Mappa del sito   .    Blog   .   Brasile    .   Vagabondaggio   .   Foto   .   Viaggi   .   Procedere a scatti    .  Libri   .   Contatti

 

HOME

  

 

 

viaggi  - Asia 3 Vietnam

 

Ho Chi Min City

Sorrisi e Mine Anti-Bambino

 

Il piccolo Duong vicino a una bomba inesplosa

 

Sei province del Vietnam, sedici milioni di acri ancora contaminati da ordigni inesplosi

 

 

    I luoghi storici della città conservano vestigia della guerra di Indocina con la Francia e della famigerata disfatta americana del 1973 ad opera del fanigerato generale Nguyen Giap e del determinato presidente Ho Chi Minh.

Il Vietnam convive con un bagaglio post-guerra: nei suoi campi sono state disseminate milioni di mine anti-uomo e anti-bambino, allo scopo di creare terrore. La quantutà di bombardamenti fu tale che più di un terzo del territorio di sei province centrali, 16 milioni e mezzo di acri, rimangono pesantemente contaminate da mine e bombe inesplose, cosa che ha causato più di 50 mila vittime nella popolazione dalla fine della guerra. Organizzazioni congiunte americano-vetnamite propongono lavori part-time finalizzati alla lenta e costante bonifica. Ancora oggi è usuale vedere gente mutilata percorrere le strade, persino giovani, perché i campi minati sono segnalati solo se sono vicini ai maggiori centri abitati.

 

birra Saigon da mezzo al bar, mezzo dollaro

 

    Ma la voglia di dollari e di benessere impera, cercando di recuperare il tempo perduto nei confronti della Thailandia e delle altre Tigri Asiatiche.  Il tutto oggi si traduce in dilaganti mercati e pagode, traffico intenso e mascherine antismog. Una esplosione turistica così recente porta con sé alcuni limiti comportamentali: il gioco d’azzardo è vietato, così bande di bari si incontrano in case private e talvolta invitano con perentoria gentilezza qualche straniero, obbligandolo a puntare forti somme di denaro. Anche la droga è vietata in seppur minime quantità, quindi la furtive offerte di strada nascondono spesso imboscate concordate con la polizia corrotta. Molti battelli economici che forniscono gite sul fiume Mekong sono prive di requisiti di sicurezza, alcuni conducenti di autobus guidano sonno l’effetto di eccitanti per vincere la stanchezza, molti ragazzi delle zone rurali si divertono a tirare sassi contro i finestrini dei treni.

    Da Istanbul avevo prenotato online un dignitoso e pulito Kim hotel, a 12 euro la notte per paura di restare a piedi, e richiesto pure un transfer. Però non vedo nessuno all’arrivo, forse il preavviso di un giorno non è stato sufficiente. Visto che il mio autista non si presenta, accetto la proposta del primo tassista che si presenta solerte sventolando un badge fotocopiato da suo cugino, ma una volta salito nella sua Toyota 4x4 privata capisco che è proprio uno di quelli che dovevo evitare come la peste. Infatti mi tasta subito il polso, chiedendomi se è la prima volta che visito la città. Dico che ci sono già stato, ma questo non lo scoraggia dal tentare di fregarmi, per portarmi destinazione cerca di turlupinarmi tutto il mio cambio (50 dollari) più altri tenta euro. Senza tanti giri di parole gli dico che è pazzo. Insiste fermo ed educato nel suo monotematico inglese, convinto come tutti che ogni turista è un ricco allocco, ma non c’è verso. Alla fine gli pago il ticket del parcheggio e mi faccio riportare indietro, e con il seguente me la cavo con 15 dollari, il che è solo lievemente sopra il buon affare. Un transfer da Saigon per l'aeroporto lo trovi anche per 8 dollari, anche se ovviamente al ritorno la competizione è maggiore e manca l’effetto urgenza, e sono comunque pullmini collettivi.

 

Pcv contro Kfc

 

    Impatto Saigon: perenne fermento, comunismo quando fa comodo, corruzione dilagante, elettronica immancabile, motocicli come vespe in assenza di qualsiasi regola. Le diffusissime Honda Wave 115 cc. sono anche il più facile taxi di fortuna offerto da chiunque in strada, per arrotondare la giornata, vi apostrofi con un “You! Mototaxi?” accompagnato da un sorriso e il gesto di accelerare. Insistenti ma cortesi. Oppure battono le mani da distante i viet per attirare la tua attenzione e portarti a cavalcioni del loro destriero senza paura. Si paga un dollaro, unità di misura per tutto, ma non mancano gli sfrontati che te ne chiedono due o tre o cinque, ringalluzziti dai soliti turisti naif rincoglioniti falsi buonisti impietositi che pensano sempre in termini di prezzi di casa loro, senza capire che così legittimano l’approfittare e sono causa di inflazione: cinque dollari, da noi tre euro, sono l’equivalente di un buon pasto in un ristorante turistico. Con un dollaro invece chiunque mangia nei numeroso banchetti di strada: nessuno può pretendere di mangiare due giorni con una corsa di cinque minuti! Quindi pensiamoci bene prima di fare gli sboroni da viaggio, che poi va a finire che distruggiamo l’atmosfera alle prossime generazioni di turisti.

    In giro orde di amici e amiche abusano della motocicletta, usata anche come letto per schiacciare un pisolino, toeletta chini sullo specchietto, sedile d’attesa, vedetta d’angolo, punto di dialogo, panchina con la ragazza, ma entrambi chini sui monitor dei rispettivi smartphone.

    Notte affollata di sedie e baby tavolini nella strada in Bui Vien, cuore della vita notturna. Dribbli a fatica con le ciabatte fra sgabelli e ferraglia a ruote, piccoli uomini e piccole donne che non crescono ma i cui richiami sono come sirene. Hey, hi!  Amici subito, biglietti con suggerimenti, richieste e promesse di strada fra spazzatura di verdure e affollate luci dei bar nel loro linguaggio storpiato.  Du iu won massah?  Poi, sottovoce: Du iu lai maliuan?  Li guardi negli occhi e ti sembrano tutti bambini di porcellana rovinati da un'aria pregna di consumismo, di occasioni da non lasciar scorrere via. Saigon ultima tappa del paradiso, ultimo gradino verso l'inferno. Neon, tavolini colmi di birre e piatti di riso, room for rent ovunque a 6 dollari. Qui i Mario Rossi si chiamano Thonh Nguyen, anche i bar spesso hanno il medesimo nome, visto che così si chiama il loro proprietario. Uno spasso trovarne uno chiedendo in giro, non sai dove vai a finire. Motorini che pigolano, come torrenti che procedono lentamente per non urtarsi. Ce ne sono 45 milioni in Vietnam, è sogno collettivo e strumento di libertà: no motorbike, no girlfriend  mi confida un amico di nome Bao, che in vietnamita significa “offerta”. Non a caso uno dei modelli più venduti della Honda si chiama Dream. Ma non tutti sono a Saigon oggi, perché molta gente se ne va a casa preparandosi a festeggiare il nuovo anno cinese. Anche se ne manca qualche milione, non lo noto. “Chun man na mai”.  

moto - toeletta

 

    Lo sregolato assalto al sogno ha i suoi costi: 27 milioni di incidenti l'hanno scorso, 9 milioni di morti, una moto cinese costa solo 250 dollari invece dei 1000 di una giap, ma dura 2 anni e poi è da buttare, così come il casco cinese anche qui è famoso per costare poco ma in caso di caduta si rompe subito, insomma è buono solo per fare figura, ma non servizio, poi qui usano solo calotte superficiali e non integrali (quando le usano), un macello quando si scontrano quelli che sono in 4 o 5 sul sellino, magari con cani e bambini.

    In giro vedi coppie miste, gringos anche giovani tipo grosso militare e piccola asiatica, poi nei vicoli anche molti negri, non so di dove, ma in viuzze laterali scopri street food in pentoloni fumanti che reclamizzano african food. Non mi molla il sospetto che sia il nuovo sbocco dello spaccio delle mafie africane, come scoprirò più avanti.

famiglia all'attacco

 

    Nel mio deambulare notturno un batuffolo di pelo mi accarezza rapido le dita sulle ciabatte, poi fugge via infilandosi in uno scolo. Carretti con strane forme di pelle di pesce trasparente appeso, sembra una ghiottoneria ambita da tutti, banchetti di zuppe di verdure, spiedini di carne innominabile, noodles di varie estrazioni, vicoli lerci per il popolo produttivo che si riversa a ridosso del mondo luccicante degli invasori in saccoapelo, vicoli desolati con commercio davanti e letto dietro una tenda per i residenti che mostrano cosa possono vendersi fra loro per rimanere in prima fila, vicoli rinnovati nelle stradine gremite di guesthouses, poi le proposte di varie etnie culinarie, le icone degli expat americani, australiani, coreani, sushi, bistecca argentina, tapas e paella, insegne italiane di pizza e lasagna, ma l’italiano non c’è mai e tutto il lavoro lo fa un vietnamita, che non capisce cosa significhi ciò che ha imparato ma chisseneimporta, intanto il proprietario se ne starà in camera a infilare l’ago in una fessura orizzontale con una canna fra le labbra. Le proposte di marketing vanno dai shisha arabi per l’equivalente di 9 dollari, alle zampe di gallina fritte per un dollaro. Le banconote recitano zeri all’infinito. Visto che una normale da centomila Dong sono circa cinque dollari. Qui è facile per tutti essere milionari.

    Cocktails e succhi invece sono in stile americano, tutto ghiaccio e niente sconto, imprescindibile per il commercio è rimanere affacciatu a quei trecento metri di concentrazione turistica, uno sputo più in là sei vuoto e fai la fame, nonostante le insegne pretenziose. Lungo la Hai Ba Trung, mischiati agli hotel più pretenziosi, le ragazze vi chiamano dai bar più “tematici” per proporvi un cocktail internazionale o un massaggio molto “locale”. Altre propongono una partita a biliardo e gli avventori più esperti arrivano con la “stecca” personale. Il Gossip e l’Apocalypse Now sono le discoteche più frequentate, dove è facilissimo fare incontri professionali o spontanei. La differenza sta nella durata della marinatura dell’amicizia, prima del pasto insieme.

    Ma gli sguardi sono limpidi, diretti, i sorrisi aperti. Ancorato ai miei punti nostalgici, non demordo nel rinfrescare le memorie cinematografiche nel mio cocktalil Good Morning Vietnam, gustandomi il caotico struscio multietnico nella strada stracolma fra le seggioline nane. Lo stordimento per l’inizio dell’avventura asiatica non si è ancora placato, per cui tiro presto i remi in barca e vado a nanna.

Se riesco a passare fra le onnipresenti moto che si usa parcheggiare sui marciapiedi degli ingressi...

stazionamento in linea continua

 

 

gennaio - aprile 2014

 

3 - continua a leggere ; Indocina, Mon Amour e Disfatte Coloniali

 

 

qui l'inizio del reportage    Asia 1 - Istanbul

 

  Turchia - Istanbul   Vietnam - Saigon province - Ho Chi Minh City -  Mekong River
  Cambodia - Phnom Penh - Siem Reap - Angkor Temples - Prahear province   Laos - Vientiane - Luang Prabang
  Bangkok - Chiang Mai - Koh Larn - Pattaya   Malesia - Kuala Lumpur

20 - Thai Suggerimenti per Bangkok e Chiang Mai

 

 

 

 

 

 

 

 

  Asia 1   -   Istanbul, porta d'Oriente

  2 - Vietnam: cappelli a cono e voglia di dollari

  3 - Vietnam : sorrisi e mine anti-bambino

  4 - Indocina Mon amour e disfatte coloniali

  5 - Vietnam  :   profferte e conti della serva

  6 - Mekong  :   il Bel Danubio giallo

  7 - Cambodia : corruzione a Phnom Penh

  8 - Phnom Penh : le gioie del woterfront

  9 - Cambodia: non mi fregare, monaco!

  10 - Cambodia: pallottole benedette

  11 - Siem Reap   :    Pub Street

  12 - Laos   :    Luang Prabang

  13 - Thai   :   Chiang Mai

  14 - Thai  :  Bangkok

  15 - Thai  .  Pattaya

  16 - El Nido : Le spiagge filippine

 

il Vietnam nel 2000