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F

 

 

 

p  r  o  c  e   d  e  r   e       a       s  c  a  t  t  i

                                        i m m a g i n i    c o n    i n t o r n o    u n a    s t o r i a 

 

Ta v o l o    s o f f o c a t o

 

 

La india canta la canzone della 'garota de programa', un samba orecchiabile delle feste popolari della quale sembra orgogliosa. Poi si avvicina al tavolo soffocandolo con la sua seduzione e inizia a discendere lentamente in un ballo vibrante come un budino, le natiche strizzate nel filo interdentale. 

Gli occhi rapiti dei giovani a guardarle il petto, chiuso un una fascia con merletti che più che proteggere lo spinge in fuori. Il corpo è minuto e vivace, noto il nome Lonza tatuaggio tatuato in corsivo sulla spalla sinistra. E' una buona preda per un negro o anche un turista, ma la quantità dei clienti e visitatori quasi uguaglia quello delle ragazze. La india mi controlla con lo sguardo, mette le mani in terra e si produce in un ballo a testa in giù col culo protagonista. E' troppo, con gesto evidente tiro fuori la camera per immortalare tanto merito. "Che sei matto? La seguranza non vuole, te l'ho gia' detto...!" gracchia la tenutaria del bar delle putas. Lo stress del fotografo d'avventura non è nella difficoltà di scattare belle foto. E' nella frustrazione di non poterne tirare nei posti pericolosi. 

Sospiro e rinfodero l'arma. Aspetto che la tensione si plachi. Davanti a noi, sul piano rialzato di un edificio fatiscente, campeggia una pubblicità democratica: "Com Dilma Na Luta", a significare un sostegno alla nuova presidentessa nella lotta contro de discriminazioni. 

La India cerca di smuovere la mia inedia e mi si siede accanto. "Amore, mi offri una bibita?" Mi sposto di cinque centimetri per farle spazio sul divanetto di cemento. "Cosa bevi? Una caipirinha?" Piega la testa di lato, con fare civettuolo. "No, no, una Skol va bene, se bevo alcool divento ansiolitica!"  

Un uomo sudato con la pancia prominente si avvicina e chiede il prezzo. "Sono 30 per venti minuti". Parlotta, le osserva il petto e i fianchi, si gratta l'interno coscia. Poi saluta con un sorriso e prosegue lentamente nella strada di fango secco.

Il piastrista è un boss tutto fare, ogni tanto cucina un hot dog o un hamburger X-Tudo per una ragazza che ha terminato un lavoro: ci mette mais, patata paglia, ketchup, piselli, maionese, uovo di cadorna. Oltre a quello riceve i soldi da conservare in una busta. E' un tuttofare, una specie di cassa peota della marchetta. Per non rischiare di venire derubate da un malandrino o da un ubriaco, le ragazze gli fanno tenere i loro soldi, in una busta diversa per ognuna di loro. Mi guardo intorno: dalla mia postazione si domina l'andirivieni di clienti, papponi e curiosi.

Due ragazze si intrufolano in un vicolo a lato e una delle due si accovaccia per fare i suoi bisogni. Quando escono si accendono una sigaretta e controllano il movimento alle luci delle lampade fioche. Sono di spalle. Mi guardo intorno con circospezione. Adesso rischio, mi dico. Tiro fuori la camera e imposto uno scatto notturno senza flash e senza luce rossa di messa a fuoco, giusto per non farmi sgamare. Scatto facendo finta di niente. Un altro cartello al dilà della strada pubblicizza una attività creata dall'indotto del quartiere a luci rosse di Vila Momosa. Salone Patricia, taglio unisex e manicure. Materiale sterilizzato.

All'uscita mi affianco a due coppie normali, per non farmi trovare isolato, preso di mira da un protettore armato o, chissà, preda di una delazione fatta per tornaconto... 

 

 

 30 novem 2011

 

 

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