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Brasile Mascherato

ovvero: il rischio del volo di gallina

 

 

Il Brasile è un paese mascherato, territorialmente un gigante ma troppo giovane per avere una struttura che gli consenta di reggere le sfide della modernità globale. Cresciuto troppo velocemente, grazie alla facile politica bancaria, le carte di credito e il micro credito, quindi sul nulla.

Le recenti manifestazioni e la manovrabilità del popolo lo hanno reso agli occhi del mondo debole ed insicuro. La corruzione è il suo cancro in metastasi e sarà la sua discesa inesorabile, evitabile solo se il Paese cambierà culturalmente nel giro di qualche anno appena.

Il sistema bancario non può reggere sulla continua scommessa del boom edilizio, che è esploso negli ultimi decenni, ma di cui la Spagna è un esempio negativo. Il mattone ha decretato l'innalzamento della spirale inflazionistica, generando rendite nuove ma mettendo in crisi con la sua inevitabile flessione chi aveva investito solo in esso, comprese migliaia di famiglie.  Lo Stato non può più essere soccorso dall'FMI, non può reggere la crescita delle inadempienze per il sovraccarico di interessi sulle carte di credito e sui finanziamenti per la "Tv", tanto per intenderci. Nulla di nuovo e moderno sta facendo il governo  in chiave di ristrutturazione economica e conseguente stabilizzazione, se non delle mere ripetizioni di quello già visto in Europa e Stati Uniti. In pratica sta facendo la corsa alla crisi, imitando quasi tutte le politiche europee ed americane in merito, che ci hanno portato dove siamo.

E' un chiaro esempio di come la Storia in realtà non insegni nulla, soprattutto ai nuovi mercati emergenti, che arrivando tardi nello sviluppo interno, credono di aver comunque il diritto di sprecare e fare gli stessi errori di quei paesi ricchi che han sempre guardato da lontano, con malcelata invidia.

L'informazione è pilotata con maestria da una classe politica dove domina da sempre la corruzione, indipendentemente dagli schieramenti. Enorme diversità tra le classi sociali e sistemi sanitari obsoleti lo rendono ancora un reale “terzo mondo”.

Il consiglio che viene dato a tutti gli investitori esteri rispetto al Brasile è quello di aspettare la fine della Coppa del Mondo, se proprio vogliono farci un pensierino. Molti di questi, fonte Ministero dell'Economia, già stanno traslando i propri interessi in altri Paesi, anche sudamericani. Sono troppi pochi i poli economicamente virtuosi in un Paese così grande. La sua burocrazia inoltre è inutilmente repressiva nel processo di crescita della piccola impresa e risente ancora della cultura della tangente, obbligatoria quando viene usata come fonte di rallentamento coatto. La "propina" e il "jeitinho", letteralmente tangente e arte di arrangiarsi, continuano a farla da padroni in un paese che sulla carta ha delle enorme possibilità di sviluppo interno, nonostante la atavica propensione al divertimento e all'idea che la serietà sul lavoro sia un optional nemmeno troppo indispensabile.

L'industriale estero o brasiliano con forti capitali può usare il paese come lavatrice, investendoci e creando posti di lavoro per 1200 real per mese, non di più.

La rivista britannica Economist si domanda se il decollo del Brasile è terminato come un triste "volo di gallina" e sottolinea che la presidentessa Dilma si è dimostrata riluttante o incapace di mutare una situazione che continua a mostrarsi stagnante, con costi tributari che sommano imposte e tributi fino a una quota del 58% sui salari. Nonostante sia un paese giovane, il Basile spende con le pensioni quanto un paese del sud Europa, dove la proporzione di anziani è tra volte maggiore. Il debito lordo è salito dal 60 al 70%, producendo come risultato che attualmente le tasse stanno crescendo allo scopo di contenere una persistente inflazione.

 

Nel futuro che si avvicina a passi rapidi, il popolo avrà bisogno di lavorare sempre di più per reggere un sistema di vita comunque insufficiente. Quando questo accadrà dovrà scordarsi i divertimenti, il samba e il carnevale quotidiani del suo invidiato costume, oltreché l’indole giocosa e solare che tutti gli invidiano. Il popolo non merita questa previsione e per non renderla reale, dovrebbe davvero mettere i piedi per terra e dare una spinta positiva verso un cambiamento culturale che sembra essere, agli occhi degli esperti, l'unico salvagente di un Paese ricco di risorse. Ma come spesso accade, questa ricchezza editata sembra lasciare i governanti eccessivamente tranquilli.

 

max - ago 2013

 


 

 

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