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 Rio de Janeiro - gen 08

 

 

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L '  u n i c o    P a l c o s c e n i c o

 

 

Ragazzi di strada, li incontro nel loro ambiente, sforzandomi di non raccontare la mia storia ma ascoltando la loro, senza commenti saccenti, puntualizzazioni o preconcetti etici, senza dare a intendere che voglio cambiarli, o impartire alcuna lezione morale, o esercitare una spoliazione pittoresca. Sono abituati a chi pretende rispetto, sciorina frasette, o detta regole. Oppure getta ai loro piedi oboli teorici, e il più delle volte li usa come zerbino per ottenere riconoscimento e fondi.

So che la maggior parte della gente ha colpe che derivano dal dna, dalla latitudine dei propri diritti, sovrastati dall'urgenza a non rimanere indietro nella corsa alla sopravvivenza, orfani del privilegio di udire lo scorrere dei giorni. Non ho consigli, compiacimenti o meraviglie, non li sotterro con la liturgia del "poverini". Accetto di essere la platea delle loro capriole, conscio che tenteranno di farmi vittima, approfittando della mia ingenua sensibilità.

Eppure un istante di gloria glielo devo proprio, io che ho avuto tutto dalla vita. Credo di dover loro un po' di  palcoscenico, nonostante alla fine non sappiano proprio che farsene. A William ho dato dei soldi per comprarsi un carretto per  fare traslochi. Non c'è modo di sapere come sia finta, ma gliel'ho comunque detto. Sono affari tuoi come ti giochi questa opportunità. Magari la prossima volta ci ritenta con un altro. E' per questo che ho deciso di non fare elemosina a chi mi chiede soldi per strada. "Tio, tio, hai una moneta..?" Apprezzo invece chi suona, vende merce usata sul marciapiede, o fa volare le palle. Merita minuti del mio prezioso tempo, mezzore o anche ore di intervallo a questa corsa a mantenersi stretto uno status del quale non abbiamo poi così merito. Devo loro un po' di attenzione, uno sguardo, un barlume, un contatto umano.

L'ultimo desidero di un condannato all'anonimato, l'unico momento sopra una cassetta di frutta, una volta almeno più alto delle macchine, davanti ai parabrezza che lo dividono dalla vita perbene. Istanti frenetici, evoluzioni che valgono un piatto di riso e fagioli. Io mi so difendere dalla pietà, dal cinismo il più delle volte, anche se la mia camminata è meno allegra.
Accetto di essere alimento scarso di una dieta scarna, l'unico trionfo in un'esistenza che ha elargito loro
giudizi in abbondanza. Se riuscirò a sfuggire la retorica, domani sarà un altro giorno di strada.

 

  10  luglio 20111

 

 

i vostri commenti:

Parabens.

Me lo sono letto a digiuno in attesa della colazione mattutina, indugiando tra il contesto e i contenuti come si fa con un bigné per gustarsi tutta la sua fragranza in una scansione tomografica gustativa-evocativa, due passi avanti e uno indietro per cogliere anche il piacere del latente retrogusto con il solo rammarico che procedendo, anche a scatti sensoriali, ci si sta ineluttabilmente approssimando alla fine del dolce e del dulcis in fundo.
Grida, per educazione solo sussurrate, a far capire ai sordi, per renitenza ad ascoltare, che la realtá non é dentro nel film che il markenting del perbenismo e dell'assitenzialismo gli mostra ma quella di chi rischia di persona mettendo in gioco la comoditá delle convinzioni ereditate, dei principi istituzionali, delle sicurezze culturali pret-a-porter per esplorare la giungla di un mondo ai limiti della giungla.
C'é chi per natura non ama le scorciatoie del qualunquismo e della demagogia, del croccante da bancarella e dello zucchero filato.
Grazie Max per questo ennesimo bigné, sei grande quando fai il pasticcere e non il pasticcione.
Un abbraccio grande.

Pier


Grazie

per la tua sensibilità, per la capacità di trasmettere con le parole le emozioni. Vorrei dirti tante parole di apprezzamento...

Un abbraccio

Fioretta
 


 
Caspita!!!

La scrittura piccola piccola del "Blog" mi impedisce di alzarmi subito dalla sedia, pena un capogiro da farmi andare per terra. Quanto le ho immaginate tutte quelle cose; ogni tanto mi dicevo: un paese con quasi 190.000.000-centon...ovantamilioni di abitanti, che fa??E' possibile che tu sia abituato a sentirti dire parole di elogio(a dir poco). ma ancora non ne ho di adatte a te ed alla tua scrittura!!!Intelligenza lucidissima di chi non vive con il naso per aria come tutti noi, ma con gli occhi e tutti i sensi ben piantati per terra. Grazie.

Rossi Maria Cristina


 

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