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Il prestigio del samba

   Alla fine ha vinto Beija Flor, la scuola di samba più ricca, più sponsorizzata, più ammanicata, più connessa al business, più forte dall'inizio alla fine della sfilata, dalla magnificenza dei carri al perfetto allineamento dei figuranti, alla grazia delle maschere, al sincronismo delle anziane ballerine bahiane dai grandi gonne multicolori, alla familiarità delle musiche, alla bellezza pura dei portabandiera.

Come se non fosse bastato tale indiscusso vantaggio, curato per un anno intero profondendo risorse alle feste preparatorie, alle serate di scuola, ai dettagli dei costumi, un inspiegabile falò aveva colpito i magazzini della città della samba giusto la settimana prima dell'inizio del carnevale, togliendo praticamente alcuni eventuali outsiders dalla corsa. Unidos da Tijuca aveva dimostrato capacità indubbie di generare sorpresa e spettacolo, divertimento e trasporto, creatività e qualità, proponendosi ancora una volta come la scuola di paragone per l'innovazione.

 Ma questo non sempre  basta. O non basta ancora, in un Brasile così prevedibilmente popolare.

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clicca

Alcune scuole, conoscendo la disposizione del popolo brasiliano per la novela, la moda, la televisione, il calcio e qualt'altro connesso con lo show mediatico spicciolo, avevano scritturato la modella Gisele Buntschen, Ronaldino Gaucho e ogni altro appetibile personaggio, con cachet che arrivavano anche ai due milioni di reais, solo per farsi vedere nella propria passerella per alcuni minuti.

Beija Flor, forte della sua posizione di dominio, ha voluto sbaragliare tutti calando due assi oltre i quali non ce n'è proprio più per nessuno. In una indiscutibile scelta strategica, nelle sue fila campeggiava una testa gigante di Jesus e, come se non bastasse, ancora qualcosa di più. Si erano assicurati la partecipazione del cantante Roberto Carlos che, per chi non lo sapesse, qui è considerato l'altissimo in persona...

max  - 10 marzo 2011

 

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Carnevale carioca

2011

Blocos na rua

25 febbraio 2011 – Venerdi

Centro, Santa Teresa

Cordão do Bola Preta

Praça Mauá Horário: 19.oo hs

 

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di febbraio all'irte spiagge

Ah, eccomi qua, sdraiato sull'amaca a guadare il verde intorno: cosa mi tocca fare stavolta, non sono mai tranquillo abbastanza per godermi la mia libertà, a leggere stralci di un libro su Atlantide che non mi avvince. Qualche amico avrà iniziato a leggere Paraiso do Pecado finalmente solo come romanzo?

 Ogni tanto ho l'obbligo di chiamare casa, sebbene sia solo di sabato sembra che la settimana sia in attesa di quell'evento, e quando arriva non è piacevole, mia sorella mi dice tua madre rompe sempre i coglioni, adesso arriva una lettera e lei la perseguita per giornate intere, uno dovrebbe mollare tutto e tagliare i ponti, invece si crede che va e torna a piacimento. Attraverso i legami arriva il veleno del passato. Ho parlato con mia madre, che mi ha detto di aver sentito un mio amico al telefono, e con la sua solita grazia ha detto, "Gigi mi ha chiesto come sto, e che passerà a trovarmi, magari rimarrà a dormire qui una notte, ma io gli ho detto che no, non importa che stia qua a dormire.." poi credo che abbia detto "se deve stare qui diverso tempo è un conto, ma per stare una notte mi agita e basta... " .

 

Così intanto, fra venti locali ed eco di remote cristallerie, me ne sto in simil panciolle qui al tropico, in una situazione da limbo che mi ricorda quella del prevendita del pub. Non sono a Rio a godermi la mia libertà, ma a Natal a guardare il nuovo terreno, cercando di visualizzare qualche progetto definitivo, parlando con chi ha già costruito, in u appartamento ottimo ma chiuso dentro un muro, la cui proprietaria abita nella casa incollata alla mia dentro lo stesso terreno, simpatica ma intransigente verso le visite dei locali. Quindi una prigione incantata. Inoltre fra un po' si sposa un italiano da qui, quello a cui ho portato una valigia supplementare di medicinali, perché è il luogo che quando si deve fare qualcosa con i nativi, cambiare l'olio della macchina, andare a chiedere dei documenti, o semplicemente andare a fare una visita medica, sapendo cosa ci aspetta è preferibile imbottirsi di psicofarmaci preventivi...

Il 18 febbraio, dopo il matrimonio, che alla data odierna è ancora tutto che certo (il responsabile del notaio mette i bastoni fra le ruote dicendo che il giudice è troppo impegnato, è in ferie, è malato, tirando perle lunghe e impedendo ogni certezza, forse per dimostrare la sua importanza, brasile è anche questo), viaggeremo per Rio, i biglietti li abbiamo già comprati a inizio gennaio, quindi si va, io farò da guida turistica. Ma affittando un altro appartamento, perché nel mio c'è la famiglia di  Derick, lui mi paga l'affitto visto che volevo affittarlo comunque, dato che il mio tempo era destinato a Natal e Salvador, visto che non sono più solo un turista ma continuo a fare progetti... il che è la parte meno riposante. Machekazzo ci siamo messi in testa, noi gringos? Qua dovrebbe essere solo pancia all'aria, amaca e birra in mano, a leggere un libro, fare un tuffo in mare e nulla più, queste sono le vere immagini del Brasile, non tutta questa poltiglia di impegni immersi in un fango di subcultura da microcefali...!

 Lo sfogo è d'obbligo, tanto fra noi expat è all'ordine del giorno il confronto-scontro fra turisti e locali. In effetti il vero guadagno è il clima, la natura, il panorama, i prodotti freschi della terra e degli alberi. Provare per credere.

 Comunque dopo la pausa forzata a Rio, dove ancora una volta non sarò libero e solo, passerò qualche giorno nella villa di Alan, nell'isola abbandonata di Paquetà, 45 min di ferry dal pier di Rio, l'uomo per cui ho portato il terzo pacco: la bici Bianchi L'Una in carbonio, ma vaff... che insomma l'ho lasciata a Salvador in un Hotel compiacente, perché la Tam non me l'avrebbe fatta caricare sul volo a meno di non farmela pagare due volte. Poi con Alan volerò a Salvador, quindi altra balia per un americano che ama la cucina vietnamita, ma anche dire la sua su ogni argomento altrui, perla del personaggio un portoghese stentato, nel discorso dà di ogni possibile variante della pronuncia della parola e quindi la frase finisce per non decollare mai, in preda ad un continuo rimescolamento dell'editing; per dire ciao amico, cosa dici se andiamo a fare colazione? Si lancia in un estenuante Ciao amici, amice, amigo? o que vocè acha... achar? si nos, nois, nos otros... anda, ande? andar? andamos? vamos? a tomarrr cafè da manhà, manhè, amanhà, hoji...?!?!?

Solo che in compenso mi ferma anche a me, quando parlo, per fare le pulci sulla mia pronuncia quando non capisce, ma kazzo, io parlo fluente jiria di favela, dialetto del malandro, che pretendi da me?

 Esser equilibrati è un destino che appartiene alla tua terra, si fa esercizio di santità, professione di ispirazione cosmica, ma occorre avere tutto che gira rotondino, i pianeti devono stare al loro posto, per sorridere bonariamente dall'alto della propria visione dell'universo. Prova, prova tu a fare le cose di ogni giorno appeso a testa ingiù nell'emisfero australe, dove le stelle non coincidono mai...

 Non è tanto male, in fondo, sentirsi cacciati dal proprio mondo e non ancora padroni del prossimo. Basta avere le spalle grosse, le palle anche. E mandare a cagare le nebbie incerte dell'anima.

 A Salvador ho caricato Alan in bicicletta e se ne è tornato a Rio a pedali. Abbiamo condiviso pizza e spaghetti con Fernanda e Titti e Bruno, passeggiate in auto nei dintorni, rastrellamento dei rovinassi dei lavori nei negozi del nuovo edificio. Alterne gioie e dolori, stretta la foglia, lunga la via, seguite la vostra che io vò per la mia. La notte mi isolo e cammino per le spiagge illuminate dalla Croce del Sud. Mi imbatto in ragazzi che fumano maconha, ridono e lanciano frecciate. Qualcuna mi si impianta, adoro essere un bersaglio sfumato, è meglio dell'invisibilità diurna.

Dovrei passare l'ultimo periodo con Bruno e Tutti, dal 18 marzo al 10 maggio, data del mio rientro. Finalmente ritorno con un po' di civiltà e amicizia nostrana, grande cosa te lo giuro in questo mondo perso, finisci che sogni anche solo poterti mettere spalla a spalla con un italiano, parlare di pane e pizza e cose di casa nostra. Anche se ad oggi Bruno e Titti sono stressati dal lavoro di terminare la casa, l'architetto che neanche guarda i disegni, gli operai che neanche ascoltano de direttive, poi nessuno che dà direttive e mettono gli isolanti al contrario... prima grande acquazzone la casa allagata. Immaginati Bruno meticoloso, immaginati la Titti che vorrebbe solo fare passeggiate e ad oggi non è andata nemmeno un giorno in spiaggia... mi dice non ce la faccio piùuuuuuu, vorrei andare da qualsiasi parte sogno di tornare a Marcon, dovunque ma lontano da quiiii... Insomma, una bella riunione di sfigati, pieni di sogni e di rogne. Perlomeno piangeremo un po' insieme. Ma... Bruno e Titti se ne vanno a fine marzo... quindi cosa farò in aprile e inizio maggio? Ohibò. Non lo so ancora. Bruno sarebbe intenzionato di chiedermi se posso fargli da guardiano alla casa, altrimenti... boh, me ne andrò finalmente a Medellin, a conoscere qualche altro trafficante finalmente di un altro paese,  cercando di riivere una volta di più la magia di 100t'anni di solitudine, vera unica gioia leggera e senza melasse, collanti  compromessi... 

 Quando partivo, decenni fa, mi sentivo volare anche solo seduto nella sala d'aspetto dell'aeroporto. Cos'è cambiato? La semplicità, l'attesa, anche solo un libriccino in tasca dove annotar le sensazioni, i profumi, gli sguardi?

Forse ha a che fare con l'essere anonimi, invece di impegnare così tanta energia a crearsi una nuova immagine di se stessi...

Oggi sento qualcuno al dilà del muro dell'hotel di Salvador chiedere la compagnia di un amico per viaggiare: "...quella solitudine mi dà tristezza, in mezzo alla folla anonima. Sarà un'inizio di vecchiaia..." Tremo al solo pensiero, piuttosto corro incontro agli spacciatori urlando e fingendo di avere un'arma nascosta sotto la camicia...

 Altro dirti vorrò, nel seguito dell'ennesimo lasso di permanenza, e così spero di te. Un abraço fuerte, amigo. Ci incontriamo lì, sulla strada dove si portan soltanto gli occhi...

 

 

 

 

 

 

 

21 feb 011.  Rio de Janeiro -

    La città ferve nell'attesa dell'esplosione della follia rituale. Non è solo un sentimento di attesa, ma una vera e propria prova di apoteosi, che ogni anno cerca inutilmente di superare se stessa. Ma come è possibile accrescere l'eccesso?

Ogni quartiere blocca gli accessi alle auto e si riversa in strada, battendo quel che trova: tamburi, latte, mogli, in un girone orgasmico che nulla nega o nasconde.

L'effetto per il turista è una melassa di gioia e musica inarrestabile, una fiumana di gente che appare improvvisa per poi scomparire, impossibile da arginare. proprio qui sta la magia del carnevale di Rio: in attesa di comparire sul palcoscenico del mondo con le grandiose sfilate ufficiali, ognuno sa di essere molecola di questo sangue che alimenta il mito...

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Make me a perpetual traveller

Esercizi di pigrizia disciplinata.

 

guarda le foto del 2011

 

 

 

 

 ... spiaggiato nel presente, vago alla ricerca di una qualsiasi porta aperta ...

 

Martins scarta i bar di machos,  con la stecca da biliardo in mano, a menare la notte solitaria. Un mercoledì senza tanta festa, nella Vila Flor che prometteva bar di boyzinhas, ragazzine sorridenti e birre gelate. Scarrettiamo fra polvere e terra, strade bucate, buio tagliato dai lenti fari che incedono tra le palme in letargo. Anche questo è chiuso, anche qua solo machos, non va bene..

"Ho avuto 200 storie finora a Sibahù, 400 a Vila, 500 a Guaretama, la mia signora che affrontava le mie ragazzine  coltello alla mano." Qualche colpo di testa da ricordare? Quella volta che mi hanno fermato con un amico argentino e due minorenni a bordo, ubriachi e senza documenti della macchina. Da dove venite? Fa il poliziotto, che età hanno le ragazze? Qua finite tutti in commissariato, Sorte che è apparso i capo del blitz, un cliente del suo chiosco in riva al mare. Vai, vai a casa, Martins, ma stai attento la prossima volta finisce male. Non lo farò più, grazie signor delegado; ma filho da puta, potevi dirmi che eri un poliziotto, no...?

max • 5 febbraio 2011

 

 


 

 

Dvd Cd un real... un real, un real un real...

21 jan 011

 


In Brasile cala la violenza. Idati – che si riferiscono a Rio de Janeiro e a San Paolo, ma si possono estendere al Paese intero – hanno prodotto una valorizzazione delle aree ove si é riusciti a far arretrare il crimine, col conseguente balzo dei prezzi degli immobili ivi localizzati. Nel 2010 lo Stato di Rio ha fatto registrare il minor numero di omicidi dal 1991 – hanno annunciato le autoritá – il che evidentemente non ha impedito che la cidade maravilhosa abbia continuato a soffrire di quella che, per i parametri dell’Organizzazione mondiale della sanitá, rappresenta una situazione di «violenza epidemica».

da musibrasil.net  • 5 febbraio 2011

altri articoli sull'immobiliare in Brasile

 


 

Colpevole innocenza

... L’ultimo sole infuoca il cielo di Rio, dieci chilometri di vagabondaggio sulle spiagge di Leblon e Ipanema pulite dal vento terso, i piedi inumiditi dalla lingua di spuma che umetta il bagnasciuga. Due ragazzini cenciosi gli corrono intorno e lui si aspetta che vengano a domandargli la solita moneta per mangiare qualcosa. Invece uno con un guizzo gli mette al collo un pezzetto di metallo. Fabrizio gira il braccio in un movimento rapido attorno al suo sforzando l’osso. Si percepisce un tac. ...

(segue)

 

 

Fu massacro o liberazione?

 


Casa propria, boom verdeoro

In Brasile la domanda d’immobili, nell’ultimo biennio, é quasi raddoppiata rispetto al periodo precedente. Le richieste provengono soprattutto dalle classi media e popolare, schematicamente definite con le lettere c, d ed e. E non é tutto, poiché 9 milioni e centomila famiglie hanno dichiarato, alla fine del 2010, di voler comprar casa entro un anno. Il dato rappresenta un aumento di 4 milioni e 900mila famiglie rispetto a quanto risultava nell’ultimo trimestre 2008.

Le strepitose conclusioni del rapporto di Data popular, a parere degli esperti, sono dovute sia al programma Minha casa, minha vida, lanciato dal Governo nell’aprile 2009, sia piú in generale al surriscaldamento economico.

da Francesco Giappichini • 5 febbraio 2011 •

musibrasil.net

Economist”, Brasile supera Italia

Trattandosi solo d’una previsione, la relativa notizia, di poche settimane fa, é passata in sordina. Ma dato che a dare il pronostico é stato il settimanale “The economist”, vale forse la pena di rispolverarla. Nell’edizione speciale The world in 2011, viene previsto che alla fine dell’anno in corso il Brasile supererá l’Italia come settima potenza economica al mondo. In altri termini, mentre il prodotto interno lordo del Belpaese sommerá 1888 miliardi di dollari, quello verdeoro dovrebbe salire a quota 2052.

Uno sguardo quindi alla classifica: alle spalle degli Stati uniti, si collocano nell’ordine Cina, Giappone, Germania, Francia e Gran Bretagna. Seguono quindi Brasile, Italia, India e Russia.

Scritto da Francesco Giappichini • 21 febbraio 2011 •

musibrasil.net

 

  1. Anche grazie a Telecom ITALIA, FIAT, PIRELLI, MARANGONI, e tutti quelli che impoveriscono la nostra PATRIA a favore di altri ... ma sono solo le triangolazioni di Mediaset che fanno reato !!!!

 

 

Il boom Brasile scuote l’edilizia

Gli effetti dell’inarrestabile fase di espansione dell’economia brasiliana continuano a stupire. Dopo la notizia sul forte aumento della domanda dei tagli meno pregiati della carne bovina, per via dei prezzi esosi di picanha, maminha et similia, una nuova curiositá viene dal settore dell’edizia.

Questa volta non si tratta di fenomeni speculativi, ma della grave mancanza di manodopera qualificata – soprattutto muratori – nel Nordeste del Paese. Ad esempio la societá cearense Interpar/Urban, guidata dall’impresario Manoel Cesário Mendes, ha deciso giorni fa di assumere ottanta muratori nello Stato di San Paolo. Ed ai lavoratori non sará solo pagato uno stipendio mensile di tremila real – che al cambio odierno superano la giá ragguardevole somma di 1315 euro – ma gli verrá offerto anche vitto, alloggio, oltre a un biglietto aereo di andata e ritorno Fortaleza-San Paolo per visitare la famiglia, una volta al mese.

Il titolare dell’impresa, di fronte allo sbigottimento dei giornalisti per una strategia sinora tanto inusuale, ha dichiarato: «Mi si creda, rispetto al cearense, il paulista produce tre volte di piú». Grazie al finanziamento della banca Caixa econômica federal, Interpar/Urban é impegnata, nella cittadina cearense di Maracanaú, nella costruzione d’un complesso abitativo di duemila e ottocento appartamenti, destinati ai beneficiari del programma Minha casa minha vida.

 

Scritto da Francesco Giappichini • 21 febbraio 2011 •

musibrasil.net

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 

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