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B u d d h i s m o    s e n z a    i l l u m i n a z i o n e

 

 

Oramai sono fuori come un poggiolo. Mike Lord ha detto che se n'è accorto già dall'anno scorso, prima che me ne andassi in Brasile. Io dico che è colpa dell'aria, dell'attività mobile del Brasile e di quella immobile di qua. Lui dice che è lo stress della vita in casa con mia madre; forse lo stare chiuso a scrivere invece di prendere sole non aiuta il corpo a sedare i virus dell'irascibile discontrollo. Gli oggetti hanno vibrazioni proprie, allenta a volte la coscienza, gli atomi superano la mia velocità visiva e cadono per una frazione apparente...

Fatto sta che non ne ho una colpa commutabile in emancipazione. E' la mia parte fisica, l'abbraccio Maya che stritola per abito, e che si estende fino a farsi interprete delle mie percezioni. A torto, direi soltanto. Le grida dei volonterosi profeti, le misure dei salvatori senza metro, la presunzione di chi ascolta le parole dette all'orecchio, già inconscio del fatto che provengano dallo stesso mondo vacuo. Non serve gridare allo scandalo da dentro le mutande della medesima illusione. Ma anche io sono esperimento del vivere, quindi sogno costante, maya costante, solo fortuna di labile coscienza di risveglio, una volta ogni tanto. A che serve preoccuparsi della direzione del sogno? Stressarsi per un incubo? Non facilmente naviga chi sa di stare a terra, virtuale questa percezione del camminare, ridere, soffrire. Solo andare è il mio segno, andare verso... Ad accogliere la sfida del corpo ereditato aiuta solo il panorama circostante, quindi ora come ora sono fottuto. A parte le vertigini costanti, vedremo se a causa di labirintite ottorino, credo però sia più a causa di cervicali. Forse è tutto una causa incolpevole, il mio neutrino di riferimento mi spinge a informazioni alte, asfissianti, per sviluppare una qualche forma di reazione che serve, chissà, come esperienza universale. Sono il portavoce di una possibilità che solo io posso così esprimere, esperimentare in me, vedermi compiere. Alla faccia del libero arbitrio. Correggermi per negarmi? Giammai.

Hai ragione anche tu, cui protest?, perché straparlare? Potrei evitare di uscire dal contesto della logica condivisa, accettando la squadra omologa. Ma chi mi rappresenta? Perlomeno un sasso nello stagno produce una increspatura, ottimo spunto del vivere...

 

23 giugno 2011

 


 

 

 

 

 

 

 

 

ReD AlerRt

I racconti di barkus da leggere con le cinture allacciate

 

 

 

 

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