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facce di Istanbul

 

 

 

 

 

 

 

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barche sul Bosforo

 

 

 

 

 

 

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centro

 

 

 

 

 

 

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moschea

 

 

 

 

 

 

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panino con sardine

 

 

 

 

 

 

 

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ristorante tipico

 

 

 

 

 

 

 

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torre di Galata

 

 

 

 

 

 

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bambini mendicanti siriani

 

 

 

 

 

 

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esterno di una moschea

 

 

 

 

ltre foto Asia

 

 

 

viaggi   asia 1 - istanbul

 

 

L'Oriente e la porta sull'altra metà dell'impero

 

 

 

 

Programma di esplorazione

    Vent'anni dopo aver abbandonato l'oriente, decido di tornare, per abbandonarmi al formicaio delle città caotiche e industriose, per confrontarlo con lo stile di vita, ma soprattutto con i costi del Sudamerica.

     Il mio imperativo si riassume in un motto: viaggiare leggero. Giro quindi con solo un pratico zainetto per escursioni veloci da 35 lt, un porta-pc da petto e un marsupio per i documenti, gli occhiali, l'ebook. Macchina fotografica compatta a cintura, una serie di preparazione su testi online. Questa volta non ho scaricato le guide Lonely Planet online, un po' per pigrizia, un po' per il desiderio di inseguire un'avventura che non è realmente classificabile come viaggio, ma come vita lontano da casa.

 

 

Istanbul

    Prima tappa del mio viaggio verso oriente, attraverso una frustata di storia che attraverso l'impero ottomano mi conduce gradatamente verso il Middle East.

    La scelta della compagnia Turkish Air si rivela ottima. Aeronave nuova, servizio eccellente, attenzione sorprendente. Atterro e cerco il metro che arriva in centro città. Prima prelevo 400 lire a un ATM. Il cambio è a 2,7 con l'euro. Compro anche una scheda telefonica, internet si attiva dopo 15 minuti. Uso il metro per raggiungere Bayagou, cosa che si rivela un po' lenta, molte fermate, vetture moderne ma stracolme, vista l'ora pomeridiana. Seguo il tragitto su Google Maps, per cui scendo appena superato il ponte Galata sul Bosforo. Però confrontando le mie note non capisco quanto distante sia l'hotel, per cui fermo un taxi e gli passo il numero del contatto, perché faccia il suo mestiere. L'autista, pur nella difficoltò della lingua (lui non parla inglese, io non parlo il turco), è disponibile, il costo irrisorio.

    L'Hostel Bunk si conferma un posto buono, camerata da 4 letti, tecnologico, pulito e moderno, nel centro della vita notturna, a 9 euro a notte. Più che sufficiente per restare due notti e visitare il centro. Di giorno nelle strade percorse da locali e turisti, ma soprattutto nella allegra confusione serale Istanbul rivela il suo lato interessante. Pub, baretti, ristorantini, strade gremite e assolate e clima mite nonostante il gennaio sia in Europa un mese freddo.

    Istanbul nella storia antica è conosciuta come la Nuova Roma. Ma è Costantinopoli il suo vero nome, da sempre e per sempre. Un nome che evoca immagini mirabili: il sogno dell’Oriente, le lontananze che si profilano oltre il Bosforo e l’Anatolia. Le moschee, gli harem, i sufi danzanti, gli aromi dei bazar. Da mezzo millennio l’Europa identifica in quella sola città il prezioso anello di congiunzione tra l’Antichità perduta e la Modernità mai davvero raggiunta, tra il Levante e l’Occidente. Ancor oggi, dietro la megalopoli brulicante di vita, noi cerchiamo la città incantata, le tracce di un passato che ci contiene.

    Una capitale piacevole, che mischia le modernità europee al calore arabo, spuntini di strada, musica, shopping. Molto fumo come cita il detto sui turchi. Birra da mezzo a 8 lire, 3,50 euro. Il giorno dopo la concorrenza la porta a 7 lire. Ma la situazione economica e politica della Turchia è in continuo subbuglio, solo due settimane dopo il cambio crollerà a 3,1 per euro, cosicché una birra da mezzo l’avrei pagata 2,50. Conti della serva.

    Spese del giorno. 3+3 lire metro, 96 lire due notti del Bunk, 76+4 di mancia all'hamam, 8 una birra da mezzo 4 lire uno spiedino di cozze fritte. Il giorno dopo, tutto a piedi fra le boutique dell'imponente Istiklar Caddesi, il viale dell'indipendenza fiancheggiato da palazzi di architettura ottomana, gotica e neoclassica, che calamita anche oggi ogni manifestazione di protesta, poi giù per le viuzze selciate e le ripide scalinate, un occhio frettoloso alla torre Galata dedicata ai genovesi. Mi basta attraversare di nuovo il ponte e piombo a Sultanamed, quartiere con le moschee, i minareti, il Grand Bazaar, il giro delle tentacolari calli interne e delle stratificazioni culturali che impregnano la città, la Moschea Blu, Yami e Solimano, Santa Sofia intercettati dall'orario della preghiera con i canti dei muezzin amplificati, il palazzo di Topkapi col diamante del venditore di cucchiali, il quinto nel mondo per grandezza. A Sultanamed, 1 lira turca per un succo d'arancia, 10 lire occhiali da sole, 6 lire sfogliata di noci varie, 2 lire succo di melograno, 10 lire tre braccialetti artigianali fatti col cinammon, la cannella, 7 lire birra media visto che è lunedì, 1 lira prentzel di pane con sesamo, 50 cent bottiglietta d'acqua. Da noi non si trovano bottigliette di acqua fredda in strada a 20 centesimi di euro. Evito come la peste i night club con le insegne luminose accattivanti e i buttadentro premurosi, so che straopazzerebbero il mio portafogli. Si respira arabo nelle barbe della gente, nelle donne vestite col burqua che vengono dagli emirati.

    Le strade propongono ancora esempi di vita umana: lustrascarpe con accessori in ottone lucidato, banchetti di spremuta di melograno e frutta da passeggio, mercati del pesce, delle spezie e dei dolci, misti a industria del turismo di massa, i numerosi traghetti per la gita sul Bosforo che scodinzolano inarrestabili fra le sponde europee e asiatiche dello stretto budello di mare, e poi ristorantini, bar, negozi di oro e di saponi naturali. Il mercato della contraffazione propone jeans, camicie e occhiali i cui prezzi risentono già della vicinanza con i paesi di produzione. Il divertimento scorre forte, segno di confine tra il mondo occidentale e le porte d'oriente. Alcuni vicoli del centro storico la mattina sanno da vomito.

    Impazzano i negozi di tappeti. Baba, mi interpella un ragazzo col chiodo nero davanti alla moschea azzurra, vuoi un tè e il mio biglietto da visita? No, obrigado, rispondo in portoghese: ho imparato a non dare corda in italiano, a negare di parlare inglese. Nei luoghi turistici ti braccano e non ti mollano facilmente, è dura la vita del venditore, non devono arrendersi mai, il turista così fa la lepre per difendersi come può.

    Istanbul, recita una t-shirty: They call it chaos, we call it home.

    Il pescatore sul Bosforo; where you come from? Italy. Ah, spaghetti bolognese! Ecco per cosa siamo famosi. Poteva andare peggio. I ristoranti non mancano, ma le loro prelibatezze tipiche si sparpagliano in piatti dell'origine nomade dal gusto particolare; sfoglie di verdure e carne o formaggio, polpettine speziate al riso e pinoli, yogurt aglio e cetrioli, melanzane ripiene di cipolla, minestre di lenticchie rosse, spiedini di agnello e montone, pizza di carne e cipolla, dolci di pistacchi, mandorle e pinoli. Menta, yogurt e aglio sembrano fare da sottofondo agli impasti della cucina locale. Occorre dribblare fra i vari gusti per trovare la propria dimensione alimentare. Io ho adorato il panino con le sardine alla brace, riempito di verdure e salse piccanti. Alla fine, nella patria del kebab sono riuscito a resistere all'Angus della Virginia.

    Visito le moschee, le cerco sulla cartina avuta all'hotel, mi oriento online, cammino e scatto foto, colleziono biglietti e ricevute, mappe e pubblicità per alimentare la memoria solitaria, recupero la leggerezza del vivere senza impegni, del deambulare senza fretta, senza meta apparente. Non utilizzando il pc tutto il giorno non affatico gli occhi e adesso posso leggere l'ebook anche senza occhiali. Moltissimo jazz e musica a nastro a Istanbul, una strada è piena di negozietti di strumenti e amplificazioni, uno vende solo batterie, c'è un negozio di violini, uno di sax, uno di bonghi, in una vetrina campeggia un trombone rosso, una chitarra elettrica a pois bianchi e neri si intona a una vespa. In giro per le strade qualcuno suona la tastiera facendo accordi jazz con entrambe le mani, altri suonano uno strano violino senza cassa di risonanza, gareggiando col rumore degli antichi tram rossi che sferragliano nel centro. Il clima è ottimo, io sono partito col terrore di prendere freddo all'andata o al ritorno, così ora mi sembra di avere sempre un maglione di troppo, nonostante il giubbino sia estivo.

    Inzuppato in tradizioni fortemente diverse, la solitudine diviene una pelle e una corazza. Ancora non so cosa mi aspetta al dilà dell'orizzonte. Nel saliscendi delle strade in collina, pensieri tristi orinano sulla mia passeggiata. Per questo viaggio ho scelto un approccio tranquillo, però guardando sempre avanti non so cosa aspettarmi. Ma la città nel sole fa di tutto per aiutarmi, nonostante il mio fastido per il fumo che sembra dominare la vita locale. Ho mangiucchiato due pezzetti di pollo in aereo e per colazione un uovo e una fetta di pane con marmellata, una sfogliatina a mezzogiorno e un prenzel di sera e mi sento finalmente a mio agio. Bevono tutti bicchierini panciuti di tè rosso al bergamotto. Una donna bassa, larga con un sacchetto in mano gira fra i tavoli vendendo sigarette. Un vecchio col berretto pubblicitario e una giacca grigia che cade in davanti vende biglietti della lotteria ai tavoli della strada, per vincere due trilioni di lire. Un bambino chiede monete ai commensali, il venditore di ostriche gliene mette una un bocca, lui continua ai tavoli successivi. Una bambina con i fuseaux rosa protende la mano alle ragazze straniere mie vicine di tavolo. Non mi interessa se mi sono macchiato i pantaloni, prima o poi li laverò.

    Vivo benissimo così, camminando, bevendo una birra e mangiando un prenzel e leggendo. Senza attesa, vivendo lontano da casa leggero e senza meta e senza impegno leggi stress. Una tasca per ogni cosa. Zen point.

    L'idea di Istanbul è quella di un posto comunque ricco, che da occasioni. Sarà l’effetto di ogni capitale, punto nevralgico dell’economia di un paese intero. Molti Samsung Note 2 e 3 in giro, belle auto.

    Questa l'atmosfera nel 2014 e 15, dove la musica per strada e nei negozi, la tradizione dei sufi danzanti fanno ancora parte della tradizione e rendono piacevole la vita sociale. Sarà da vedere fra qualche anno, ora che i kemalisti laici sono stati sostituiti al potere da una deriva sempre più islamica di stretta osservanza dei precetti degli antichi Ulema medievali, quelli, per intenderci, che dovevano mantenere salda la barra dell'impero ottomano nel mondo. Ora che le mire di Erdogan sembrano avvicinarsi a quel rimpianto passato, ci toccherà stare alla finestra, se non più vicino...

    L'ultimo giorno mangio il mio panino prediletto col pesce e un tè talef, 6+1,5 lire, poi come spuntino un succo misto arancia e melograno per 2 lire, seduto sulla riva alta che si affaccia sul Bosforo invaso dai traghetti e dai gabbiani che si contendono le prede coi pescatori affacciati sul ponte. Alla fine, pensando di avere esaurito le mie visite, passo un'ora nell'Ada Cafe Bookstore, un locale libreria metropolitano nella zona centrale di Beyoglu, scuro con pareti moderne in legno, molto alla moda, trendy, per cui una coca mi viene 6 lire (sigh), ma ormai devo spendere e sprecare un po' di tempo. Faccio un'ultima camminata lungo la via pedonabile che porta a piazza Taksim per assicurarmi di trovare il punto di partenza del bus navetta: i negozi moderni e le luminarie ancora in funzione sostengono un'aria di città giovane, cambio le 90 lire turche rimaste con 30 euro, ne tengo solo 10 per l'autobus, 20 per le emergenze di aeroporto. Così, compresa l'immancabile visita all'Hammam, che è stata la spesa maggiore, con hotel ho speso 100 euro per tre giorni e due notti. Non male come bilancio iniziale. D'altra parte chi viaggia per lunghi mesi deve mantenere una disciplina di budget. In aeroporto non ho altro da fare che scialacquare le ultime 18 lire per una birra piccola.

    Poi via verso Ho Chi Minh City. Asia accoglimi, non fare la stronza.....

 

gennaio - aprile 2014

 

1 - continua in  Asia 2 - Vietnam

 

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  Cambodia - Phnom Penh - Siem Reap - Angkor Temples - Prahear province   Laos - Vientiane - Luang Prabang
  Bangkok - Chiang Mai - Koh Larn - Pattaya   Malesia - Kuala Lumpur

20 - Thai Suggerimenti per Bangkok e Chiang Mai

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Asia 1   -   Istanbul, porta d'Oriente

  2 - Vietnam: cappelli a cono e voglia di dollari

  3 - Vietnam : sorrisi e mine anti-bambino

  4 - Indocina Mon amour e disfatte coloniali

  5 - Vietnam  :   profferte e conti della serva

  6 - Mekong  :   il Bel Danubio giallo

  7 - Cambodia : corruzione a Phnom Penh

  8 - Phnom Penh : le gioie del woterfront

  9 - Cambodia: non mi fregare, monaco!

  10 - Cambodia: pallottole benedette

  11 - Siem Reap   :    Pub Street

  12 - Laos   :    Luang Prabang

  13 - Thai   :   Chiang Mai

  14 - Thai  :  Bangkok

  15 - Thai  .  Pattaya

  16 - El Nido : Le spiagge filippine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Viaggio nei 60 paesi

 

 

 

 

 

 

 

 

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