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    Fra luci velate e candele, serate di capoeira e chioschi di bahiane vestite di bianco, la passeggiata nel Beco dei nativi o nel marciapiede centrale propone un tuffo nella nostalgia, tanto per rompere l'incanto di una spiaggia bianca, di un mare azzurro, delle barche dei pescatori, delle palme accarezzate dal vento.

Rieccomi Salvador, pericolosa e calda, verde ed intensa nei suoi frutti tropicali, negli orizzonti pregni di sapore, nei forti profumi della vita di strada, abbandonata a se stessa come un vero figlio della foresta ...

Si può criticare la differenza di priorità, la carenza di educazione, la cultura differente a causa di una diverso percorso storico. Ma alla fine siamo tutti qua, a godere di questo Brasile che ti incanta con i suoni della notte, l'incedere dinoccolato, infondendo uno spirito che ti alimenta come un sangue nuovo, caldo e pieno di umanità...

 

         Prigionieri in un pullmino di Formula 1

 

Gara fra Kombi.     Partono a razzo dalla piazzola, tu pensi che se ne fregano delle sospensioni che scricchiolano sul pavé, dei cerchioni che sbattono sulle lombade, le temibili nervature messe lì a smorzare le velocità, senza alcun decreto su altezze e conformazioni. Le trovi all'improvviso, segnalate da un cartello quasi tutte, inconsapevole del motivo, magari fatte dall'abitante della strada di fronte che non vuole uscire di casa e trovarsi un'auto che sfreccia a razzo: ma le dimensioni le decide lui e se il materiale che recupera sbatte sotto il pianale di ogni auto, chisseneimporta.

Il Van continua la corsa pazza anche sulla rotonda, affrontata in sfregio alla forza centrifuga. Sei nel paese degli assi di formula 1, pensi un po’ irritato. Il confort è opzionale, il rispetto della meccanica nullo. Il guidatore aveva appena discusso con un collega sull’eventualità di forare le scocca  per mettere o no un filo di ferro a fermare la base di un sedile. “E tu chi sei? Il proprietario? Il boss? Io un buco qua sotto non lo faccio di jeito nehum…!”

La corsa prosegue e nessuno ti chiede il biglietto,  Gettano sguardi sul retrovisore, il cosiddetto bigliettaio urlante rimasto in piedi piegato sullo schienale gira la testa all’indietro, come a cercare un’orda di indiani al’inseguimento. Appena raggiunta la comoda Linea Verde è tutto un tirare di marce fino al collo. Un minuto ed è un vociare concitato. “Filho da puta, caralho…!” Un altro van, un grosso Mercedes argentato con la bozza dell'aria condizionata sul tetto, sorpassa a fatica ma deciso sulla doppia linea continua, mentre la strada sale sale verso un promontorio. Ha più potenza. Il nostro autista non dà segno di decelerare, mentre la sommità della strada si avvicina e io mi aspetto con un velo di ansietà  il muso di un autobus o di un camion apparire in senso contrario.

Finalmente il Mercedes passa e continua la sua corsa guadagnando metri ulteriori. All’interno è sceso un silenzio pesante. Inizio a capire: è un concorrente di un’altra cooperativa di trasporto viaggiatori, che appena il nostro è partito, lo ha raggiunto e superato, per rubargli i clienti in attesa alle fermate. Dopo quattro chilometri appare la rotonda di Pojuca, che noi affrontiamo a velocità un po’ eccessiva, sobbalzando sulla ennesima lombada, sperando di sopravanzare il concorrente che si è fermato a raccogliere una mamma con la spesa e un nero con la mochila, Ecco, adesso dovremmo ristabilire il primato, immagino. “Para aì, para aì…!”, urla il bigliettaio. Un attimo di incertezza, poi il motorista frena stizzito. Meno male che siamo seduti. Ci fermiamo intraversati sul ciglio della strada, il portello scorrevole si apre violento per far scendere di fretta due mesti viaggiatori, mentre il Mercedes dietro di noi riparte e ci supera con un offensivo urlo del motore. 

Di lì in avanti non c’è storia, ci siamo tutti arresi alla sorte e alla superiorità di tattica e potenza. Il motorista ripone l’acceleratore in posizione di vittima, mentre agguanta il cellulare che l’altro gli porge. “vaffan…, chi è il guidatore di quel van? Voglio sapere il nome, cazzo! Amico, siamo compagni, mi diceva alla partenza. Compagni un cazzo… appena partito mi ha superato per rubarmi la strada!... ah, è uno nuovo? Ma devi dirgli che non si fa così, siamo tutti qui per lavorare, no…?”

Mestamente proseguiamo per la via lunga e assolata, spolpata di clienti, poi dopo un po’ prendiamo un ritorno e cambiamo per la corsia opposta. “Ci fermiamo un attimo qui a Jojuba, gente… facciamo presto…” Che? Non andremo mica a menar le mani? Siamo tutti silenziosi e partecipativi, almeno idealmente, ma ad addentrarmi nelle beghe di una cooperativa di trasporto, magari al limite dl legale, non ci sto proprio. Diamo un giro al lungomare, il copilota con la testa fuori grida Salvador, Litoral, Yguatemi!, con una nota di disperazione nella voce, apostrofando ogni cane che va ignaro per la sua strada. Fortunatamente ne becchiamo due. Tutto il kombi esulta. Ora un po' più calmi riprendiamo la strada per Salvador, mentre ad ogni fermata il copilota scende dalla postazione fino sul marciapiede, a cercare di convincere indecisi e renitenti a salire sul suo furgoncino, magari trattando sul prezzo. Io intanto avevo pagato i miei 3 reais con due note da 2, e ancora aspetto il resto.

Non lo vedrò mai. Qui siamo tutti compagni, si dividono lotte, sobbalzi, sacrifici e perdite…

 

bahia 7 april 2011

 

 

ReD AlerRt

I racconti di barkus da leggere con le cinture allacciate

 


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Le pizze volanti di Fabio hanno attraversato l'Atlantico, da Treviso a Salvador de Bahia...

 

Il nostro campione si racconta: "Quarantadue anni, se mi volto indietro sembrano un'eternità, ma poi mi
rendo conto che non sono poi tanti. Iniziai che avevo 8 anni con mio padre, uomo tutto di un pezzo, napoletano proveniente da  una  famiglia numerosa,  21 figli tutti pizzaioli. Fu lui ad incarnarmi il mestiere di pizzaiolo nel Dna ed eccomi a 13 anni aver già un lavoro  tra le mani tanto che mi trasferii a Treviso e iniziai a lavorare con continui spostamenti tra un locale e l'altro. A 22 anni apro la mia prima pizzeria, venduta dopo 3 anni con soddisfazione e poi un'altra e un'altra ancora, per 20 anni a Treviso con la prima moglie che mi a dato una figlia meravigliosa, Alessia. Di li mi spostai a Pordenone, provincia ancora bigotta un po' indietro rispetto alla cittadina ricca e signorile alla quale ero abituato, inizio ad Aviano con un ristorante-pizzeria molto bello. Il segreto di quel posto erano gli americani: li c'era la base Nato e quindi i dollari.  Fu un successo e poi mi venne in mente di aprire la novità assoluta, la prima pizzeria sex in Italia sbancai denaro che entrava con tre locali in contemporanea non avevo un minuto per me ero diventato una macchina per far soldi e cosi mi ritrovai a 35 anni ad aver accumulato una cifra non indifferente. Dopodiché il baratro mi aspettava. La caduta. Persi il senso del lavoro, i vizi e le cattive compagnie mi portarono ad una vita di smarrimento totale. Mi mangiai quasi tutto.

Forse fu destino, forse ci voleva. il 13 Agosto  2010 misi piede a Salvador de Bahia, ed eccomi qua a far innamorare i brasiliani della pizza italiana."

 

 

 

 

Peccati e virtù della birra brasiliana

chope o geladinha

 


 

Giocare allo Tsunami

 

 

Un litorale di centinaia di chilometri si estende da Salvador verso nord, invadendo le dune e le distese infinite di palme da cocco. Spagnoli, francesi, argentini, peruviani, italiani e tedeschi hanno comprato di tutto, cementificando, costruendo ville e villaggi turistici, hotel e pousadas. Ogni paio di chilometri la Linea verde, la strada dei cocos propone un portale controllato dalla sicurezza privata, contro ogni norma legale, intimidendo chi vuole accedere al mare attraverso gli innumerevoli condominios fechados, i condomini di terra chiusi e blindati alla criminalità e anche solamente ai farofeiros, i turisti della domenica con pranzo al sacco, birre gelate, spaghetti, riso, fagioli, sugo e farofa, la micidiale farina tostata.

Buscavida, Jacumà, Praia do Forte, Itacimirim, Guarajuba, Imbassaì attraggono investitori ed abitanti in cerca di lusso e discrezione, un'altra faccia del Brasile che non soffre la fame, viaggia in auto importate, possiede a volte più di due o tre ville al mare con piscina, nelle quali invitare amici e conoscenti per un meritato vagabondaggio dell'abbondanza che non ha occhi nè orecchi per i fastidi della povertà al dilà dell'alto recinto.

Noi mandiamo i soldi al terzo mondo, attraverso una rete di discutibili organizzazioni fuori da ogni controllo di legge. I locali benestanti delle riserve perbene, semplicemente cavalcano l'onda del proprio privilegio.

Fra tutte, la caduta di Arembepe dall'empireo monte della fama e dell'esclusività ha restituito la baia ai suoi pescatori e a un turismo più nativo, dove il cibo dei ristorantini in riva al mare non è ricercato, né riesce ad esserlo il servizio.

 

 

A ognuno il suo panorama, ad ognuno i rischi prescelti, nessuno sfugge al fascino della scoperta e dell'usura dell'immaginario turistico. Lusso o scarsa qualità si confondono con le urla dei bambini in riva al mare,  sfuggendo l'onda come un gioco allo tsunami.

Birra gelata sui tavoli, bottiglie vuote a terra,. sole, vento e un po' di rimpianto. Il mondo non procede mai in linea retta, come posso pretendere di camminarci io...?

 

 

Praia do Forte - Bahia

 

Praia case 1.jpg (40589 byte)

Arembepe 264 ssa 13.jpg (92232 byte)

 

 

sesso a  Rio

 

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