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Delinquenza giovanile, turismo, prostituzione, furbizie e disincanto: La Carne Fresca, raccolta di storie brasiliane

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PARAISO DO PECADO

Il tentativo di integrazione nella vita di Rio de Janeiro è l'occasione per svelarci una città che sfugge ai luoghi comuni del panorama turistico. Attraverso vicende sempre eccessive viene alla luce la differenza di intendere le responsabilità e i diritti in culture a volte simili e a volte distanti, quali sono la brasiliana e l'italiana.

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Un romanzo scritto con un nick name, che narra dell'esperienza di un imprenditore del Nordest italiano che scappa in Brasile, alla ricerca della ritrovata gioventù, della libertà dalle restrizioni burocratiche e dalle irregimentazioni sessuali. Uno sguardo sulla vita delle favelas, dove il protagonista conosce trafficanti e prostituti, soldati e poliziotti corrotti, dame della droga e avvocati drogati.

Un mondo ambivalente, in cui perfino la solarità di un sorriso può nascondere la più terribile delle insidie...

 

La guerra  di Rio...

 

 

sesso a  Rio

 

 

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Universo Parallelo

Orizzonte favela, in cerca del diritto di sognare

 

"Quand'ero piccolo, era solo caffè con farina, non uovo, pane e margarina come adesso..." canzona Rodolfinho, mulatto piccolo e coi muscoli a vista. Vende calze tatuate al mercatino illegale, per approfittare dell'ultima moda lanciata dal carnevale, una scelta coraggiosa, visto che la famiglia condivide le sorti, tristi o necessarie, del traffico di stupefacenti.

Amo la favela, la retorica delle Ong e delle organizzazioni che continuano a lucrare sulla fame altrui, l'arroganza dei poveri che si oppone giustamente alla strafottenza criminale dei fortunati. Quelle brutte scatole di fiammiferi, abitate da gente sempre sul punto di prendere fuoco, sono il museo della mia avventura, groviglio di speranze tormentate, eppure sempre allegre.

Lungo le  ripide calli le sfide per emergere possono correre in mezzo al fermento, ai giovani spacciatori, agli ubriachi e ai meninos con gli occhi vispi, alle case scalcinate, ai rivoli di scolo che cercano una via di scampo a fianco dei marciapiedi, ai mototaxi temerari, agli sguardi calcolatori, ai sorrisi indagatori, accoglienti e provocanti, alle piccole truffe delle teste tropicali costrette in vite inutili, al cibo eccessivo, alle birre gelate e insipide vendute negli isopor agli angoli di strada, agli acquazzoni improvvisi che scendono dalle strade alte mescolandosi alle urine seccate agli angoli, ai bossoli di fucile, alle sciacquature di piatti, ai preservativi lacerati, al futuro vivido, lavando per l'ennesima volta tutto insieme il tanfo delle spazzature e degli abusi. In ogni scorcio, la bellezza insistente della lotta sguazza e sgomita nella melma di un presente spaventoso. 

"Mia madre non lavorava, mio padre era morto, io giocavo nel cortile di tre metri con la palla che rimbalzava sul muro vicino alla porta di ferro. Si ascoltavano le storie dei ragazzi più grandi, tutti sapevano cosa c’era dietro l’angolo, si aspettava il momento di trovare una ragazza che te la desse, a tredici o quattordici anni un qualche sesso alla fine lo facevi, magari con l’ennesimo cugino. Il termine bisex non significa nulla qui in favela, tutti si dicono machos ma alla fine vogliono solo venire rapido, trovare un corpo che sia disposto a farti godere, a farti abbassare quella tensione sessuale che pervade i corpi col calore, le giornate di sole, l’umido che ti riempie le vene e che pompa incessante.

Non avere molto altro da fare ha il suo peso. Così ti guardi in giro e vedi che ognuno si arrangia e così aspetti che arrivi anche per te il turno buono, che quando passa davanti non hai indecisioni, timidezze o ripensamenti, è solo tirarlo fuori e cercare di venire.

Una volta la festa era solo forrò, non c’erano moti frighi e allora si beveva cachaça, che costa meno della birra, e miglio bollito e aipim fritto.

Adesso c’è la televisione sempre accesa che non serve pensare a niente. Fino all’anno scorso c’era gente al bar che per una parola di troppo ti metteva il coltello nello stomaco. E’ ignoranza, anche. Per chi può procurarsi qualche soldo pure la droga è un passatempo perché non c’è altro d fare, poi ci si abitua e non vuoi stare lontano da quel torpore eccitato. In favela non si può rubare, allora la gente prende il minivan e con quattro reais raggiunge la Centrale, lì intorno si può rubare e poi si torna qui a comprare la droga.

In tv vedi tutta questa negatività, eppure per la strada le persone hanno il sorriso stampato in faccia.

 Ci sarebbero mille motivi per piangere, eppure anche i più umili sono sorridenti. Disoccupati, marginali e trafficanti. Io vedo molta voglia di vivere, molta voglia di vincere. La favela sembra uno sporco mondo delle fiabe, un universo parallelo dove gli uomini sono ancora incompiuti, gli adulti sono in gran parte bambini che hanno lasciato il pallone e giocano con le armi.

 


 

Molte cose che son buone nella vita sono illegali, immorali, o ingrassano


 

 

 

 

 

 

ReD AlerRt

I racconti di barkus da leggere con le cinture allacciate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una arma è morte, l'educazione sviluppo

La polizia non viene di notte fonda, spazio dei banditi, ma in pieno giorno. Spara fra le calli, fra la gente che scappa, spara sul bersaglio evidente come politica di repressione, risposta primaria della cultura della difesa della proprietà e del marketing sicurezza. Ma i banditi sono cento, gli abitanti della favela sono diecimila, spesso ci van di mezzo gli innocenti. E anche se prendi dieci banditi, cosa hai risolto? E quanto costa mantenerli in prigione? La soluzione migliore sarebbe investire in educazione. Ma la politica non sa fare piani a lungo respiro: fra qualche anno governa qualcun altro e magari si prende i meriti. Quindi meglio non far nulla, o solo operazioni eclatanti.

La mancanza di opzioni, di opportunità, genera la scelta errata, il ragazzo senza impiego, senza nemmeno le condizioni per avere un piatto da mangiare, come può pensare di studiare?

L'arma della cultura ha pallottole scarse, si perde nelle calli strette, si confonde nelle tracce della bambina col vestito rosso che se ne sta col dito in bocca, sfugge al topo accanto alla porta di casa, si arresta davanti al campo da calcio in terra battuta, alla saletta dei videogiochi da un real, allo spuntino da un real.

 

"Un kalashnikov 762 costa 1000 reais? No, dice il fratello di Rodolfinho, il suo prezzo è 26 mila. Com'è che vai a comprarlo al mercato illegale del Parahuay se non hai nemmeno un documento? Dicono che li rubiamo alla polizia civile? Balle, è molto meglio aspettare che un poliziotto lo porti nelle mie mani, io gli pago 20, 30 mila e ce l’ho qui"...

Suo cugino Mc Playboy è diventato qualcuno nelle feste funky, cantando la finestra di inferriata dalla quale ognuno sogna una porzione di libertà lontana, un aquilone che sale in alto fra le case, nelle mani dei bambini, circondati da un mare di case non finite. Anche i trafficanti vivono nella comunità, perché non potendo avere un'esistenza al di fuori di essa, sognano un orizzonte migliore per i propri figli, qualcosa che si immagina ma non si sa nemmeno cos'é..

"Quem devia estar na escola recebendo uma istruiçao

è encontrado na favela com um fuzil na mao

aquele que som pagos pra nos defender

as vezes eles usam o abuso do poder

aquele que som pagos pra ser nossos protetor

as vezes eu vejo como proprio agressor..."

(Quelli che dovrebbero stare a scuola a ricevere una istruzione, invece li trovi per strada con un fucile in mano; quelli che son pagati per difenderci, a volte abusano del loro potere; quelli che dovrebbero proteggerci, a volte io li vedo come veri e propri aggressori...)

Alla gente del posto, alle famiglie indigenti, umili, la normalità del luogo, non rimane che adattarsi,  aspettare che la soluzione cada dal cielo come la pioggia o i raggi del sole. Le chiese d'angolo lottano anche loro per rosicchiare i pochi soldi rimasti in tasca. "Dio ti ha dato tutto, e tu cosa gli dai? Ma questi soldi sono per pagare una rata della moto di mio marito. "Non ci pensare troppo. Se tu dai tutti i tuoi soldi a Dio, sarà poi Lui a risolvere ogni tuo problema..."

 

 

max  - salvador maggio 2011

 
 

 

 

 

 

 

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" Non mi piace gareggiare in velocità col tempo, preferisco lasciarmi superare"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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