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viaggiatrici

 

 

 

 

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strade di Gabes

 

 

 

 

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traghetto

 

 

 

 

 

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hotel Marhala

 

 

 

 

 

 

 

 

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cious cous al risto Central

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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risto Hellam

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

altre foto Tunisia

 

 

viaggi - tunisia

 

 

Djerba l'europea

 

 

hotel Marhala

 

10 dicembre, ore 13;45 arrivo a Jerba.

Dopo un lungo viaggio con l'autobus, un traghetto  e un altro po' di corsa dal porto al centro città, chiamato Houmt Souk, quindi mi metto alla ricerca del consigliatissimo hotel Marhala. Con l'uso della piantina Lonely della mia guida scaricata sul cellulare, mi raccapezzo per sapere dove dirigermi, poi con il navigatore di Google Map mi oriento e arrivo in un battibaleno. Ho evitato ad ogni buon conto di espormi chiedendo informazioni ai local.

Il clima è più primaverile. Il Marhala di Jetba fa parte del circuito TCT, Touring Club Tunisino, è caratteristico essendo ricavato da un antico caravanserraglio, il luogo di ricovero dei commercianti coi loro dromedari, è economico, fornisce colazione, le piacevoli stanze col tetto a botte sono dipinte di calce viva, hanno bagno privato con doccia calda, e fanno solo 18dr.

 

L'effetto Jerba allontana dalla desolazione dei villaggi del deserto. Ma avvicina al carrozzone super turistico, anche se adesso con poche presenze. Con i banchetti, i negozi di souvenir, quello di gioielli, quelli di tappeti. E i figli dei proprietari che girano per la via perdonabile sgasando sui motorini.

Sotto il porticato del caravanserraglio oggi trasformato in hotel leggo e mi collego a internet dal wifi, con il sottofondo dei muezzin che cantano amplificati dalle moschee del turco, dello straniero, mentre i gatti miagolano e si fanno accarezzare.

Per cercare più informazioni, e per ricaricare i miei devices, decido di cercare un centro Internet. Ne trovo uno al piano superiore della via principale, gestito da una francese. 1dr. Mi consiglia un ristorante dove fanno il miglior cous cous, il Centrale, a duecento metri da li.

Duecento metri, duecento metri, fai presto a dirlo. Dopo un centinaio già sei lì a chiederti se era una battuta per eccesso o per difetto. E' un susseguirsi di locali e bar e tavole calde. Passo davanti alla stazione di polizia, bene in strada a dimostrare di avere tutto sotto controllo, quindi mi avvicino alla guardia che sta in piedi, togliendo le mani di tasca, per ogni buon conto. È un ragazzo buio come la notte, la faccia del colore della farda scura, il solito fucile mitragliatore in spalla, dito sul grilletto. Non potendo osare chiedergli una foto, so che non possono, mi soffermo a guardare il riflesso della pelle del suo volto, imprimendomi nella mente gli occhi intelligenti di ragazzo che si sforza di essere tranquillo, affabile. Il Centrale è li,  due passi. Merci. De rien, si allontana da me tranquillo, ma senza sorridere.

Il locale è più pulito dei suoi competitor, pochi tavoli occupati, dalla recensione di lonely  devono aver aggiunto la pizza, buona per gli italiani, ormai apprezzata dai molti tunisini che l'Italia la conoscono bene. Il ragazzo fa volare la pasta e mi lancia uno sguardo orgoglioso. 

Il bagno ha il solito sapone messo lì, ma nessun asciugamano o carta per asciugarsi, nei cessi nemmeno carta igienica; è così la Tunisia, occorre portarsi dietro il necessaire di base al quale sei abituato. Spendo 6,5 dr per la versione tunisina di cous cous e una acqua da litro e mezzo. Il cous cous royale veniva 12 ma aveva tre tipi di volatili e anche anello, magari la prossima volta. Proponevano anche la testa d'agnello al forno, ma molti mangiavano la pasta farcita di pollo.

Nelle piazzette del souk turistico i ristoranti propongono grigliate di calamari a 13dr. Vedremo.

La notte non è fresca, anche se avrei voluto un'altra coperta oltre le due presenti. In tetto a volta e le pareti imbiancate a calce aiutano lo scambio termico. Fresco d'estate e caldo d'inverno.

Lattina di coca 0,66 al supermercato. Sotto il porticato una specie di bar con una centrifuga casalinga sopra un tavolinetto esposto sul passaggio pedonale, ottimo per il marketing. Infatti approfitto e ne ordino una alla carota prima di perdere ogni traccia di vitamine in corpo. Solo 1dr.

 

L'interesse dei locali per il turista aumenta nelle città povere, dove gli incontri sono una delle rare occasioni. A Jerba non ti cerca nemmeno con lo sguardo, anche i giovani hanno la loro vita, forse i loro affari sono sufficienti. Ti sorridono e ti apostrofano solo i venditori di artigianato. E i turisti che vedi sembrano tutti pensionati, salvo rare eccezioni. Le donne francesi girano coi capelli aridi e stopposi, senza trucco, portano comodi vestiti etnici però senza nulla il testa. Alcune sono accompagnate da tunisini assai più giovani di loro. Qualche grossa turista solitaria ma un po' più giovane si guarda intorno speranzosa in cerca di qualcuno che le faccia il piacere.

Vorrei sapere di più su come se la passano gli espatriati europei a Djerba, il costo della vita, i pregi e difetti dello svernare a un passo dall'Europa eppure già lontani dalle nostre abitudini. L'occasione mi arriva subito, nel mio hotel è alloggiata anche una francese in procinto di trasferirsi in una casa in affitto e un'italiana la viene a trovare spesso: lei già è qui da mesi. Si finisce per parlare delle esperienze comuni e  ricevo immediatamente un invito a cena. Il suo appartamento è proprio in una viuzza del centro antico, due stanze su due piano, coccola ed arredata, 300 dinari al mese che sono 150 euro. L'elettricità costa 18 euro ogni tre mesi. La serata è a base di spaghetti all'arrabbiata, con gran uso della salsa harissa fatta di peperoncini rossi frullati. Un amico tunisino che lavora in un ristorante, col quale la italiana ha avuto un romance, si è prodotto anche in un tiramisù, con prodotti recuperati, ma in generale la serata è ottima. Si ride, si parla in francese, si fuma solo fuori nel terrazzino. Educazione europea, così mi piace.

Nella medina sperimento il barbiere, stasera voglio provare la shisha in un bar locale zeppo di neon e di fumo ammorbidito dall'acqua con le bolle.

 

Al mercato dell'usato del souk Libya, giusto fuori delle porte della Medina, si può fare il colpaccio di trovare un giaccone Yachting per 10 euro dismesso dal mondo civilizzato che lo fina alla Caritas, viene raccolto in centri che lavano disinfettanti e impacchettato per essere venduti nel terzo mondo, e finiscono qui e in altri mercati della pulce. Sono maglie fatte in Bangladesh, ma anche camicie tedesche, in mezzo a banchetti specializzati in cuscini, cappotti, felpe, calzoni, scarpe, ruote di moto usate, pinne da immersione, macchine da caffè controllare e toccate da una folla di migliaia di pinguini, uomini con la jallaba e la  barba, mendicanti ciechi, ragazzi coi capelli neri e gli occhi azzurri e le cicatrici da innumerevoli ferite da acne. E in mezzo alle persone vogliono passare i ragazzi in motorino con un nuovo giubbino rosso copia di qualche marca famosa, facendo fumo o addirittura un quad, che tenta l'attraversamento procedendo più lento di quelli a piedi. Per un sacchettino di nocciole colorate di rosso il venditore mi chiede 3 dr, mentre non ne vale nemmeno uno, ma mi va bene perché ne approfitto per chiedergli un poco di storia, col mio poco e il suo nullo francese e gli tiro anche due foto nonostante dica di no. Così come mi abbasso a fare elemosine ai mendicanti rubando però altre foto. Ho imparato che quello che vuoi ottenere non devi evitare di afferrarlo, sempre col rispetto, senza far danno. Lo fanno tutti, soprattutto nel terzo mondo impari che chi resta indietro può solo lamentarsi inutilmente.

Pranzo al Hellam davanti al mercato del pesce. Ieri il calamar grigliato a 9dn, con la salsina si fagioli, l'immancabile harissa e le olive, tutto per 11dn acqua compresa. Oggi crevette, gamberi alla griglia, che però non sono all'altezza. Forse perché è domenica, ma il mercato non è molto frequentato, qualcuno c'è ma meno attivo. I gamberetti mi sembrano precotti, un po' vecchi. Ma mi placano con un antipasto di cous cous, oltre la solita harissa con olive. 13dn stavolta.

 

venditore al mercato del pesce

 

Il souk è semi deserto, solo qualche venditore di argenti berberi. Calcolo che forse coi soldi rimasti dopo l'ultimo prelievo, posso pagare l'hotel, il ritorno a Tunisi e mi resta qualcosa per un souvenir d'arte.

Al Marhala si respira l'ha solita aria familiare, oltre naturalmente all'invasione di qualche tunisino che viene a gustarsi la birra in santa pace. I tavolini sotto il porticato sono piacevoli, sembra di essere tornati all'epoca dei mercanti da Tinbouctu, quando arrivavano qui con le loro merci su cammelli. Tutti fumano ovviamente. Due ragazzi ascoltano la musica dal cellulare, cerco l'aggancio, ma non hanno il bluetooth. Mi raccontano che Ben Ali aveva instaurato il divieto del fumo nei locali pubblici, ma poi la rivoluzione ha restaurato il permesso. Viva la rivoluzione, ovviamente serve anche a questo. 

Il corretto prezzo di una birra Celtia è 2,5dr. E nel bar del mio hotel i due ragazzi mi invitano ad andare in discoteca con loro. Uno mi racconta che fa il plombeur, l'altro lavora coi denti. Bevono e fumano e vanno in discoteca il sabato e domenica. Discoteca Salsa, giù verso le spiagge, il costo maggiore è il passaggio in taxi.

Ci diamo appuntamento davanti all'hotel per le 10, dopo cena. Ho scelto brick al timo e spaghetti di pollo, ancora al Centrale. 7,8dn, lascio due spiccioli di mancia e ne ne torno a riposare fra le ombre vuote. Allora stabilita, anzi mezz'ora dopo ma cortesemente avvisato sul mio cellulare locale, prendiamo il taxi per la zone turistique, nel taxi si insinua anche un altro passeggero che regolarmente paga la sua quota. Ma nel tragitto uno dei ragazzi mi chiede di anticiparlo i soldi del taxi di ritorno. Forse mi ha capito, sa che non reggerò a lungo. L'area degli hotel estivi è più stellare della vita vecchia, con templi del gelato e dell'estetica sparsi in strade troppo ampie. La disco, casermone standard con pista rotonda al centro e divanetti intorno a scalare, è ovviamente vuota, vista la stagione e l'orario, ma almeno siamo ancora in regime di happy hour, cioè la birra si paga solo 3dn fino a mezzanotte, poi scatterà il prezzo doppio. Prepaghiamo (cioè prepago) quattro birre a testa, totale 36dn, che arrivano su un cestone di alluminio. Loro fumano a canna. Osservo le volute che sembrano andare verso l'alto, aspirate dal sistema di ventilazione come dicono. Dopo tre ore non ce la faccio più, in pista ci sono solo due persone locale saranno in tutto una trentina, ma ognuno ha già fumato un pacchetto e il sistema di aspirazione è spento.

Chiedo un'acqua ma la cameriera grassa dice che di piccole non ne ha. Insisto per una grande, la birra fa acidità e le olive in aceto anche peggio, allora il mio vicino si offre di andarla a prendere, ma mi chiede soldi. Gliene mostro 5, basteranno? Nicchia. Gliene mostro 10. Mi fa segno di dargli quei venti. Ahi, si mette male. Ogni tanto scende solo in pista e ripete un hip dance identico con ogni ritmo. Mi ricorda un amico marocchino a Casablanca. Mi dice: contento? Ti piace questo posto, è piacevole questa soiree? Uuh. Come no...

Osservo anche i miei vicini di tavolo fumare come se non ci fosse altra opzione per far passare gli eterni istanti della vita e forse è proprio così. Tossisco e desisto. Così prendo il mio giaccone mimando agli altri un po' d'aria fresca e vado fuori. Fuori mi sbatto per bene e mi annuso i vestiti. Fetidi. Maledetti tunisini, si divertono con cose da bambino, accettando di rovinarsi per cose  nulla. Non ci capiamo proprio. Non è per dire chi ha ragione e chi torto. Hanno poco, sono in pochi, le opzioni poche. Ma come spesso abbiamo visto, chi li dominava li teneva a freno. Ora la cosiddetta rivoluzione, generata non si capisce bene da chi, ha solo aperto le porte delle gabbie a gente che non sa bene dove andare, ma ci va di corsa. A qualcuno farà comodo. I governi prendono i popoli per il naso, per dirla fine. Ma i popoli se lo meritano.

Mezz'ora e decido di prendere il taxi da solo. Con la spiacevole sensazione di essermi lasciato fregar ancora un po', nonostante l'intenzione di venir protetto. Forse l'aiuto dentista era più serio, ma il mio idraulico s 250dn al mese l'aveva detto, c'è razzismo contro i turisti perché loro hanno i soldi. Così il mio bilancio della serata è stato uno sperparo di preziosi 80dn per aver verificato quello che già so.

 L'indomani lascio tutti i vestiti al sole abbandonandomi a piacevoli letture seduto a un tavolino del porticato. Chiamo anche l'Italia con Just voip ma per qualche motivo il mio credito finisce. Come scoprirò, la chiamata si appoggia a un numero internazionale chissaddove, quindi non c'è molto risparmio Fortunatamente gli hotel hanno un punto Wi fi anche se basico.

 

Locals

Anche a Jerba ci sono le ombre, più difficili da vedere di notte davanti al Centrale, proprio per il colore della pelle.

Tarek fa l'imbianchino e il batterista in gruppi di musica Tunisia alle feste e si matrimoni. Mi chiede se voglio andare in un locale a bere birra. Ma come, è permesso dalla legge islamica? Noo, però senza farsi vedere anche le cittadine tunisine si stanno organizzando. "A tutti gli uomini piace bere la birra e fare sesso, qui non siamo certo come in Europa ma uno si arrangia come può". Il bar scelto è vicino alla marina, poi allunghiamo la notte passeggiando verso le barche, dribblando i sassi e i solchi dell'arenile, fra pozze d'acqua della pioggia di ieri e barche in secca. A lato, invisibile alla luce delle povere lampadine del porto,  troneggia il museo fortezza, a conferma dei miei sospetti di domenica: le casse del municipio non devono essere pingui. Le sterpaglie sembrano inghiottire rare coppiette in passeggiata oscura, attrezzate come discreti paraventi, con massi strategicamente posti come improvvisati divanetti.

bar locale delle birre

 

L'indomani promenade a Midoune, zona balneare a qualche chilometro dal centro, cambio quattro taxi (sono 22dn), il pranzo di pollo 12dn, facciamo foto e anche un video in riva al mare azzurro dove un tedesco fa il bagno. Passo poi al supermercato per fare scorta di salsa harissa, spezie e marmellata di fichi per 17dn, corna di gazzella per 13dn (a 1,5 l'una in pasticceria e invece 0,5 in strada), 9dn la pulizia a secco dei cappotti acquistati al mercato Libya.

L'indomani dovrei andare finalmente in hammam, però già a colazione al Marhala mi dicono che dovrei liberare la stanza, poiché arriva una comitiva di 63 studenti. Pago 90 per cinque notti con colazione, mi faccio prestare un asciugamano e vado all'hammam. È un edificio che sembra contiguo al caravanserraglio, con cupole bianche e un comignolo da dove esce fumo. Mi cambio in bella vista, entro nei cunicoli che portano fino alla "zone chaude". Il massaggiatore Omar avrà cinquant'anni ma ne dimostra settanta.  5dn per ingresso e messaggio. Mi fa rilassare di un gradino della stanza più calda, dove i valori rendono difficile vedere il soffitto a volta. Dopo una decina di muniti mi tasta una spalla e dice che sono cotto. "Il grasso si scioglie", è il suo motto. Mi traghetta nella sala a media temperatura e mi fa sedere con le spalle a lui, sopra una piattaforma di piastrelle gialle verdi e blu. Sono nella classica posizione con le gambe dritte davanti a me, la testa china e le braccia lunghe sulle cosce. Inizia un massaggio e grattamento con la manipola che io stesso ho comprato al souk di Sfax per 3 dinari. Verdino ma non assolutamente nero, perché non voglio che il gioco del colore scuro della rogna li ecciti troppo, tanto so che proviene dal colore nero che impesta la spugna. Ma tra massaggio e professionali schiaffetti mi mostra orgoglioso la pelle morta che mi tira via, che getta con perizia in un secchio a lato.

Mi sposta il corpo in diverse posizioni, rigirandomi di qui e di la, perché il suo francese si esaurisce con l'iniziale "messieur" col quale attira di volta in volta la mia attenzione. Mi ritrovo a volte con la testa sulle due cosce, diligentemente protetto da prendermi delle zuccate sulle piastrelle umide. Per ultimo il risciacquo con il mio bagnoschiuma, e infine il massaggio vero e proprio, schiacciato a testa in giù sul caldo pianale. Poi la pulizia con le secchiate di acqua calda, che mi fa tastare perché ne accetti la temperatura.

L'ultimo risciacquo lo faccio da solo in un camerino dove pudicamente mi incoraggia a togliermi i boxer, che lui stesso risciacquerà. A quel punto nessun pudore, perché la paete difficile era il mettermi le mani addosso, quindi ora tutto è complice e solerte fratellanza fra due di bianco pelo. Rimango lungamente disteso su un anfratto piastrellato prima di ritornare alle mie spoglie di turista bardato di tutto punto. Prossima tappa la bijouterie per l'acquisto delle mani di Fatima d'argento.

Faccio in tempo a trovare un basico hotel Hessalem dalle scale a inclinazione variabile, vicino alla stazione dei bus, 15dn senza bagno, ma discreto e pulito, con un invidiabile terrazzino dove posso leggere in pieno sole fino a sera. Poi pranzo al Shock, 15dn per doppia insalata di calamari e doppio jus d'orange e carote. È un vicino competitor del Centrale, che rimane il mio favorito. Ci tornerò stasera per il cous cous d'addio.

In camera dell'Essalem il sole caldo del terrazzino mi consente di leggere piacevolmente fino alle 16,40, ora in cui il mio corpo non accetta la diminuzione dell'intenso calore primaverile. Però è proprio vero che l'ambiente influenza le abitudini e le posture. Anche la grassona francese fuma bellamente dentro il suo Internet café, senza preoccuparsi di aprire finestra alcuna. Probabilmente ognuno cerca, nei mondi persi, di recuperare qualcosa della propria libertà perduta.

Dopo quattro giorni dalla serata di intossicazione da fumo in discoteca, l'occhio sinistro mi balla ancora da solo per lo stress.

Fra i punti a favore della Tunisia metterei la benzina bassa e la guida della moto senza casco. E che ovunque si può camminare sicuri la notte. Gola e polmoni bene.

Come ultima serata scelgo il miglior ristorante, da Hassine. Mentre ordino sento un botto, esco e vedo che un R4 combo col cofano alzato che manovra per sfuggire a tutta velocità dal luogo dell'impatto, con l'altro coinvolto che gli correva dietro inutilmente a piedi. Hmm, ecco il limite. Il percorso verso la civiltà avrebbe regole, quindi costi.

Il servizio del risto è ottimo, immagino che abbia capitalizzato esperienze in Francia, anche a dire dalla coppa di pesce con molto aglio. Il miglior cous cous che abbia mai mangiato. Senza una sbrega inutile di cipolla, con un pezzo onorevole di carne, come ho avuto modo di specificare di Trip Advisor. E poi solo 15,4 dr.

Purtroppo la notte la stanza dell'hotel si è rivelata stinky, diciamo bonariamente pervasa di un odore di ex fumatori precedenti. Un dato da ricordare di controllare in qualsiasi altro hotel della Tunisia. Solo che non so quanto sia utile domandare se abbiano stanze no smoking, come sale no smoking nei bar.

Dopo aver trovato di tutto, da 0,6 a 1 dn, vedi che il prezzo corretto di un'acqua piccola in strada è 0,4dn.

Jerba dimostra di avere una temperatura migliore delle altre città della Tunisia.

 

Il ritorno

Non capisco, a Tunisi l'acqua piccola 1dn in strada, mentre la chappata 1,5dn. Ma in un altro fast food l'acqua da 05 lt. è a 0,7dt e il litro e mezzo a 1,5dn, poi caratteristici per strada i venditori di grissini in sacchetti a 0,2dt il sacchetto. Però anche qui gli operatori di  cellulari cercano sempre di fregarti. Il bar Mixto, l'unico in città a far entrare anche donne, ha una sala superbamente decorata in velluti rossi e tavoli intagliati. Oltre ai tè puoi farti una shisha.

Il Transatlantique, di nome e di fatto, mozziconi e prostitute libiche sulle scale. Nascosti sul limite del divieto di fumare, giusto al di qua dello stipite.

Anche nella parte moderna e asettica, il tunisino (e molte francesi dal nessuno in su) pensano che il divieto di fumare sia solo per gli alieni. Anche se non vedi alcuna sigaretta, l'odore di fumo è presente, perché l'aria condizionata centralizzata diffonde ovunque ciò che viene aspirato in un'area infetta.

Ormai è un po' tutto così, libero e disorganizzato. Volo in orario cozza contro il precedente che parte in ritardo dalla stessa porta. Diventa automaticamente in ritardo anche il secondo, ma nessuno lo dice apertamente, si rimane sul vago. Nonostante tutto, posso trarre queste conclusioni: In Tunisia potrei passarci anche mesi, se solo imparassi a prenderla con calma. Ma questo vale per qualsiasi altro posto, ovviamente...

 

 

 

Note: shalwar kameez, la tunica afghana regolamentare, tunica sotto il ginocchio e pantaloni di tela fino alle caviglie, la barba lunga un pugno come chiede la legga coranica, capelli rasati. Il fajr, la chiamata alla preghiera delle 5 di mattina. Una scatola di 24 pastiglie per la gola, 5,8dn. Il trucco abusato del bilancino per vendere i monili d’argento. Pinguine mignon che vomitano sui gradini del pullman e vanno a pisciare quando il bus parte. Cosa pensano le diverse nazionalità si nota nel loro sguardo, che i venditori ormai sono abili a riconoscere.

 

 

 

 

 

   

9 - fine

 

 

 

 

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