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mori di Tozeur

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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barbiere di Tozeur

 

 

 

 

 

 

 

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guida a Tozeur

 

 

 

 

 

 

 

 

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ragazzi di Nefta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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donna di Nefta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nefta la Palmeraie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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gente di Tozeur

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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gente di Tozeur

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

altre foto Tunisia

 

 

viaggi - tunisia

 

 

Tozeur e Nefta

 

 

 

 Alla stazione di Sfax salgo sul treno per Tozeur cercando di non farmi superare da tutti a destra e a sinistra, qui il rispetto della fila è una cosa da illusi.

La prima classe ha delle pretenziose poltroncine di velluto azzurro pervinca, oramai logore. Il treno, assecondando il grande ritardo accumulato, riparte con gran calma verso Gafsa.

Viaggiamo tutti in direzione della schiena, sulla sinistra sfilano le sponde a gradino del fiume, dove i ragazzi siedono a prendere il pallido sole. Sulla destra la enorme struttura delle saline e le vasche recintate.

Tutto il viaggio è una processione continua di uomini dalla pelle incartapecorita che vanno nello sgabuzzino di ingresso a fumare. Spesso si dimenticando la porta dello accompagnando aperta, e comunque il loro vizio accanito si nota sulla pelle del volto. Il tabacco tunisino è duro, pesante, forte, non ci sono le miscele europee da eunuchi.

 

treno per Tozeur

 

La borsa della spesa sul portapacchi sopra di me fa cadere delle gocce, i miei pantaloni hanno una macchia che odora di pesce. Osservo la goccia che lentamente vive di vita propria, ora si ingrossa, traballa e cade. Devo stare con le gambe aperte. Quando il proprietario ritorna dalla pausa fumo, che ogni volta devo chiudere la porta, lo avviso a gesti. Si scusa, con gli occhi cerca un altro posto migliore, ma dove? Sopra altre teste non può, allora si gira dubbioso e me lo mette vicino alle gambe. Va bene, sorrido: meglio tra le palle che sulle palle.

Lontane le sagome di montagne marrone scuro, alla fine di territorio immenso di rocce e qualche albero. Sui terrapieni delle piccole stazioni di confine, i ragazzi osservano affascinati il treno che si ferma.

La strada di Gafsa mostra i blocchi di cemento lasciati in eredità da Rommel.

Arrivati a Tozeur col buio, sembra che dovrò trattare coi taxi, che non usano metronomo. Ma sulla piazzola deserta e priva di illuminazione di taxi non c'è ne manco uno, sembra essere arrivati alla stazione di Scaltenigo in una notte d'inverno, ma con molta più polvere e meno illuminazione. Già questo la dice tutta sul posto dove sono andato a cacciarmi. O forse sul fatto che siamo ampiamente fuori stagione. Comunque la vita da queste parti non è costruita a dimensione di turista.

Chiedo all'unico che se ne va per la strada con me, ma nemmeno lui è di lì. In strada i rari taxi non si fermano. Non mi rimane che avvicinarmi alla garitta di un presidio militare e farmi turista sfacciato al militare. Il giovane di piantone è armato con mitragliatore a tracolla, il dito sul grilletto. ma è simpatico e disponibile. Cerca di capire qualcosa dalla mia mappa, poi si dirige verso un'auto di un collega che se ne sta andando. È fatta, scrocco un passaggio fino all'hotel El Aricha che avevo scelto: sfida chiusa. Che è anche il migliore di gran lunga in questo viaggio. A soli 35dt con prima colazione, cioè 17 euro. Sbrigate le formalità di rito, il bell boy mi fa attraversare il patio, poi su al secondo piano per una scala interna (non c'è ascensore, per non consumare inutile energia) e mi mostra una doppia, poi ci ripensa e me la cambia con una matrimoniale, non so con quale celata ispirazione.

Quando scendo per cercare di mettere qualcosa sotto i denti, mi suggerisce l'unico ristorante aperto, che in realtà è un vicino fast food. Ecco, immaginatevi un bar, ma che dico bar, un box auto con un bancone e un tavolino di plastica, una tv 14 pollici con video Dvd di musica araba, un fornetto tipo microonde e qualche vaschetta di plastica da cui il barman pilucca imperterrito senza mai pulirsi le mani. Decido per il solito chapati, pane arabo riempito di qualsiasi cosa, con abbondante salsa piccante per uccide gli inevitabili batteri, non oso pensare fatto come. Il simpatico adolescente sta preparando anche un calzone tutto a mano nude, spezzettando il pollo, aprendo il frigo senza pulirsi le mani, prende una fetta di formaggio messa bene con le dita e via in forno. Le mani alla fine se le è strofinate, ma sulla tenda.

 

arab fast food

 

L'altro al bancone non capisce né il mio francese ne il mio italiano, figurarsi il mio arabo. Gli domando quanti turisti ci sono e se è stagione, figuriamoci, mi risponde il prezzo del panino.  Alla fine ci capiamo sull'hammam, mi chiede se debba farmi lui il massaggio e ride coi denti guasti. Il taglio dei capelli a punta però è alla moda. Prometto di ripassare l'indomani per farmi dare qualche suggerimento e visto che ci sono anche notizie certe sul prezzo corrente; questi del sud saranno gente tranquilla ma ormai ho il tarlo.  Intanto fuori è un mortorio, non passa nemmeno un'auto.

Tornato all'hotel mi indirizzano al corner Wi-fi da dove con lentezza riesco a darmi per sopravvissuto, dopo solo mezza giornata di black out della sim Tunisiana.

A Tozeur già si respira aria di pre deserto. La città sembra appoggiata completamente sul turismo, ora in attesa di ripresa dopo la rivoluzione araba, ma ovunque si costruisce, da l'idea che con diecimila euro si possa erigere una casa. Western Union dappertutto. Anche nel buco più nascosto del deserto, magari non c'è un ristorante, ma l'insegna gialla e nera si. Il residence Karim propone 20d per uno, 30 per due. La Palmarie è di fronte, anche a piedi passi lo spiazzo e giri a sinistra. Alle 11 sono già 14 gradi e si starebbe bene anche in maglietta.

Prendo nota del Restaurant Dar Deda, che sembra un locale di lusso, forse l'unico: pranzo fino alle 15, cena fino alle 21. Il Cicken Food della mia guida online non esiste più. Discreto un altro ristorante che propone anche lui pollo, a 5dr il pasto completo. I prezzi in genere li ho trovati maggiori del 40 e anche 50 per cento rispetto alla guida Lonely, che data prima della rivoluzione.

Le connessioni internet del cellulare sono solo a consumo, cosicché dopo qualche giorno inevitabilmente finisce il credito. Cambio Tunisiana con Orange, per non avere oltre a questo anche la caduta di collegamento telefonico. Nei negozi di telefonia e cellulari, basta dare la propria carta d'identità per la registrazione obbligatoria. Regole della polizia. La agenzia di viaggi mi propone escursioni da solo per 100dt, alla zona di star wars. 40dt se fossimo più clienti.

I ragazzi del bar sono contenti di sapere che io vengo dal Brasile e mi domandano se la vita dura tutta la notte. Qui no. Alle sette tutto é spento. E mai è stato freddo come quest'anno. Non essendoci altro da fare, mi getto nella bella vita ed entro al Restaurant Dar Deda, unico cliente. Il cameriere mi accoglie con turbante e jallabah beduina. Locale caldo e piacevole, tutto il cibo è fatto in casa, scelgo un immancabile brick, crépe fritta di pastella croccante di uovo con ripieni, un chufchakk di pasta e pollo con datteri e raisins. Tereminata l'ottima serata di gola, non mi resta che sedermi nelle sedie in strada al bar di fronte. Faccio subito amicizia con un paio di locali, Poi il venditore di gazoil mi propone un giro in auto noleggiata, così mi porto una guida e giro un po'. Almeno vedo un po' di posti. Le oasi di montagna e il sito di star wars. Però scopro di non avere la patente. Ma guido io; no, non importa, almeno la polizia non ci accosta come ieri per capire cosa fanno dei tunisini a fianco di un turista. Ok, Comme tu vol. Tu es livre, mon amis. Ecco, appunto.

L'indomani mi addentro nel dedalo sperduto della Medina storica. Non parlo niente, solo portoghese, così guadagno qualche foto dalla splendida terrazza di un grande negozio di un artigiano che piange perché nonostante sia il periodo buono, sono solo il primo cliente. Freddo e crisi, bombe moderne. Insiste, spera. Allora mi interesso timidamente a un ciondolo di cammello in argento, per te mon amis 25. Purché porti sorte a me e a lui, scende a 20. Con choro brasiliano arriviamo a 15. Il 5 di resto finisce nelle mani di un vecchio accovacciato al quale faccio varie foto.

 

 

Per favore, dove trovo i Luanges per Nefta? TABOUKLOB, sempre dritto...

Nefta è ancora più sperdurta, isolata e battuta da un vento tagliente nonostante il sole. Accetto un giro in calesse con Raje, ragazzo che di ritorno da scuola mi affronta sulla strada e mi spinge a seguirlo in casa, dove chiede in prestito il calesse allo zio e l'asina alla sorella. Dans la palmeraie du Nefta. Bienvenue. Tutti i bambini ti inseguono gridandoti bonjour, bonjour. Così ti viene in mente che ci sia un qualche piano scolastico che li educhi al rispetto del turista.

All'interno della Palmeraie ci sono dei cammelli, o dromedari. Fermi per le foto e per qualche corsa col turista. La bocca enorme ride. I cammelli non servono più per viaggiare, mi racconta Raje in un raro momento di comunicatività: ci sono strade asfaltate fino al deserto. Allora i dromedari servono solo come carne. Rir beaucup, que ce soire je vous manjez... Ridi, che tanto stasera ti mangio...

Ma in qualche angolo scopri che le ambizioni adolescenziali non hanno confini. Al caffè Al Jazeera i ragazzi seduti al sole hanno i capelli neri impomatati, il giubbino nero e la posa da duri.

La cosa più strana a Nefta mi capita al ristorante dove il mio carrozzino mi ha smontato. mangio pollo allo spiedo con patate, il loro modo di fare facile fast food. Sto al sole, leggo il mio ebook, lascio scivolare il tempo che qui è libero come la sabbia portata dal vento. Quando chiedo il conto scopro che uno con turbante che era seduto vicino a me ha lasciato pagato il mio pranzo. Bismlllah.

La strada per la vista della città, la Vue de la Corbeille, la trovo seguendo a piedi i posti che dal carretto volevo fotografare, officine e ferri di strada che per pudore non ho inquadrato, ma adesso ho il tempo di farlo e le persone che incrocio sono disponibili ad assecondare la mania fastidiosa del turista.

Il cestino naturale della Corbeille, un tempo era pieno di fonti zampillanti, laghetti di acqua calda e tiepida. Oggi fonti di acqua a 60 gradi e fredde che provengono da trecento e anche da mille metri di profondità nel sottosuolo ce ne sono ancora, ma la maggior parte sono state sottratte dalle oasi e dai nuovi alberghi. Le palme femmina vengono impollinate artificialmente con il polline delle palme maschi, altrimenti fanno datteri buoni solo per gli animali.

Mi informo un po' su tutto. Qui qualcuno ancora costruisce la sua casa. Ma il costo della terra per costruire a Nefta è passato da 5 a 20dr il metro. La primavera araba è lo spartiacque di un mondo che apre la porta a nuovi venti e spifferi già visti. Su  un malandato Peugeot anni '70 ciondoliamo per strade identiche, polvere identica, identiche sabbie. A una manciata di chilometri di distanza c'è il confine algerino e il primo villaggio di Taleb Larbi.

 

 

Tornato a Tozeur passo davanti al rest Dromedaire, ma ormai le mie scarpe dirigono verso il solito Der Dada, punto ormai imprescindibile della giornata. Se dobbiamo alleviare la solitudine con dei punti cardine, ho trovato il mio. Oggi sperimento il Dromedaire à la jarre. Esperienza piacevole, carne corposa cotta con olive, patate, pomodoro e spezie dentro una piccola giara chiusa col pane e cotta nel forno. E' la versione chic della tajine del Marocco. Se non ti dai ai peccati di gola che ti resta?  Poi non ci sono disco o boate, l'unica alternativa è richiedere un altro bicchiere di vino nero tunisino.

Cosa mi resta da gustare? Odori e profumi speziati, Hammam nella montagna, cd con le musiche arabe.

Chiedo all'uomo col turbante, che per me è un poco un sottovalutato Delfo: cosa posso vedete nel sud? Fa una espressione sconsolata: c'è poco da vedere. Sono solo case povere, capre, famiglie nella polvere. Beh, non sa che io sono quel tipo di viaggiatore che si appassiona più per i dettagli miseri che per il luccichio servito sugli argenti.

Qui non c'è Sudamerica, non c'è pejote. Più in la, a Jerba, la mentalità cambia, è turistica, mi dice il turbante, non come qui a Tozeur . Lo so, ma anche qui ormai non c'è più nulla. Che je ve faire da mon vie?  Non esiste isola di salvezza, paradiso o sorte. Solo una fuga priva di arrivo. Consumismo, il turismo che ha distrutto tutto e che cerca qualcosa ancora non distrutto. Senza lasciare il suo pronto di vista, andare dove nessuno è andato, fare il turista dove non ci sono turisti. O viaggiatori. Alla fine io, che mi sono potuto permettere la maggior parte delle cose che desideravo, dove vado a finire? Mi chiudo nell'unico ristorante dove posso bere un bicchiere di vino e parlare con un turbante. Neanche lui sa cosa ci riserva il futuro, aspettiamo il domani, la politica distrugge tutto. Vediamo, domani è il primo dicembre. 30 dt la cena, dai, è come se fosse un locale cinquanta euro in Italia, ma al prezzo di quindici. Ok, cerco la musica.

 

Terza notte al El Arich, con il condizionatore che in pompa calore cerca di alleviare coi suoi 32 gradi il freddo notturno.

Domenica mattina, 1 dicembre, decido di muovermi verso Douz, la bianca e monolitica porta del deserto tunisino.

 

 

 

 

   

6 - continua in  Tunisia 7 - Douz, la Port du Desert

 

 

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     1 - Tunisi e rivoluzione

     2 - Cartagine e Sidi Bou Said

     3 - Hammameth davvero?

     4 - Il mare di Sousse

     5 - Il Colosseo di El Jem

     6 - Tozeur e Nefta

     7 - Douz la port du desert

     8 - Matmata troglodita

     9 - Jerba europea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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