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Exù, il demonio creato dai gesuiti

 

 

Fra gli innumerevoli equivoci esistenti attorno alla religiosità di origine africana, il più assurdo e ricorrente è quello che identifica Exu con il diavolo. In Europa, a Cuba, in Brasile, da secoli. La santeria, nome inventato dagli spagnoli quando videro che gli schiavi adoravano eccessivamente i santi, a scapito della fede nel Dio unico, fu la strada in cui le deità delle religioni animiste, camuffate sotto le spoglie dei santi cattolici, continuarono ad essere adorate nel nuovo mondo, aggirando così un espresso divieto dei colonizzatori bianchi. Un po’ come la capoeira, arte di autodifesa angolana, divenuta danza per aggirare la proibizione dei padroni verso le pratiche di lotta degli schiavi. Per il “popolo dei santi”, Exu è una divinità importante come le altre, anche se avoca a sé una serie di precise influenze e caratteristiche di bassa lega.

Scena di culto Voodu nel candomblè bahiano

 

    In un primo momento, i gesuiti tentarono di imporre la religione cattolica ai “negri pagani”. Data la difficoltà di sottomettere un intero popolo, che già possedeva un insieme di dei e divinità addirittura più ricco e variato della teologia occidentale, alcuni missionari optarono per approfittare del pantheon africano e adattarlo, per quanto possibile, alla configurazione cattolica, più precisamente alla dualità Bene e Male. Era necessario pertanto trovare un “Diavolo” e la controversa e inquieta figura di Exu si prestò a questo obiettivo, grazie anche al suo legame col fuoco, il legno, oltreché per la sua sessualità sfrenata, il sorriso sfrontato e la perpetua erezione, tutte cose che mettevano in crisi lo spirito puritano degli europei. Essendo una entità di facile relazione con gli umani, la più prossima al mondo materiale, a Exu inoltre si chiedeva l’intervento nelle questione più pratiche e mondane e questa facoltà lo convertì in protettore dei negri nel periodo della schiavitù contro l’arbitrio e il dispotismo dei padroni. In una circostanza di lotta, colui che pratica il bene per uno degli antagonisti, difendendolo dall’altro, può sicuramente essere visto, dal punto di vista di quest’ultimo, come colui che fa il male. Per i cristiani, quindi, alla ricerca spasmodica del diavolo per giustificare la propria opera evangelizzatrice lavorando per categorie, fu facile identificare Exú nel diavolo.

    Sin dalle prime incursioni degli europei nel continente africano, i conquistatori e i missionari cattolici erano stati allarmati dagli altari dedicati a Exu, statue di terra che esibivano un fallo enorme. Davanti ad esse, venivano esibiti i colori del rosso e del nero, gli stessi del demonio occidentale. E, assistendo al culto, osservavano la manifestazione di uno spirito chiassoso e beffardo che ballava, rideva sguaiatamente, provocava verbalmente. Non ebbero dubbi: erotismo, colori caldi, mondanità, sregolatezza potevano essere solo attributi demoniaci. Le altre deità del pantheon africano erano più assimilabili nella forma, colori e finalità: immagini di indios e di belle donne che riconducevano a fiumi, montagne e foreste piene di bianco, verde e azzurro. Oxúm divenne così Nuestra Señora de la Aparecida, la Madonna, e Oxalá Jesú Cristo. Exu ebbe la peggio.

Il viaggiatore Pruneau de Pommegorge, che visse in Africa dal 1743 al1765, descrisse l’effige di Exu come “fatta grossolanamente di terra, con il suo principale attributo che è enorme ed esagerato in relazione alla proporzione restante del corpo”.

Cent’anni dopo, un altro viaggiatore, Richard Burton, avrebbe mischiato parimenti preconcetto e pudore nel descrivere che le versioni femminili della statua di Exu “sono anche più orribili di quella maschile. Le mammelle si proiettano all’infuori come mezze salsicce tedesche e il resto mantiene la stessa proporzione”. Altre descrizioni dell’epoca ignorano le principali caratteristiche di Exu, guardiano e signore del cammino: “l’orrenda statua, grossolanamente eretta in argilla, sta a guardia dell’ingresso di tutte le case; è bene in vista negli incroci e nelle piazze”.

L’aspetto sessuale, originariamente legato al concetto di fertilità umana, animale e agricola, impressionò i repressi pionieri, che sempre trattarono genericamente i dettagli fallici di Exu come “principale attributo”, “parte bassa”, e via discorrendo.

Ci fu chi osservò meglio le cose. Tra le eccezioni degna di nota troviamo Leo Frobenius, esploratore tedesco che visse fino alla prima metà del 20° secolo. Per costui, Exu “non ha nulla a che vedere con qualsivoglia personificazione medievale del demonio”.  Nemmeno l’equivoco medico Nina Rodrigues, pioniere di studi africani in Brasile, confuse Exu col diavolo: “sono portato a credere che questa identificazione sia solamente il frutto dell’influenza dell’insegnamento cattolico”.

Curioso che, nonostante il sincretismo della religiosità africana in America, ed Exu essere l’orixà più esecrato del pianeta, egli è una delle poche entità ad apparire in praticamente tutti i rituali della fede, specialmente in Brasile e a Cuba. Ma, in ultima analisi, chi è Exu?

    Exu nasce dentro il Pantheon africano come Oeixà. Egli è il messaggero degli Orixas oltre ad essere la divinità della vitalità dentro il cosiddetto Culto della Nazione, il Candomblè. Il suo simbolo è il fallo eretto, una specie di scettro a forma di pene che può trasportarlo da un luogo all’altro. In alcune immagini compare anche un bastone con delle zucche in punta, che nella variante dell’Exu Guardiano dell’Umbanda diviene un tridente.

In lingua yorubà il suo nome significa “sfera”.  Fra gli innumerevoli nomi molto popolare è quello di Barà, cioe Obà Arà, Re del Corpo.

E’ uno degli Orixà piu paradossali a causa di un comportamento spesso avvicinabile a quello terreno, a volte addirittura malandrino proprio per il fatto di essere prossimo agli umani. L’Exu Odara è l’uomo forte degli dei. La maggior parte degli Yorubà africani condividono l’opinione che Exu personifichi se non il male, sicuramente la provocazione terrena, attribuendogli la responsabilità per situazioni di litigio e discordia, confusione, pericolo, zuffa, pazzia e cattiva condotta in generale. E’ comune sentire un Yorubà pregare “Possa Dio preservarci dal combatter con Exu”. 

Le imprevedibili azioni di Exu sono mirabilmente espresse nel film brasiliano Besouro, uno chiavo negro campione di capoeira che lottò per non accettare la sottomissione alle pratiche della dominazione bianca.

una scena dal film "Besouro Mangangà"

    Nella mitologia si racconta che, essendo stato creato come una piccola parte di Olorùm, Exu ricevette sette poteri speciali. Possedendo la chiave che apre le frontiere di tutte le dimensioni, può attraversare la luce e l’oscurità, il calore e il freddo. Inoltre ha la facoltà di scegliere fra il bene e il male, ha la conoscenza e la memoria di ogni cosa dalla sua nascita, oltreché la saggezza dell’esperienza. Ha il potere di viaggiare nel tempo e conoscere il passato, il presente e il futuro, anche se non il proprio futuro. Ha l’intelligenza per capire tutte le creature del mondo, sia inferiori che superiori. Può creare esseri, proiettando il suo axé sulla materia e dividersi in altri esseri simili a sé, ma solo inferiori; però una volta diviso poi non può più riunirsi nuovamente, potere che spetta solo a Olorum

La storia africana narra che divenne assistente di Orumilà, una figura nota per presiedere la divinazione, tanto da essere rappresentato come una donna vestita di bianco con un copricapo che le nasconde  gli occhi. Nel mito cosmologio Exu quindi figura come responsabile per la conservazione dell’Axé, il cosiddetto grande potere divino attraverso il quale le divinità realizzano le proprie volontà soprannaturali, che si incarnano poi nei destini degli umani. Avere un buon Axè, nella discussione popolare ancora oggi in Brasile significa proprio questo, godere di influssi positivi legati al destino guidato dalle divinità. Per capire il modo di azione di Exu, viene utile una storia mitologica.

Si dice che un giorno ricevette da Orumilà 120 mila conchiglie per dedicarsi a dei commerci. Ma poiché voleva vedere rovinato il lavoro del suo divino collega, con quel denaro comprò una vecchia e gliela portò. Non passarono tre gorni che la vecchia morì. Ma Orumilà, che conosceva molto bene le intenzioni malvagie di Exu, prese l’incidente con molta calma e fece fare delle grandi onoranze funebri in onore della morta. Orbene, la vecchia altri non era che la madre di due potenti re africani del Benin, che stavano cercando la madre per terra e per mare, disposti a pagare somme enormi pur di trovarla. Quando seppero ciò che era successo, comprarono il cadavere della madre da Orumilà pagandolo un milione di conchiglie. Un esempio di come le deità riescono in qualche modo a contenere gli ostacoli che Exu cerca di mettere sul loro cammino. In questo senso, appare evidente la capacità di Exu di rappresentare l’anello di congiunzione fra mondo superiore e mondo materiale, incarnandone perfettamente caratteristiche, vizi e difetti e facendosi portabandiera di presunzioni e invidie umane proprio per avere qualità poderose ma non la capacità di vederne il risultato finale.

    La stessa forza di Exu la possiamo trovare in altre culture religiose e in culture popolari, come il Dioniso o Ermete dei greci, Seth degli egizi, Lock dei nordici. Sono tutte divinità della vitalità e hanno un aspetto estremamente dualistico. Pure l’utilizzo nell’Umbanda del tridente come simbolo dell’Exu Guardiano ha portato spesso a una facile discriminazione da parte della Chiesa Cattolica, che proprio per combattere l’uso di pratiche religione concorrenti lo associò al maligno, ma basterebbe tornare all’uso di questo simbolo nelle culture religiose del passato, da Shiva degli indù a Poseidone nella Gracia antica per rocindurlo alla forza tripolare vitalizzante, devitalizzante e neutralizzante. Anche il fatto che i colori attribuitigli nei fili di rosari per il conto delle pratiche siano il rosso e il nero contribuisce a tenerlo in una area di preconcetto occidentale. E’ facile ricordare che anche i giocatori del Milan nel calcio italiano, vestono i colori rosso e nero e vengono chiamati “i diavoli rossi”. Vero è che la sua natura di forza destinata alla città rende Exu pregno delle caratteristiche della vita moderna.

 Il suo santuario è generalmente costruito fuori della quartiere o del villaggio, potendolo incontrare anche in alberghi per forestieri e crocevia. E’ simbolizzato da una pietra o un pezzo di marciapiede interrato obliquamente nel terreno, Questo forse spiega il fatto che spesso in Brasile è possibile vedere marciapiedi scalcinati domandandolsi perché nessuno vada a rimetterli in ordine. Per potersi imporre sulle vicende umane, spesso Exu si abbandona a giochi e sotterfugi, intrighi e addirittura menzogne, potendo scegliere una strategia positiva o negativa, diversamente dal Satana di derivazione cristiana o musulmana. Si preoccupa delle forze terrene e dei beni materiali: come messaggero delle richieste degli umani verso Olodumarè e gli altri Orixas pretende di essere riverito e ricevere doni e  offerte. Qui probabilmente gioca il fatto di divenire interfaccia delle aspettative del medium o dell’officiante, che da sempre usano le parole delle entità superiori per pretendere un pagamento dei propri offici. Nel gioco del rito, occorre stare attenti a non promettere nulla a Exu, perché egli, furbescamente, è di lunga memoria ed esigerà ciò che gli viene promesso.

statuine Orixas in una casa brasiliana

Gli Orixas cultuati in Africa sono oltre 400, che si riducono a 16 in Brasile, legati al gioco del Buzios, le conchiglie ciprea utilizzate dall'oracolo nell'Umbanda. Essi sono i modi in cui la deità creatrice si manifesta nel mondo materiale e spirituale, e ogni essere umano ha, quasi fosse un influsso astrologico, due orixas che ne rappresentano le caratteristiche. Exu incarna invece per certi versi l’avversario invisibile dell'uomo, il suo provocatore astuto e abile che intriga senza riposo. Nel descrivere il rapporto tra l'uomo e la divinità si usano termini come strategia e nemico, denotando una lotta combattuta tra il bene e il male, articolato in due campi di battaglia: il visibile, nella vita di relazioni sociali, e l'invisibile nelle profondità di ogni essere umano: Exu è una realtà esterna, così come un demone psicologico interiore. Anche se non può venire considerata esclusivamente come entità malevola, sempre a condizione che riceva il suo tributo. In questo porta all’eccesso le caratteristiche comportamentali umane più subdole e combattive, mettendo sempre i suoi richiedenti di fronte alla scaltrezza della vita di strada e non cedendo alla visione romanzata e ideale della deità solo positiva e magnanima, pronta ad aiutare anche a fronte di furbe manipolazioni dei postulanti.

L'Animismo Kardecista, corrente religiosa assai presente in Brasile, parte dal concetto che tutto ciò che si vede è materia, e che a sua volta ciò che ha una collocazione nello spazio e nel tempo possiede la sua antimateria. Cioè a dire, quello che è presente, dal passato prima della creazione della materia, continuerà a esistere sempre, anche dopo la distruzione della materia, e ciò può comunque essere percepito, anche se non visto da chiunque. Questa in ultima analisi è la presenza di Exu nel tutto. Come in un mobile che prima è stato legno derivante da un albero, nato da un seme che proviene da un frutto caduto da un albero precedente e così via. Noi, per far parte di questo universo e per possedere un corpo fisico che è materia, abbiamo la nostra parte di anti-materia, e da lì, nella cultura animista africana, possiamo dire che possediamo il nostro Barà particolare, cioè a dire il nostro personale Exù.

    Nell’immaginario di chi lo evoca, Exu non è uno spirito ritardato che non sa cosa quello che fa senza distinguere il bene dal male, ma è considerato uno spirito onorato che lavora direttamente in un piano extrafisico della creazione.

Nella Umbanda però non si lavora direttamente con la divinità Exu, ma con spiriti umani che portano e manipolano questa forza a lui riconducibile, assieme alla forza di altre divinità (Ogum, Iansà, Xangò, Oxossi, Oxum, Oxalà, Iemanjà). Interpretando i suoi nomi simbolici si arriva forzatamente al contatto della divinità che Exu manipola e alla quale risponde, così come a capire quale sia il suo campo di attuazione. Exu lavora con le energie più statisticamente seguite all’interno delll’Umbanda, proponendosi come specialista nello scarico delle tensioni, delle ossessioni, nella cura e interruzione di magie nere e nelle risposte. E’ considerato così un guardiano, una specie di “poliziotto dell’astrale”, per questa ragione lo si trova posto simbolicamente nella Tronqueira, l’entrata del Terreiro dell’Umbanda, l’area dove avvengono i riti.

Exu lavora dentro la legge e all’interno di un centro di Umbanda non si presta mai a lavori di magia negativa. Per realizzare pulizia energetica nelle persone che si rivolgono a lui si utilizzano sigarette e sigari. Anche la pinga o cachaça viene spesso utilizzata come elemento magico e per aiutare il lavoro del medium nella sua incorporazione. Analogamente si utilizzano erbe, pietre, pugnali come elementi di lavoro, ma nell’Umbanda non si fanno sacrifici di animali.

Senza Exu non si fa nulla. E’ conosciuto dai simpatizzanti e dagli iniziati come Legba, Barà o Eleguà, il più umano degli orixà.  Sensibile, determinato, erotico, il suo carattere non è il destino, ma una eventualità: tutto può accadere in sua presenza, per sorte di alcuni e sfortuna di altri. Con in mano un enorme bastone, Exu è guardiano e messaggero. Nei rituali, il saluto e le offerte gli arrivano prima, poiché Exu è colui che comunicherà alle deità l’intenzione degli uomini di entrare in contatto. Da questo la sua posizione di decano dei comunicatori. Innumerevoli narrative mistiche descrivono le peripezie di Exu e come acquisì i suoi poteri. La precedenza nei rituali e il dominio sui cammini e i crocevia la acquisì osservando per gli umani Oxalà, il maggiore degli orixà, durante sedici anni. Imparò senza fare domande. Per cui fu collocato all’entrata per ricevere le offerte e vigilare. Oxalà non poteva soddisfare le numerose richieste, né ricevere le offerte, occupato com’era a popolare la terra.

Secondo un altro mito, Exu, arrabbiato con la mancanza di offerte da parte di due contadini ai quali aveva propiziato un buon raccolto, provocò un litigio mortale fra i due. Camminò nel confine fra i campi con un berretto dipinto di bianco da un lato, e di rosso dall’altro. I contadini si guardarono l’un l’altro. Chi era quello sconosciuto col cappello rosso, disse uno? Che vai dicendo, il berretto era bianco, affermò l’altro. La discussione finì a colpi di zappa. Exù si era vendicato.

La sua malizia appare anche nella storia dove un altro orixà, Orunmilà, si finge morto per scoprire quali siano i suoi veri amici. Molti visitatori vanno a porgere il proprio cordoglio alla vedova, interessati a ereditare gli strumenti magici del supposto morto. Exu, a differenza di loro, si dispiace per il fatto che la donna non abbia più per chi cucinare.

Una delle storie che preferisco però è questa, intrisa di democratica modernità. Un mendicante e un milionario camminavano nella stessa strada. Exu istruì il cencioso a gridare che lì nessuno era più importante; allo stesso tempo, di fronte all’insolenza incitò il riccone a cambiare la situazione degradante del povero, cominciando a camminare insieme a lui. Questi prese quindi ad andare ovunque col cencioso. Le persone pensavano: chi sta con il ricco, deve avere ugualmente denaro. E diedero credito al povero, che diventò milionario. Exu disse: “Era per causa dei ricchi che esistevano i poveri”.

Exu rappresenta i suoi attributi spirituali e insieme umani eccessivi anche attraverso posizioni di sinistra. Tutto quanto esposto finora è l’interpretazione legata al Candomblé dove è il primo spirito a venire salutato e a ricevere le offerte, e ai rituali rimasti legati alle origini africane più di quanto sia accaduto all’Umbanda, altra manifestazione tradizionale di religiosità africana dove è uno spirito in evoluzione, un guardiano spesso invocato nell’ultimo venerdì del mese e nell’area antistante il “terreiro” dove si svolgono i riti, ma non per questo il Candomblè può essere considerati più puro o migliore. Semplicemente l’Umbanda è l’effetto di una contaminazione maggiore con i precetti cattolici e indigeni brasiliani. Tant’è vero che nelle pratiche yorobà africani non c’è traccia di un Exu maligno, ma questo appare solamente nei riti brasiliani, più dediti agli eccessi umani e soprattutto vittime di una adattamento comportamentale maggiore che si distanzia dalle origini.

Oltre la distorta immagine storica, Exu, principalmente nell’Umbanda, rinforza la interpretazione demonizzata dai laici (perdonali, Signore, perché non sanno quello che dicono). Essendo uno spirito in cerca di luce, le sue apparizioni feriscono gli occhi e le orecchie dei più casti. Si, loro, uomini e donne, dicono parolacce e bevono alcolici, diffondono maleodori nell’aria, fumano sigari, sporcando il terreno. E si cibano di cose forti, persino salsiccia cruda. Ma sono per questo demoni? No. Rappresentano l’energia primigenia, terrena, accessibile, quella che coinvolge tutti e ci fa pensare ai piaceri carnali come il sesso e l’ubriachezza, e alle necessità quotidiane, come trovare un impiego. Nell’Umbanda, l’iniziato lascia che il suo corpo sia posseduto da Exu per fargli un favore, permettendo che lo spirito lavori per il bene, costruendo il suo cammino evolutivo. Per questo, il culto a lui consacrato è comunemente chiamato “lavoro di sinistra”. Molto prima dei comunisti, i macumbeiros erano visti come sovversivi rossi.

Occorre imparare a comprendere i segnali: la maggioranza degli Exu incontra l’indagatore accovacciato sulle gambe; quanto più fanno il bene, più iniziano a mettersi in piedi, smettendo di dire parolacce o di bere. Evolgono. Ho udito decine di storie: ho conosciuto umbandisti che ingannavano il loro Exu dando acqua invece di cachaça; altri aderivano al Candomblè sperando di incontrare Exu più potenti; qualcuno scappava correndo per essersi dimenticato di portare il proprio rispetto a Exu nella caratteristica casetta all’ingresso; sacerdotesse dette Mae-de-Santo bruciavano litri di alcool nella terra dove gli Exu lavoravano, uomini che imcorporavano donne arringavano donen di mezzetà con parolacce, fumando quattro sigarette insieme e bevendo vino con cenere, ottenendo rispetto e obolo. “Laroyé Exu!” – Guardami Exu. “Exu Mojubà” – Exu è forte e mi piego alla sua forza. Il rapporto con questo spirito indomito e scavezzacollo riporta alla memoria anche uno spiritello cittadino minore, il famoso Zè Pilintra, un simpatico malandrino rappresentato come un negro vestito di bianco, protettore delle prostitute e della mondanità, cappello sulle ventitré e sigaretta perennemente tra le labbra.

    Alla fine può lasciare interdetti, ma Exu è la divinità più vicina, se ne sta fra i piedi girovagando, amico degli umani. Può essere che a volte, avvicinandovi a un terreiro, qualcuno percepisca il vostro arrivo e ne discuta con gli spiriti. Incorporandosi in una donna, possono abbracciarvi dandovi l’imbarazzo di percepire gonfiori sospetti fra le cosce. Ma si sa, in Brasile tutto è gioco, allegria, sensualità, divertimento. Sentendomi lamentare di non avere avuto ancora il dono di vedere uno spirito, una Mae-de-Santo mi consolò: “Figliolo, loro sono proprio dei bei giovani”…

 

 

Max - giugno 2014

 

with infos freely from: "O que e Brasil" Roberto DaMatta

"Kardecismo espirita" Luis Carlos De Soto

"Candomblè" - "Orisha" - Wikipedia

"Os Orixas" - ocandomblè.com.br

"Exu nao è o demonio" - Caro Amigo novembro 2010

Astralsapo.pt

Portal Orixas - orixas.com.br

 


 

 

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