un buon caffè fra i tavolinetti in legno decorato e i divanetti di velluto rosso.

Ma istanze di progresso se ne vedono: le poliziotte, ad esempio, non te le aspetteresti e invece ci sono, anche se poi, fra un controllo del traffico e l'altro non riescono ad evitare di controllarsi le unghie...

 

 

    Un ragazzino con un carretto di  strada vende pane farcito di cipolle e olive. Poiché finalmente sono uscito dalla routine dell’alimentazione ad orario, ho ripreso ad auscultare il corpo e a mangiare esclusivamente quando ho fame e non quando è l’ora. Però un pane farcito potrebbe essere compatibile persino con la mia sperimentazione di low budget. Mi avvicino e indico un pane, lui mi parla, però non capisco il prezzo, "suassonsentìm", apro la mano e lui esulta vedendo le monete luccicanti. Però prima che lui si tuffi sulla mia mano aperta, un passante mi interpella in inglese e mi aiuta a pagare il prezzo corretto, 0,6 dinar, tre monete dorate da 200, e il ragazzo non gradisce che quel giovane passante si sia intromesso; sperava di approfittare del mio smarrimento. E questo chiarisce una duplice posizione del paese: da un lato la consapevolezza di non doversi giocare il sostegno irrinunciabile fornito dal turismo, dall’altra il costante richiamo dell’occasione, che rende l’uomo scaltro. Devo dire che solo un negoziante vestito fino ai calcagni con la grigia tunica afghana mi ha richiamato dandomi delle monete perché avevo pagato di più. La legge coranica impone la correttezza, poi dipende dagli ulteriori versetti che ti impongono di seguire, in questo mondo eroso dalla ricerca dell'identità e dell'onore....

Tutto il mondo è paese e anche questo è mondo, seppure dopo una rivoluzione che ha lasciato amari strascichi, ancora non completamente digeriti...

 

 

 

 

 

1 - continua in Tunisia 2 - Cartagine e Sidi Bou Said

 

 

novembre-dicembre 2013

 

 

Tunisi - Bizerte - Chartage - Sidi Bou Said

Hammameth - Sousse -  Mahdia - El Jem

Sfax - Kairouan - Gafza

Tozeur - Nefta - Taleb Larbi

Douz - Matmata - Tataouine

Medenine - Tiji - Jerba - Gabes

 

 

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     1 - Tunisi e rivoluzione

     2 - Cartagine e Sidi Bou Said

     3 - Hammameth davvero?

     4 - Il mare di Sousse

     5 - Il Colosseo di El Jem

     6 - Tozeur e Nefta

     7 - Douz la port du desert

     8 - Matmata troglodita

     9 - Jerba europea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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