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V e n t o    i n    f a c c i a

 

 

Occhi vigili, sguardi consapevoli. Noi li chiamiamo bambini. La città di Rio li teme come escrescenze di una società che sviluppa in fretta, destreggiandosi fra giochi e necessità.

Sono gli abitanti chiassosi e invisibili, i branchi incontenibili, spariscono e appaiono ad ogni angolo di strada, guizzano dentro gli autobus in corsa intrufolandosi dai finestrini aperti e si piazzano dietro, guadagnando qualche centinaio di metri prima che il conducente li obblighi a scendere.

Oppure te li trovi sdraiati sotto un cumulo di cartoni, questi meninos de ferro che nessuno può guardare senza sentirsi a sua volta guardato con aria interrogativa, pronti a cogliere se conviene dileggiarti o chiederti una moneta.

 

Li adocchi per strada, seduti davanti a un supermercato, in un angolo della spiaggia affollata aspirando un rimasuglio di solvente per ricacciare la noia e la fame, o in un vagone del treno dove son saliti scavalcando una staccionata.

Entrano ed escono per le finestre, arringano chiunque, se ti incontrano puoi essere uno degli zii della giornata, uno delle centinaia. Sono padroni di nulla oltre che del loro tempo senza orologio. Sostengono il tuo sguardo mentre tu lo abbassi, non sapendo che idea farti lì per lì della loro esistenza, o della tua.

La banda perfetta è fatta di tre persone, un capo, un vice capo e un sognatore.

 

 

Ammiro il loro carisma adolescenziale. Hanno lo spirito giusto per affrontare la giornata. Non piangono, non fingono, nessuno li organizza o li spinge a fare qualcosa per impietosire le persone per bene.  Sono piante carnivore di un paradiso tropicale, dove non c'è garanzia senza muscoli, o cibo senza costo.

C'è la strada, maestra di vita.  Coi suoi colori privi di ipocrisie. Nessuno muore di fame, nessuno arriva a sei anni senza aver provato la droga, la solitudine e il furto della verginità, senza farsi distrarre dai sogni.

Camminano a testa alta, ostentando una forza che fa a gara con il vento che soffia le briciole degli altri, sempre invidiate, arringate o afferrate con un grido di vittoria. Le giornate nascono presto nel sole vero, amiche di calore e sudore, la gara è aperta con un destino fatto di avanzi.

Noi siamo ossessionati dalla certificazione della nostra immagine, puliti e timorosi.

Loro ridono ad alta voce nel vento.

 

 

 10 ottobre 2012

 

 

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